cultura

Omicidio Mencarelli.
Ma che cos'è l'INFORMAZIONE? Esistono CORRETTEZZA e PARI OPPORTUNITA’ in questa città? E chi le dovrebbe esercitare?

giovedì 17 novembre 2005
di Laura Ricci

Bene, il presunto omicida di Sauro Mencarelli è stato arrestato, ieri pomeriggio. Così l’AGI riporta la notizia: OMICIDIO BASCHI: IN CARCERE BOSCAIOLO 65ENNE.

Avremmo voluto dire ai nostri lettori qualcosa di più, e soprattutto qualcosa di più diretto, visto che siamo in questa città e che, della città, siamo una realtà editoriale e soprattutto imprenditoriale: una delle poche che “non mancano”, visto che da tempo questa città si sta piangendo addosso sull’imprenditoria che manca.
Magari avremmo voluto dire, del presunto omicida, nome, cognome e età; o fare, come hanno fatto altri, la nostra bella foto in diretta al procuratore Calogero Ferrotti, al capitano Andrea Lachi e al colonnello Rocco Amoroso.
Ma, tanto per cambiare – infatti non è la prima volta – i canali ufficiali hanno fatto una conferenza stampa ufficiale e non ci hanno invitato.
Forse innocente dimenticanza, forse incolpevole superficialità, cose che umanamente comprendiamo ma che, professionalmente, denunciamo come discriminazione. Per noi, ma anche per i nostri lettori. Tanti.
Discriminazione ancora più incomprensibile se è vero, come ci è stato riferito, che non sono state convocate neanche altre testate on line, televisioni locali e agenzie di stampa. Insomma, una conferenza ad personas.

Certo la cronaca, per precise scelte editoriali e aziendali, non è il nostro cavallo di battaglia, non è l’argomento privilegiato; sta di fatto che, quando è più plateale, ne parliamo; anche se, ancora per scelte editoriali, in modo piuttosto asciutto e non troppo diffuso e morboso.
E’ una nostra scelta stilistica, ed anche etica: pensiamo infatti che uno stile asciutto, in certi fatti, abbia a che fare con il rispetto della persona. Degli indagati, ma anche di chi indaga e andrebbe lasciato più tranquillo nel suo lavoro.
Abbiamo anche deciso, in questo campo, di non andare a caccia di indiscrezioni e di non lavorare troppo sui condizionali: anche perché le indiscrezioni vengono da chi “spiffera” e, per etica professionale, questo non lo si dovrebbe fare; e noi abbiamo scelto, per noi stessi e per come ci vogliamo rapportare, l’etica professionale.

Però, quando dai condizionali si passa ai tempi del verbo certi, ai fatti ufficiali, a quello che si può sapere e che, per diritto di cronaca e di informazione, è giusto sapere e comunicare, bene, lo ripetiamo: DESIDEREREMMO ESSERCI.
Lo desidereremmo perché, di fatto, ci siamo. Con circa duemila lettori giornalieri. 
Certo, non è obbligatorio che ci chiamino, ma sarebbe opportuno, gradito.
Si è fatto tanto scalpore in questa città perché un organo di partito – sì, facciamo i nomi e i cognomi, i DS – aveva escluso la collega Stefania Tomba, al tempo stesso del Giornale dell’Umbria e di Orvietosì, da una conferenza stampa… escluso solo per 5 minuti, perché poi ci hanno ripensato…
Ma a pensarci bene, non è più grave che, ad escludere, siano le istituzioni?

Al tempo stesso… forse è quell’ “al tempo stesso” la radice dell’inconsapevole male, il piccolo dramma di questa nostra informazione di provincia: qualche volta, nei rapporti, troppo personalistica, troppo alla buona.
Perché, nella falsa omologazione di carta e on line, avvalorata dal doppio ruolo delle persone che tra carta e on line talvolta si muovono, anche chi dà la notizia finisce per dimenticare che non esiste solo la carta e che il mondo non è che sta cambiando, è già cambiato da tempo.

Così, senza alcuna malizia, ma anche con scarsa cognizione di causa dell'esistente, chiamiamo la Tomba, che è Il Giornale dell’Umbria ma anche Orvietosì, e poi chiamiamo Lattanzi, che è La Nazione ma anche Onmagazine e anche Orvietonews Magazine, quello di carta (che - approfitto dell’occasione per informare chi ancora fa confusione – con Akebia e con www.orvietonews.it, che è solo on line, non ha più niente a che fare, appartiene a un’altra azienda). E poi chiamiamo Ladi, non Il Messaggero; e poi Anselmi, non il Corriere dell’Umbria. Così l’informazione si personalizza, i rapporti si tengono con le persone, non con le testate. E siccome si tengono con le persone, qualche testata on line c’è (quella mista alla carta), altre invece no (quelle non miste). 

Ma in Tribunale, caro dottor Ferrotti, non sono registrate le persone, sono registrate le testate… e pagano la loro registrazione, anche quelle on line… e se, giustamente, per farle essere un giornale a tutti gli effetti si vuole che si registrino e paghino, allora bisognerà che anche a loro venga riconosciuta – come redazione, non come “persone” - l’esistenza.
Che poi, anche le persone “pagano”: la loro quota all’ordine dei giornalisti, cartacei o on line che siano.
Insomma, ancora una volta è questione di rispetto delle differenze, di pari dignità.
E anche di tempi che cambiano: perché chi come noi è solo on line, avrà o non avrà diritto a informare i suoi circa duemila lettori?

Le testate on line, specie se rispondono a criteri di seria tecnologia, sono l’innovazione di cui, in Umbria e anche in città, ci riempiamo tanto la bocca, sono impresa; senza contare che permettono di esprimersi e di fare esperienza a quei giovani che, almeno a giudicare dalle parole del dibattito cittadino, stanno a tutti tanto a cuore.
Sarà vero? Sarà vero che ci stanno a cuore i giovani, l’imprenditoria, la comunicazione, il rinnovamento della città? oppure è più facile, anche nelle abitudini dell’informazione e verso l’informazione, continuare ad agire come se il mondo fosse sempre quello, come se non cambiasse, come se esistesse solo la “vecchia” carta?
Che deve esistere, si badi bene, nessuno ne contesta la solida, giusta esistenza e i diritti; ma accanto all’esistenza e ai diritti dell’”altro”, del “nuovo” che poi, a sua volta, diventerà il “vecchio”.

Mi fermo qui, penso che possa bastare, anche se su questi temi chissà quanto si potrebbe discutere. Ringrazio le istituzioni che non ci ignorano e invito quelle che finora ci hanno ignorato a riflettere. Bisogna per forza essere insistenti per avere diritto ad esistere? Per forza rientrare negli standard comunicativi di sempre?

Ho molto riflettuto in questi giorni passati, anche e soprattutto sull’informazione, anche sul “dibattito cittadino” e sulla grande partecipazione che, dice, ci aspetta; sull’odio-amore di questa città per le polemiche, sulle smentite, le controsmentite e le precisazioni.
Ma che cos’è l’INFORMAZIONE? È proprio questo?
Dante Freddi, che non conosco bene ma che apprezzo per la sua cortesia, invita a un dibattito sulla politica; a me, invece, piacerebbe un dibattito sull’informazione, sulla comunicazione, sul linguaggio, anzi sui linguaggi.
Con questo articolo, facendo nomi, penso di aver risposto anche a quella sua affermazione in cui dice che altri giornali non avrebbero pubblicato l’ultimissima precisazione del sindaco Mocio per non nominare Ladi e Il Messaggero.

No, caro Dante, se posso permettermi di chiamarti così, almeno per me il problema non è questo. E’ che sono stanca delle smentite e delle precisazioni, perché penso che il compito di un’informazione corretta è quello di non provocarle.
E siccome possiamo sbagliare – e anzi in qualche occasione abbiamo sbagliato – ma ci sforziamo di essere corretti, anche a rischio di dire qualcosa in meno degli altri, www.orvietonews.it non pubblica e non pubblicherà smentite dei cui passaggi non sia del tutto consapevole.
Almeno finché sarà direttore - o "direttora" - Laura Ricci. Iscritta all'ordine dei giornalisti dell'Umbria, elenco pubblicisti, con tessera n. 106570. Imprenditrice orvietana.

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