cultura

Quell'oscura vitale forza dell'Africa: coinvolgente e di grande livello il progetto multimediale di UJW

domenica 3 gennaio 2010
di laura
Quell'oscura vitale forza dell'Africa: coinvolgente e di grande livello il progetto multimediale di UJW

Un lavoro molto coinvolgente e di grande livello il concerto multimediale Ap-punti di vista jazz che, all'interno di questa fortunata edizione 2009-2010 di Umbria Jazz Winter, ha fatto il pieno in questi giorni alla Sala del Carmine di Orvieto, con grande soddisfazione di chi ha in vario modo contribuito alla sua realizzazione. L'idea, che si è sviluppata con la consulenza di Franco Fayenz, è di Massimo Achilli, direttore artistico dello spazio teatrale e di arti visive della Sala del Carmine; intorno ad essa sono stati chiamati a lavorare Maurizio Negri per la ricerca cinematografica, Rita Mele per le elaborazioni pittoriche, Enzo Pietropaoli e Fulvio Sigurtà per la parte musicale.

Il viaggio inizia dal magma originario del jazz, l'Africa, e all'Africa ritorna con un percorso circolare che trascina a vari livelli lo spettatore in un movimento sostanzialmente ipnotico, quasi tribale. Il ritmo iniziale del contrabbasso di Pietropaoli, dapprima puramente afro, potentemente onirico, arriva a caricarsi di effetti sempre più complessi grazie agli effetti elettronici live e rende conto, con una complessità crescente, di quella straordinaria contaminazione fra tradizioni musicali africane ed europee che fu il jazz, a partire dal Sud degli stati Uniti e dai primi anni del millenovecento. Finché la tromba di Sigurtà, anch'essa accompagnata dal live elettronico, si unisce stupendamente al contrabbasso e lo affianca per la maggior parte dello spettacolo, a testimoniare un'evoluzione del genere musicale sempre più americana e sofisticata, sempre più inserita nel tessuto metropolitano degli States.

Sullo schermo le immagini vanno di pari passo: dalle arcaiche maschere africane e dai misteriosi segni primitivi, alle immagini documentaristiche sulla grande deportazione della Louisiana e sulla civiltà sudamericana del cotone, fino alla nascita delle grandi metropoli, in particolare New York. Sfilano colori e note, corpi e volti: da folle metropolitane non meglio identificabili a Louis Amstrong e Duke Ellington, da Lennie Tristano al mitico Bird, a Sun Ra. Ma anche potenti immagini dell'arte africana, in gran parte tratte dal film documentario di Alain Resnais "Anche le statue muoiono", dove l'arte negra si mostra nella sua sconvolgente complessità: radici, antropomorfismo legato al quotidiano e al sacro, danze, riti, gesti ordinari.
Infine le conseguenze della colonizzazione: secondo la tesi di Resnais gli oggetti prodotti diventano una lingua morta, il loro ingresso nella storia dell'arte occidentale sbocca nella nascita di un semplice artigianato indigeno, di una riproduzione priva di senso all'uso dei bianchi. Eppure, per paradosso, l'arte occidentale deve tornare alle forme primordiali dell'Africa per trovare una sua originalità e rinnovarsi: sfilano forme di Gauguin, di Picasso, forme-danza metamorfizzate di Rita Mele.

Parallelamente il jazz si occidentalizza; pur nella nostalgia dell'anima nera - di cui i suoi esasperati ritmi e le sue improvvisazioni senza regole e senza spartito non cessano di parlarci - si espande sempre più come patrimonio della civiltà dei bianchi, come icona di un genere moderno, elitario , anticonvenzionale di cultura.
Ed ecco allora che a un certo punto la mirabile, sofisticata tromba di Sigurtà si perde, il contrabbasso di Pietropaoli, proprio nel colmo dell'esplosione dei suoni, ci riporta pian piano al tribale ritmo iniziale, alla forza monotona, onirica e incancellabile delle origini; mentre sullo schermo danzano le antropomorfiche figure pittoriche di Rita Mele, i suoi colori assoluti: rosso, bianco, blu, nero...

Si può leggere in vari modi questo viaggio dall'Africa all'Africa, questo ritorno in musica al magma del continente nero. Noi lo leggiamo come quella forza vitale e oscura, quel dinamismo ancestrale e rischioso che l'Occidente più volte ha cercato di domare, ma che nel cuore dell'Occidente stesso riemerge e implode. Oggi, probabilmente, come non mai.

Nelle foto Enzo Pietropaoli e Fulvio Sigurtà, Franco Fayenz, Rita Mele e Massimo Achilli

Pubblicato da rita mele il 06 gennaio 2010 alle ore 11:21

ciao Laura voglio ringraziarti per la tua recensione che ha scavato nel profondo del nostro lavoro, non di semplice lettura, come giustamente affermi e reso magico da uno straordinario lavoro di equipe. Grazie ancora con affetto rita

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