cultura

Nel seme di Eloisa: con Angelica attraverso Teresa, Edith, Etty. Dal castello interiore all'agire politico

domenica 24 gennaio 2010
di laura
Nel seme di Eloisa: con Angelica attraverso Teresa, Edith, Etty. Dal castello interiore all'agire politico

Tre donne di grande, autorevole statura, tre pensatrici teologhe - due canonizzate - accomunate dalla ricerca ardua e rigorosa, talvolta impietosa, della parte più profonda e autentica del proprio sé; unite dal vuoto, originario deserto di silenzio in cui la ricerca scava per diventare sapere comune e, al tempo stesso, dall'assordante frastuono di epoche storiche percorse da una fragorosa manifestazione del male: Teresa de Avila, Edith Stein, Etty Hillesum. Queste le tre grandi figure femminili scelte da Angelica Ridolfi, giovane ricercatrice di filosofia, per guidare il pubblico della Sala del Carmine - durante una conversazione a cura dell'associazione "Il filo di Eloisa" nell'ambito di Venti Ascensionali - in un percorso di forte e densa intensità.



L'immagine del "Castello nomade" scelta da Angelica Ridolfi e illustrata da Marion Forsell parte dalla figura architettonica e spirituale del "Castello interiore" di Teresa de Avila - la più importante delle opere della Santa Dottora della Chiesa - per arrivare alle altrettanto solide, inespugnabili fortezze del sé di Edith Stein e Etty Hillesum, entrambe martiri della persecuzione nazista nel campo di sterminio di Auschwitz: l'una come ebrea convertita al cattolicesimo, strappata al convento delle carmelitane scalze di Echt dove era diventata Teresa Benedetta della Croce; l'altra martire volontaria per aver voluto assumere fino in fondo il tragico, storico destino del suo popolo. Nomade, il loro castello di libera e autentica bellezza all'interno del sé, per quel continuo e indefesso andare e venire, costruire e decostruire che ogni ricerca estrema comporta; nomade per l'avventurarsi senza timore, dalla luminosa forza del proprio profondo nucleo, nell'azione e nel mondo; nomade per l'attraversare, con le medesime costanti, l'onda lunga dei secoli.

Così Teresa, indagando nell'insoddisfazione che genera in lei l'ordine monastico troppo leggero e mondano, andando al fondo del sé riesce, nella Spagna degli Alumbrados, a sfuggire all'Inquisizione e a riformare il Carmelo, a parlare ai grandi, alle monache sorelle e ancora oggi, attraverso i suoi scritti, al mondo. Così Edith Stein, toccata da Teresa dopo aver letto la sua autobiografia, ascoltando la voce più profonda del sé passa  dall'ebraismo al cattolicesimo, non esita a scrivere, dal suo nuovo interiore castello, a papa Pio XI e al suo segretario di Stato - il futuro papa Pio XII nunzio apostolico in Germania - perché non tacciano e denuncino le prime persecuzioni contro gli ebrei; né ad assumere con ferma dignitosa grandezza - gasata nel campo di Auschwitz - la passione personale e collettiva di quella croce. Così Etty Hillesum, penetrando nel suo profondo sereno sé, sceglie e sperimenta un altruismo radicale, decide di condividere il destino del suo popolo e si stabilisce spontaneamente nel campo di smistamento di Westerbork, dove diviene un luminoso riferimento per molti fino al suo definitivo trasferimento ad Auschwitz: una continua e vigile conquista la sua, un itinerario spirituale che la porta ad aprire quel suo libero, sicuro castello nomade all'altro e agli altri, per amarli e proteggerli nell'immenso flusso di tragedia e dolore.

Come quella di Teresa e di Edith Stein, la sua scrittura riesce ad illuminare i pensieri e gli eventi dall'interno, specchio dell'intensità del suo spirito, della fonda ricchezza della sua interiorità: quella parte più profonda di me, ella affermava, che chiamo Dio. Che lo si chiami Dio - o in qualunque altro modo - è un tesoro interiore, una verità che sta a noi scoprire, scrive Teresa de Avila, con un itinerario verso il proprio centro. Il divino che abita l'anima è la verità del soggetto. Il cammino di perfezione è dunque un venire ad essere di quel che in realtà già si è; ed è ciò che si è, questo vero essere, ad essere sovrano. Trovare il proprio centro, la propria dimora, libera dunque le potenzialità e i desideri del soggetto, li autorizza nel mondo, li traduce, come per queste donne avvenne, in azione potente e trasformatrice. Non esiterei a dire che, dall'interno, il sentire etico diventa azione politica: azione che dai suoi fondi semi - come la stessa Ridolfi ha sottolineato - libera e propaga fiori e frutti.

Quegli stessi semi che, tante volte e in innumerevoli occasioni, la stessa Eloisa Manciati - al cui pensiero e agire l'associazione "Il filo di Eloisa" fa riferimento - ha sparso con mani esperte e generose tra le sue relazioni e nella nostra città. Teresa, Edith, Etty è stata Eloisa che - attraverso libri, scritti, film, mostre, conversazioni - ce le ha in vario modo offerte, porgendole, direttamente o attraverso noi, anche alle più giovani generazioni. Il suo seme, ieri ripetutamente nominato, continua a "mettere al mondo il mondo".

Nelle foto: Angelica Ridolfi e Loretta Fuccello, che ha introdotto la conversazione; Martina Sciucchino, che ha eseguito un canto di letizia scritto da Teresa de Avila per le sue monache.

Loretta Fuccello, Olimpia Cesaroni, Teresa Equitani, Enrico Ridolfi dei Lettori Portatili del Laboratorio Teatro Orvieto hanno inoltre accompagnato l'emozionante percorso con la lettura di alcuni brani tratti dalle opere di Teresa de Avila, Stein e Hillesum.

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