cultura

Una Colonia errante di giovani credenti e non solo. Anche 50 giovani orvietani alla Giornata Mondiale della Gioventù

sabato 20 agosto 2005
di Davide Pompei

Buenos Aires, Santiago, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto. La struttura dell’appuntamento è sempre la stessa: messa di apertura, tre giorni di catechesi, vigilia pellegrinante, incontro con il Papa e solenne messa conclusiva.
Il risultato, invece, è sempre superiore alle previsioni (i numeri sono da capogiro): il chiasso oceanico dei cosiddetti papa-boys che sveglia le metropoli. L’esercito pacifico degli orfani di Wojtyla è approdato a Colonia, quarta città della Germania per estensione, che ha profonde radici cattoliche, invadendola dal 15 al 21 agosto per la XX edizione della Giornata Mondiale della Gioventù, trasformando il pellegrinaggio in una festa di incontro e di solidarietà, che ha come obiettivo la nuova evangelizzazione predicata da Giovanni Paolo II.
L’Umbria e i suoi giovani sono presenti in maniera consistente per un totale di circa un migliaio di persone. Lo dimostra il fatto che tutte le diocesi della regione hanno organizzato spedizioni per la città tedesca, consce dell’importanza e del profondo valore che porta con sé questo evento. Da Orvieto sono partiti una cinquantina di giovani insieme al vescovo Monsignor Giovanni Scanavino. Un viaggio di circa dieci giorni con diverse tappe intermedie ospiti di ostelli, palestre ed alberghi…seguendo la cometa di Colonia.

È la stessa suggestione collettiva mista alla fede che, leggenda (mediatica) vuole, ha fatto uscire milioni di giovani dalla discoteca o scappare di casa per precipitarsi all’appuntamento con la storia in Piazza San Pietro durante le ore di agonia di un Santo Padre che non c’è più? Aldilà dei toccanti “quadretti” sentimentali che tv e giornali hanno raccontato, è un fatto che nelle descrizioni delle immagini delle emittenti di tutto il mondo c’erano tanti giovani veri e reali. Dopotutto, le ultime parole dell’anziano Papa sul letto di morte suonano pressappoco così “Vi ringrazio perché siete venuti. Non perché tutti mi avete ubbidito o perché tutti camminate secondo i precetti di Cristo, ma perché siete venuti da me”.
In “Varcare la soglia della speranza” Wojtyla scriveva “Nessuno ha inventato le Giornate Mondiali della Gioventù”, eppure gli storici non hanno dubbi nell’attribuire proprio a lui quella che qualcuno ha definito “la più bella invenzione” del Pontefice, idea a partire dalla quale è stato rivoluzionato il rapporto tra i giovani e la Chiesa moderna, un rapporto che non è sempre stato così idilliaco, anche tra gli stessi papa-boys che, bandana e sacco a pelo alla mano, trasmigrano euforici e incontenibili nella città prescelta per l’incontro col Santo Padre.
Certo, sul palco di Colonia, sono in molti a cercare la presenza di Wojtyla, ma ora il testimone è passato a Benedetto XVI che, sulla scia del predecessore, cercherà sia di confermare le identità già consolidate, che di incentivare gli slanci positivi dei giovani da lui stesso definiti “la straordinaria eredità lasciatami da Giovanni Paolo II”, e che durante lo svolgimento di questa GMG 2005 sta dando gli attesi segnali nella direzione del dialogo interculturale, della pace e della convivenza tra le religioni, come valore forte contro ogni forma di terrorismo. Lo ha fatto, Benedetto XVI, primo papa tedesco, visitando la Sinagoga di Colonia, dove ha parlato di “allarmati segni di un risorgente antisemitismo” e lo ha fatto, subito dopo, incontrando la comunità mussulmana.

Inutile cercare di capire, ora, se proprio tutti i giovani di Wojtyla riconosceranno in Ratzinger un pastore-guida altrettanto trascinante. Ci vuole un certo tempo anche per questo: ci volle tempo anche per Giovanni Paolo II. Di sicuro, i giovani si comportano con la solita allegria e il solito calore, che è un carattere fondante del nuovo dialogo fra la Chiesa e i giovani nel nuovo millennio.
Lo spirito di Colonia e le aspettative di tanti giovani verso Papa Benedetto XVI li sintetizzano ampiamente Valentina e Maria Luce, 21enni di Orvieto, che venerdì 19 agosto alle 20:30 erano ancora in viaggio verso Colonia sotto la pioggia, le quali, negli SMS che inviano, tengono a dirci: “La cosa più bella della G.M.G. è stare tutti insieme, milioni di persone diverse provenienti da paesi diversi giunti in un posto solo per vedere una persona, che cantano tutti la stessa canzone in lingue diverse. È l’atmosfera che si respira, è l’amore fraterno che sembra unire tutti i popoli del mondo almeno per un giorno che rende bella questa esperienza, dal momento che è ancora forte il ricordo di Giovanni Paolo II e che il nuovo Papa ancora non lo si conosce bene”.

Poche righe e semplici parole per spiegare un’attesa che ha tanti significati, a livelli planetari e non solo. Un’attesa che non è esclusiva dei papa-boys, ma che può essere condivisa non solo dai credenti.

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