cultura

"Del mio corpo ho sofferto, del mio corpo ho goduto”. Enrica Rosso interpreta Frida Kahlo

martedì 16 dicembre 2008
di Carlo Brunetti
Una prova salutata da lunghi appalusi quella con cui Enrica Rosso, Venerdě 12 dicembre, ha dato volto e voce al mito di Frida Kahlo. Da un lavoro di Valeria Moretti, Enrica Rosso – di casa alla Sala del Carmine di Orvieto – dietro la propria regia ha interpretato un monologo sulla pittrice messicana scomparsa nel 1954. In scena, l’attrice su una sedia a rotelle, con una gamba bendata, lascia intuire la difficile condizione fisica nella quale vive il suo personaggio. Il monologo si apre con un richiamo di paesaggi, scene e colori che rimandano alla “capacitŕ visionaria e fantastica di Frida Kahlo”. Quella che viene presentata al pubblico č una donna piů forte delle avversitŕ che ha vissuto. Nel racconto a ritroso si giunge fino al momento drammatico dell’incidente le cui conseguenze condizioneranno per sempre la vita dell’artista. Quello che rimane in primo piano č perň la forza interiore, l’amore per la vita in tutte le sue declinazioni. Enrica Rosso č brava a far emergere ciň, attraverso una narrazione che sa di malinconia ma che non č mai contrassegnata da tristezza e rimpianto. La passione in tutte le sue forme č quello che fa da filo conduttore in questo monologo, la passione amorosa di Frida per il “suo Diego” amante infedele, la ricerca dell’amore in ogni contatto umano, l’incontro e il “tradimento”con Trotzsky, l’accesa passione politica. Una personalitŕ intensa, carica di mito e storia quella interpretata da Enrica Rosso, che in qualche momento sembra prevalere su quella dell’attrice. Il monologo in alcune parti sembra tuttavia rallentare di ritmo e non sempre l’intercalare spagnoleggiante aiuta a seguire il filo del racconto. Lo spettacolo rimane perň emozionante fino alla fine, fino all’annuncio che siamo alla vigilia dell’ennesimo intervento chirurgico sul corpo dell’artista, quello con cui le verrŕ amputata la gamba, ma anche qui ciň che vince č la fierezza e la vitalitŕ, non il dolore. “Del mio corpo ho sofferto, del mio corpo ho goduto”.

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