cultura

Un fuori programma per il Libro Parlante. Enza Buono torna a “Quella mattina a Noto”. Giovedì 21 al Caffè Montanucci

mercoledì 21 luglio 2010
di Davide Pompei
Un fuori programma per il Libro Parlante. Enza Buono torna a Quella mattina a Noto. Giovedì 21 al Caffè Montanucci

Forse meno celebre e meno celebrata. Ma non meno raffinata della sua prole nel vergare parole. Enza Buono regala alla fortunata rassegna del Libro Parlante un fuori programma estivo. E, con ridotto margine d'avviso, sceglie la formula informale dell'aperitivo al Caffè Montanucci - appuntamento fissato per giovedì alle 19 - per presentare al pubblico la sua ultima creazione, "Quella mattina a Noto", edita da Nottetempo e seconda classificata al Premio Guerriero di Capestrano. L'incontro, promosso dalla Libreria dei Sette con il patrocinio del Comune di Orvieto, segue, solo in ordine di tempo, quello con Gianrico Carofiglio, suo primogenito, già ospitato sulla Rupe a fine maggio in occasione della prima nazionale di "Non esiste saggezza".

Nata a Noto, appunto, a cavallo tra Borboni e Savoia, e non nuova alla scrittura, Enza Buono ha collaborato con giornali e riviste letterarie, pubblicando articoli e saggi su autori italiani e francesi e dato alle stampe romanzi come Zaira, Perché Teresa Raquin, Arielle è andata via. Il nuovo racconto prende le mosse nella Sicilia di quando era giovane. A sollecitarne la narrazione, tre figure di donna che avanzano "con leggero passo di danza". Dando vita a un testo, breve ma intenso, popolato di figure femminili che si sono battute per la libertà di decidere, istruirsi e insegnare. Da Mariannina, costretta ad abbandonare Palermo dopo la perdita del marito e del patrimonio, alla figlia Lidduzza, custode gelosa dell'indipendenza conquistata, fino alla nipote Ituzza, che, laureata, a Noto insegna, si sposa e cresce i figli, salvo poi, spinta da necessità, abbandonarla alla volta di Bari.

"Ragazze bellissime e intrepide, madri tenere e orgogliose, nonne affabulatrici ma prive di leziosaggini" costituiscono così una galleria tutta al femminile, popolando pagine dove l'idea della continuità familiare viene espressa quasi paradossalmente dalla presenza della morte. Sempre sul filo della memoria, chiude il cerchio generazionale il racconto del figlio Gianrico, in bilico tra disincanto e umorismo, in cui ricostruisce l'incontro nell'aeroporto di Amsterdam tra una ragazza che si nasconde e un poliziotto fuori dal cliché. Un racconto che si lega al romanzo della madre dal momento che, spiega Carofiglio "esistono fili tematici comuni: i ricordi, la nostalgia, la forza dolorosa degli affetti in parte mancati, non compiuti, ammesso che si compiano mai".

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