cultura

Benedetta Craveri. Tra regine e amanti l'Ancien Régime declinato al femminile

lunedì 24 aprile 2006
di Davide Pompei
Il “Libro Parlante” si richiude e torna sullo scaffale, dando appuntamento alla decima edizione. È una donna a concludere domenica 30 aprile alle 18:15 il lungo weekend orvietano di cultura e a regalare l’ultima emozione della rassegna di quest’anno, aperta l’8 aprile con “I segreti di Roma” di Corrado Augias. Benedetta Craveri presenta “Amanti e Regine”, libro nel quale, con rara capacità di narrare, racconta delle grandi donne della storia che della loro presunta debolezza hanno fatto uno strumento di dominio, influenzando le sorti di uomini al potere, di paesi e intere dinastie. È un viaggio affascinante nell’universo femminile, di rara precisione e bravura, querllo che l’insegnante di lingua e letteratura francese all’Università della Tuscia e membro della commissione per i premi alla cultura della Presidenza del Consiglio compie, concentrando tutta la sua attenzione sulla Versailles dell’Ancien Régime e su quel potere femminile così precario, traballante, effimero e tellurico come la vita stessa. Pagina per pagina, si delineano i ritratti di donne eccezionali e si spalanca un universo sconosciuto su un potere sotterraneo, ma sovrano, che segretamente ha governato la Francia per secoli. E le sue donne sono pronte ad affinare bellezza, scaltrezza, intelligenza, intuizione e, se necessario, crudele perversione svelando l’altra faccia della fastosa ricchezza dei potenti, caricandola di ansia, dolore, senso di abbandono. Il bramato potere diventa per qualcuna peso inutile, intralcio, ingombro per i desideri del re o per il bene della nazione, un destino di ripudio (come la “corona perduta” di Margot), di monacazione (come per Madame La Vallière) o di morte (come per due delle sorelle Mailly). Benedetta Craveri compie un percorso originale e complesso, con una scrittura gradevole che ha il piglio mai noioso della narrativa e la lucida esattezza della biografia storica ben documentata, che mostra il ruolo centrale della donna per le relazioni diplomatiche, l’importanza assunta dalle dame, lascive nei salotti e maliziose nelle camere da letto. L’autrice pone l’accento sull’arte femminile di “pubblicizzarsi”, sulla consapevolezza che queste donne avevano del proprio valore simbolico e quindi sulla grande attenzione che prestavano nel fornire di se stesse un’immagine altamente manipolata, in grado di trasmettere solo ciò che volevano far credere. Il taglio dell’opera, inoltre, illumina trasversalmente tutti i grandi sovrani, svelando segreti difficilmente reperibili altrove. Superlativa e a tratti commovente, la Craveri non indulge su vacui sensazionalismi né scade nella retorica patetica del romanzetto rosa, continuando a delineare le sue figure, fotografandone pregi e difetti, e rimarcando la loro straordinaria capacità di sopravvivere in periodi storici aspri e crudeli. Sovvertendo l’antico pregiudizio per il quale affidare a una donna una qualsivoglia responsabilità di governo sia “cosa ripugnante alla natura, contumelia a Dio, sovvertimento del retto ordine e di ogni principio di giustizia”, l’autrice dimostra come Caterina de’ Medici e tutte le altre regine di cuori, da Anna d’Austria a Maria Antonietta, da Gabrielle d’Estrées a Madame du Barry, quel potere se lo siano arrogato, vanificando leggi e consuetudini che glielo negavano. “Virile o delicata, austera o frivola, libertina o sessuofoba, la preziosa coltivava un’alta idea di se stessa e del rispetto che le era dovuto, e questo atteggiamento non era soltanto frutto dell’orgoglio di casta, ma nasceva dalla tragica consapevolezza della fragilità della condizione femminile”. Attraverso la voce sussurrata delle sue protagoniste, la Craveri riscopre quella “rivoluzione dei salotti” francesi del 1600 andata avanti per due secoli grazie alle donne, che ha conosciuto inciampi, ma che al contrario di sanguinose guerre non ha mietuto nessuna vittima. Le potentissime amanti reali, con la loro formidabile per quanto discreta influenza, per inserirsi negli ingranaggi del potere maschile senza esserne stritolate, dovettero imparare a giocare d’astuzia, a crearsi alleanze e distribuire favori, a farsi maliarde e ammiccanti, a sedurre per corrompere, a punire e sinuosamente uscire di scena al momento giusto. Il lettore spazia tra luoghi istituzionali e impensabili anfratti segreti, luminosi ed oscuri, regge ed alcove, urla di folla e patiboli, dame di incredibile bellezza e regine imperiose, rumori di spada, tende e parrucche, merletti e veleni, attraverso letti e troni risale lungo i sentieri impervi di quell’inverecondo bagaglio di passioni che è l’anima. E su tutto, quella che Montesquieu chiamava “la delicata, lieve, perpetua menzogna dell’amore”. Una rappresentazione fascinosa che la potenza evocativa della parola ha reso viva e palpabile, una narrazione prosaica e poetica che si ferma un attimo prima che l’atmosfera incantata di Versailles si frantumi per sempre. Storie che trasudano femminismo e umanizzano la grande storia, riconducendola ai contraddittori capricci dei sentimenti umani, dal momento che è l’anima il vero palcoscenico dei fatti e la forza motrice della storia.

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