cultura

Il gusto della chitarra classica. Il duo Tavolaro - Vincenzi ne restituisce l'antica misura e il fascino

lunedì 18 agosto 2008
di laura
In principio era la chitarra... figlia dell'antico liuto arabo, furono proprio gli arabi ad introdurla verso la fine del 1200 in Europa, anche se si deve aspettare la metà del 1500 perché, tra Francia, Spagna e Italia, si scrivessero le prime composizioni a lei destinate. Fu allora che, dalle esili mani pittoriche degli angeli, scese in quelle più carnali ma non meno sublimi di musicisti e compositori. L'insolito e apprezzabilissimo concerto organizzato domenica sera a Bolsena per la rassegna musicale “Emozioni d'Estate” ha avuto, tra i molti pregi, quello di averci restituito le origini più classiche, auguste e antiche di questo strumento, oggi più che altro associato, almeno nell'immaginario comune predominante, al rock più o meno duro e al jazz. E se mai svaluteremo le note e le evoluzioni di Braido o dell'ancor più mitico Scofield, di certo appare piacevole riscoprire quelle antiche, ma non meno ardite, di un Carulli e di un Boccherini. Ai Maestri Fernando Tavolaro alla chitarra e Pier Paolo Vincenzi al pianoforte va dunque il merito di aver introdotto, o reintrodotto il pubblico del Piccolo Teatro Cavour nella sorpresa e nell'emozione di pezzi del tutto inusuali, in quell'epoca di fine settecento in cui, con la nascita dello strumento moderno a sei corde semplici e con il passaggio dal sistema di notazione ad intavolatura a quello mensurale, si assiste a un grande interesse dei compositori verso la chitarra. Tra questi il più virtuoso fu Luigi Boccherini che, sebbene più noto come violoncellista, per chitarra e archi compose ben dodici Quintetti e, per chitarra e orchestra, il sontuoso Concerto in Mi maggiore proposto, nella performance di Bolsena, in una successiva trascrizione di Segovia per chitarra e pianoforte. Il pezzo originale, infatti, era così arduo da non poter essere pressoché eseguito, così che Segovia provvide a una diversa trascrizione per renderlo fruibile. Arduo pezzo, in ogni caso, anche in questa più abbordabile versione che, sul ritmo sostenuto dell'allegro e dell'allegretto, Tavolaro e Vincenzi hanno affrontato con grande disinvoltura e maestria. E il tutto nonostante il Maestro Tavolaro non avesse la sua abituale e amata chitarra, saltata di cassa poco prima dell'inizio del concerto e sostituita da uno strumento in seconda. Di grande interesse e magistrale esecuzione anche i pezzi precedenti, una gustosa sonatina in La maggiore dell'austriaco Anton Diabelli e un più pacato duo in Re maggiore del napoletano Ferdinando Carulli. Sontuoso e trascinante il magnifico brano finale, Introduzione e Fandango per chitarra e pianoforte di Luigi Boccherini. Al caloroso e sentito applauso del pubblico, piacevolmente sorpreso dagli inusuali ritmi, i due musicisti hanno concesso, come bis, uno spaccato più moderno e altrettanto trascinante, rivelando – specie Pier Paolo Vincenzi al pianoforte – una insospettata e divertita vena jazz: due tanghi speculari di grande effetto, uno di Piazzolla dedicato a Julio De Caro, Regalísimo, e uno di De Caro scritto per Piazzolla. Teso ma non troppo sulla sua chitarra di fortuna, ma come sempre asciutto e ineccepibile, il Maestro Tavolaro; sicuro e disinvolto al pianoforte Pier Paolo Vincenzi, in un repertorio che è sembrato particolarmente adatto alla sua sempre limpida, lucida e mai retorica interpretazione. A lui anche il merito di non aver mai sovrastato la chitarra e di aver saputo dosare al giusto punto uno strumento che, come il pianoforte, è portato per la sua stessa potenza strumentale a diventare protagonista. Il prossimo appuntamento di “Emozioni d'Estate” è per martedì 19 agosto, sempre alle 21,15 al Piccolo Teatro Cavour di Bolsena. Protagonisti ancora Pier Paolo Vincenzi al pianoforte e Agostino Mattioni alla viola, impegnati in musiche di Bach, Schubert e Schumann.

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