cultura

Trionfa la sensualità al Palazzo del Gusto con i Vini di Maravalle

lunedì 22 maggio 2006
di Green

Oggi vi raccontiamo un incantesimo accaduto domenica pomeriggio al Palazzo del Gusto/ Chiostro di San Giovanni. Complici la musica del trio Bartoletti (tromba e flicorno), Cerquaglia (Clarinetto, Clarinetto basso e voce) e Cambri (pianoforte) assieme a due mirabolanti vini (Elcione e Terra di Confine) della Tenuta Maravalle di Ficulle.

Delle musiche non parleremo poiché non ci piace fare la figura dei tre signori di Tardieu che discorrono del nulla descrivendo il niente. Parleremo invece di musicisti che sanno fare “spettacolo” attraverso un “teatro dei suoni” che non disdegna di frequentare l’alto e il basso, la tradizione e le parodie, Gershwin e la paradossale “tromba etrusca” costruita con regolare bocchino, tubo di gomma per le damigiane, campana costruita con un imbuto metallico, uno “strumento” degno del mondo di Oz.
Piacere del suono e del teatro distribuito a piene mani, generosamente e festosamente dilapidato in una irresistibile epifania della leggerezza.

Sul filo della cadenza finale, ecco l’Elcione e il Terra di Confine, due polputi e speziati rossi di razza e di carattere. Autore della partitura “enoica” è Riccardo Cotarella, il Puccini del vino italiano nel mondo. Al pari dell’autore di Tosca, Cotarella concede molto allo “spettacolo” del gusto, assemblando con rara sapienza piacevolezza e singolarità, desideri del mondo e espressioni del territorio.
L’Elcione (IGT Umbria, Merlot e Cabernet Sauvignon, sei mesi in barriques) è un vino “affettuoso”, seducente, “piacione”. I caratteri sono quelli che conquistano il mercato internazionale: un bel frutto e intrigante coda speziata all’olfatto; grande morbidezza in ingresso e bel gioco di equilibri tra le diverse componenti. Sul finale, la lunghezza lascia nuovamente emergere note fruttate e l’habitus speziato e balsamico del legno. In sintesi, l’Elcione è una bellissima espressione del blend bordolese che, a dispetto delle innumerevoli copie circolanti, riesce ad emergere per identità e classe. Un vino di lusso intelligentemente mantenuto sui dieci euro.

Se l’Elcione è, per le seduzioni internazionali e una certa facilità di beva, assimilabile alla pucciniana “Fanciulla del West”, il “Terra di Confine” (anch’esso una IGT Umbria) dichiara una più spiccata “italianità”. Quasi un “Gianni Schicchi” per densità di motivi, élan vital, autorevolezza, concentrazione e varietà di caratteri. Il Montepulciano d’Abruzzo che si affianca al Merlot dà al vino un profilo intenso, oggi con qualche spigolo per via della precocità, ma rispetto al quale l’avvenire appare rifulgere. “Terra di Confine” si muove nella direzione dei grandi rossi di razza a base di Montepulciano. Un vitigno, sia detto per chiarezza,  tutt’altro che facile. Vigorosa e produttiva, quest'uva veniva usata per tagliare quei vini rossi di poco corpo (ma profumati) del Nord Italia. Negli ultimi tempi, invece, ha stupito gli stessi enologi. Attraverso una particolare selezione produttiva, il vitigno ha rivelato una natura affascinante fatta di incredibili complessità aromatiche e tannini fitti e morbidi, tanto da esprimere, in maniera non episodica, vertici di assoluta eccellenza mondiale. “Terra di Confine”, prodotto stringendo la rese per ettaro su livelli infinitesimi (appena 40 quintali per ettaro) viene elevato in barriques per dodici mesi. Oggi lo si trova in offerta a 15 euro mentre il prezzo reale dovrebbe assestarsi attorno ai 18.

Per saperne di più sulla cantina: www.vitalonga.it

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