cultura

Tempi moderni... addio (ma senza oblio) Tipografia Zamperini

lunedì 24 gennaio 2011
di Davide Pompei
Tempi moderni... addio (ma senza oblio) Tipografia Zamperini

Gli ingombranti macchinari hanno sferragliato fino a qualche anno fa. Poi, con l'avvento definitivo del digitale, tutto è cambiato. Obbligando a fare i conti con il progresso anche una delle botteghe artigiane più antiche, a conduzione (pressoché) familiare, tra quelle ancora rimaste sulla Rupe. Si tratta della storica tipografia Zamperini, che già nei giorni scorsi aveva affisso sulla sua vetrina il cartello "chiuso per cessata attività" e che ora ha ufficialmente chiuso i battenti.

I macchinari prossimi alla rottamazione - prodotti in Asia, Africa e Sud America ed entrati nei locali al civico 4 di via Magalotti intorno al 1948 con un trasporto speciale - sono stati gli ultimi ad andarsene. Per farlo, hanno richiesto un'uscita di scena altrettanto teatrale che ha comportato la chiusura momentanea della via al transito dei veicoli fino alle 18 e l'impiego di un'apposita autogru. Con essi, però, se ne è andato anche un altro insostituibile pezzo di storia orvietana.

Presente in città già dagli anni '20, quando si trovava nella centralissima via del Duomo, nel 1954 la tipografia è andata ad occupare quei locali che sono già stati riacquistati ma il cui destino è ancora incerto. Lì, si è lavorato senza fatica, almeno fino al 2004 impiegando la stessa tecnica di stampa a caratteri mobili inventata da Gutenberg e dando alla luce per la gioia dei committenti biglietti da visita, timbri, blocchi per uso commerciale fino a libri veri e propri.

Un'attività di stampa tutta artigianale, realizzata anche grazie ad un macchinario identico a quello utilizzato da Totò nei panni di falsario nel film "La banda degli onesti". Tanti, negli anni, i ragazzi che si sono avvicendati all'interno del laboratorio. E altrettanti gli avvocati, i notai e impiegati di ogni ordine e grado che hanno fatto di quel luogo un vero e proprio punto d'incontro. Insieme ai più piccoli, che vi hanno messo piede per vedere da vicino come prendeva forma quel cartaceo, che ora sembra destinato a scomparire.

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