cultura

Dall'Inferno all'Infinito: scorre ma non convince lo spettacolo di Monica Guerritore

domenica 15 novembre 2009
di Jacopo Teodori
Dall'Inferno all'Infinito: scorre ma non convince lo spettacolo di Monica Guerritore

La stagione del Teatro Mancinelli è proseguita, dopo lo spettacolo "Il Vangelo secondo Pilato" con lo spettacolo di Monica Guerritore "Dall'Inferno all'infinito".
Lo spettacolo è interamente concentrato sulla figura dell'attrice che recita testi letterari o poesie, la scenografia è composta da una sedia e un tavolino con sopra una candela. Si parte da Dante con il primo canto dell'inferno e altre scelte di celebri brani, per passare poi a Morante, Pasolini, Patrizia Valduga, Leopardi, fino all'ultimo scritto di Pavese prima del suicidio.
L'idea, il filo rosso che dovrebbe collegare tutte queste citazioni, è quello di un incontro con il nostro "Io interiore", guidati dalle parole dei grandi autori del passato. Dunque come Virgilio fu la guida per Dante così la Guerritore dovrebbe esserlo per lo spettatore.
L'idea, non nuova, è sicuramente interessante, ma lo spettacolo lascia molti punti oscuri. Innanzi tutto la durata, circa 55 minuti: la qualità non è data dalla quantità, ma il costo del biglietto per neanche un'ora di spettacolo può apparire non del tutto adeguato.
Per tornare alla sostanza teatrale: i testi scelti, se pur sicuramente bellissimi, sono difficilmente collegabili tra di loro; sarebbe stata opportuna una spiegazione dell'attrice che aiutasse lo spettatore. Timidamente alla fine la Guerritore lo ammette, tra le righe, quando dichiara che questo è il viaggio di una persona arrivata a metà della sua vita, come Dante, e che guardandosi indietro ha ripercorso la sua vita portandola in scena con i testi che riteneva più opportuni. Questi testi, continua l'attrice, sono stati scelti in maniera soggettiva, ogni singola persona poteva sceglierne altri. Proprio perché questo percorso è soggettivo andava spiegato, lo spettatore andava guidato in modo più evidente.
Anche la spiegazione del V canto dell'Inferno lascia dubbiosi: la Guerritore afferma che la storia di Paolo e Francesca è il primo caso, in letteratura, di un amore libero, sul quale Dante - l'autore - non dà giudizi. Se si tratta di un'opinione dell'attrice possiamo accettarla, se parliamo di una spiegazione del testo assolutamente no. Perché Dante comunque situa Paolo e Francesca nell' "eterno dolore", tanto per usare l'epigrafe della porta infernale; ed esistono storie medievali più antiche trattate dai loro autori con ancora maggiore libertà e pietas. Come dimenticare, ad esempio, le varie versioni medievali di Tristano e Isotta, più antiche rispetto alla Commedia di Dante, o le sia pur faticose testimonianze e interpretazioni, ancora in corso di ricostruzione, ma non assenti, della storia di Eloisa e Abelardo, che al pari precede il grande poema dantesco?
La parte migliore è stata la recitazione, che tuttavia non convince pienamente. L'attrice carica di troppa retorica i versi di Dante, anche la musica in alcuni punti sembra eccessiva. La forza delle parole di questi testi è più che sufficiente per emozionare, voler portare lo spettatore all'emozione con l'aiuto della musica sembra una forzatura.
Lo spettacolo comunque divide, vi sono giudizi positivi ed altri negativi. Non casualmente l'applauso scatta solamente alla fine ed è molto convinto da parte di alcuni spettatori, debole o inesistente da parte di altri.
Spettacolo comunque da vedere.

Nella foto, tratta da wikio.it, Monica Guerritore in "Giovanna d'Arco". In parte lo stesso, in questo spettacolo, l'essenziale costume di scena. Di nuovo lunghe, ramate e folte, invece, le chiome dell'attrice.

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