cultura

Sotto l'egida della Madonna Assunta debutta in trionfo l'Orchestra d'Archi della Cappella Musicale del Duomo

martedì 15 agosto 2006
di laura
Nulla sa rendere un evento solenne come la musica: che si tratti della magnificenza popolare del ritmo scandito della banda o di una qualche più riposta e mediata esecuzione, una festa non è festa se la musica non c'è. Ben lo sa l'Associazione "Luigi Mancinelli", che per sua natura opera a Orvieto nel campo musicale, e che non perde occasione per spargere note preziose su ogni tradizionale evento della città. Non poteva fare eccezione la religiosa festa di mezzagosto, in cui Orvieto celebra la patrona, Santa Maria Assunta, con la solenne processione della sera del 14 agosto, e che ha saputo trovare nella tre giorni musicale che da ormai quattro anni l'Associazione Mancinelli organizza il giusto corollario per rendere più lunga e memorabile la ricorrenza. Un'organizzazione che ovviamente si avvale di supporti importanti, quali il Comune di Orvieto, l'Opera del Duomo e la Fondazione Cassa di Risparmio. Quest'anno, tra il concerto gospel del 13 in Sant'Andrea e quello popular-jazz del 15 in Piazza Duomo, la raffinata perla è stato il debutto, il 14 sera, dell'Orchestra d'Archi della Cappella Musicale del Duomo diretta dal maestro Nello Catarcia: una nuova formazione che raccoglie i migliori musicisti di Orvieto e del comprensorio, molti dei quali allievi, ex allievi o maestri della Scuola di Musica della città. Complici l'atmosfera mistica e solenne della sempre stupenda Cattedrale, l'aria distesa della festa, la solenne giubilante macchina dell'azzurrissima Madonna Assunta in Trono, ma soprattutto grazie all'abilità dei musicisti e alla sovrana bellezza dei brani scelti, il debutto si è rivelato un successo che si farà ricordare per lungo tempo. Eseguite in ordine cronologico, in un excursus musicale che ha condotto gli ascoltatori dalle aperte equilibrate armonie del primo settecento di Vivaldi a quelle ben più melanconiche e struggenti, appena sperimentali del lirismo novecentesco di Edward Elgar, le composizioni, tutte scritte e pensate prevalentemente per archi, hanno saputo toccare e coinvolgere le corde emozionali del numeroso pubblico presente che, in attento ascolto, ha applaudito con generoso entusiasmo ad ogni esecuzione. Ad accompagnare il Concerto in Re maggiore di Vivaldi anche l'incontrastato flauto di Rita Graziani, come sempre elfico evocativo impeccabile. Poi, perla rara tra le già rare perle, estratta con pazienza dai fondali dell'Archivio musicale dell'Opera del Duomo, il repertorio da molto tempo inascoltato di Giuseppe Pedota, Maestro della Cappella Musicale Della Cattedrale tra il 1750 e il 1780. Di certo il momento di più solenne acme, l'ascesi apicale prima che il pathos ridiscendesse, si inabissasse nelle intime profonde sonorità del quasi decadente Elgar. Per scandire magnificamente il pedotiano trionfo, nel “Graduale della Madonna Assunta” e nel “Sacerdos et Pontifex”, la giubilante voce e la femminea grazia del soprano Myung Jae Kho che, come ha sottolineato in un breve ringraziamento e saluto finale il Vescovo Mons. Giovanni Scanavino, ha dato alla serata il giusto tocco internazionale. E dopo il bis, che non poteva che riproporre la gloria dell'Alleluja alla Madonna Assunta, un modo ancora giubilante e grandioso per continuare la Festa, con Le Stanze dell'Opera del Duomo, a Palazzo Papale e in Sant'Agostino, aperte e gratuite fino a mezzanotte, a mostrare in notturna, data l'eccezionalità del giorno, le loro indiscusse Meraviglie. Nella foto il soprano Myung Jae Kho

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