cultura

La Valle dei Calanchi e il suo centro di documentazione

lunedì 18 aprile 2005
Gli ecosistemi sono equilibri dinamici che si evolvono senza avere tempi prestabiliti se non quelli necessari: capire e vivere dall'interno i loro meccanismi significa capire noi stessi ed è forse un buon antidoto contro il logorio e l'alienazione della vita moderna. Molti luoghi della nostra penisola ci offrono ancora opportunità di questo tipo.
La Valle dei Calanchi, e l’antico borgo di Civita di Bagnoregio in provincia di Viterbo, appartengono a questi luoghi. Spettacolo unico al mondo, la Valle dei Calanchi rappresenta allo stesso tempo un’emergenza ambientale e un ambiente magico, capace di suggestionare i visitatori durante tutte le stagioni.
Nonostante il suo territorio in sia caratterizzato da un buon tasso di antropizzazione e dalle relative conseguenze dovute alle attività correlate all’uomo, il paesaggio circostante, la sua vegetazione e la sua fauna gli conferiscono una notevole importanza, a tal punto da renderlo particolarmente meritevole di protezione.

E’ stato recentemente riorganizzato a questo scopo a Bagnoregio il Centro di Documentazione della Valle dei Calanchi, posto in Via Fidanza 55, presso lo stesso stabile del Museo Taruffi.
Il centro ricostruisce attraverso pannelli e materiali le origini, l’evoluzione e le caratteristiche dell’area. Gestito dall’associazione Natura in Libertà può essere meta di una semplice visita di documentazione, o punto ideale di partenza per una visita guidata tra le emergenze e i segreti storico- naturalistici del luogo.

E’ aperto il sabato dalle 15,30 alle 19,00 e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.
Nei restanti giorni può essere visitato su prenotazione e, su prenotazione, possono essere organizzate anche escursioni naturalistiche, rivolgendosi a Natura in Libertà tel. 320 7573640

Di seguito un’illustrazione delle maggiori caratteristiche dell’area.

CARATTERISTICHE GEO-MORFOLOGICHE

La Valle dei Calanchi di Bagnoregio, posta tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est, può dirsi costituita da due valli principali, corrispondenti al fosso Rio Torbido ed al Fosso del Rio Chiaro. Sulla cima di un colle di Tufo, a 423 m s.l.m., originatosi in corrispondenza dello spartiacque tra i due bacini idrografici, è situato l’antico borgo di Civita, collegato al centro di Bagnoregio da una stretta sella morfologica ora di sola argilla.
In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili. Qui passava un’antica strada, forse preistorica che collegava la valle del Tevere al lago di Bolsena, mentre il promontorio di Civita era collegato da creste continue alle circostanti emergenze territoriali.
L’evoluzione morfologica di quest’area, provocata dall’erosione e dalle frane, è da attribuirsi alla peculiare natura geologica del territorio, che risulta costituito da due formazioni cronologicamente distinte. La formazione più antica argillo-sabbiosa di origine marina, riferibile al Pleistocene inferiore (da 1700000 a 6850000 anni fa); costituisce lo strato di base della rupe di Civita particolarmente soggetta all’erosione; nei livelli sommatali compare inoltre qualche ciottolo arrotondato che testimonia la chiusura del ciclo marino. Gli strati superiori sono formati da materiale tufaceo ma anche lavico, originato dai fenomeni vulcanici dei vicini Monti Vulsini risalenti da 880000 a 400000 anni fa. La coltre vulcanica, costituente uno sperone tufaceo su cui sorge il borgo di Civita, risulta composta da due formazioni sovrapposte: nella parte inferiore si ha una successione di tufi incoerenti stratificati aventi spessore di circa 40 metri, in quella superiore si ha una composizione di tufo litoide a scorie nere dall’aspetto compatto, di colore rosso-giallastro, dello spessore di circa 20 metri. Tale strato ricopre la sottostante formazione per l’intero perimetro dell’abitato di Civita.
La veloce erosione a cui è sottoposto lo sperone tufaceo è dovuta in particolare all’approfondimento dei fondovalle ad opera dei torrenti settentrionale e meridionale, che ha provocato elevate pendenze morfologiche e, di conseguenza, l’instabilità dei fianchi argillosi delle valli, in cui si manifestano frane di scivolamento e colate di fango in occasione di copiose precipitazioni. L’azione erosiva degli agenti atmosferici è inoltre facilitata dai disboscamenti operati nel corso dei secoli al fine di estendere la superficie delle terre coltivabili.
L’azione dei venti e delle piogge, data l’impossibilità di attecchimento della vegetazione, porta al fenomeno naturale dei calanchi, piccoli bacini delimitati da sottili creste e pinnacoli. Le acque pluviali, infatti, defluendo sui pendii,dilavano le formazioni argillose asportando minutissimi frammenti e, scorrendo in superficie, scavano ed erodono rapidamente: ciò provoca inoltre lo scalzamento della base della rupe tufacea di copertura che crolla così nei fondovalle.

LA VEGETAZIONE

La superficie del territorio di Civita di Bagnoregio non è molto estesa ma abbastanza eterogenea. La discontinua natura morfologica del luogo comporta, infatti, una varietà anche della flora. La vegetazione dei calanchi, costituita da circa 500 specie, a causa della natura argillosa di questi è disposta in piccoli e radi gruppi. Qui il ciclo vegetativo si svolge in un periodo di tempo molto breve, alla fine di giugno la maggior parte delle piante è gia estinta e l’ambiente assume un aspetto desolato. Spesso i semi non hanno neppure il tempo di germogliare a causa del dilavamento e dell’estrema instabilità del terreno. Di particolare interesse è la presenza nella valle di numerose specie di orchidee spontanee.

Arbustiva e arborea

All’interno della valle, la vegetazione si differenzia lungo i corsi d’acqua dei due fossi principali e degli altri piccoli canali, anche se, la scarsa portata di questi ne limita lo sviluppo. Tale vegetazione è costituita da piante arboree (pioppi, salici, olmi), da arbusti (corniolo) e da erbe palustri (soprattutto cannuccia di palude) e, nonostante le scarse superfici coperte, costituisce un aspetto molto importante in quanto contribuisce al consolidamento delle valli torrentizie sottoposte ad intensa erosione.Sempre lungo le sponde dei principali torrenti Rio Chiaro e Rio Torbido si trovano caratteristiche formazioni boschive, in genere costituite da specie caducifoglie: querceto misto a Cerro e Rovere, e talvolta Castagneti, che hanno un’importante funzione di consolidamento e protezione delle frane. Questi boschi sono comunque poco numerosi, di piccola estensione e discontinui.

LA FAUNA

La fauna di questa zona è quella tipica delle aree collinari dell’Alto Lazio, mentre i piccoli corsi d’acqua ed i lembi di bosco ad alto fusto contribuiscono a diversificare l’ambiente e a creare ulteriori habitat a disposizione della fauna selvatica. Negli ambienti boschivi (in genere si hanno boschi cedui) tra le principali specie di Mammiferi risultano il Riccio, l’Istrice, la Volpe, la Donnola, il Tasso e la Faina.
In questi ultimi decenni è diventata costante la presenza del Cinghiale. Tipici frequentatori dei seminativi, pascoli ed incolti sono inoltre la Talpa e la Lepre.
Per quanto riguarda gli Uccelli, tra i non-Passeriformi troviamo la Poiana e l’Allocco; sono inoltre presenti la Tortora e l’Upupa, entrambi estivi. Frequenti soprattutto nel castagneto ad alto-fusto sono il Torcicollo e il Picchio verde. Numerosi sono i Passeriformi che popolano le macchie boschive, soprattutto durante la stagione primaverile, fra questi: lo Scricciolo, il Pettirosso, il Merlo, la Capinera, la Cinciallegra, il Picchio muratore, il Rampichino, la Ghiandaia e il Fringuello. Nei mesi estivi sono presenti anche l’Usignolo e il Pigliamosche. Presso i seminativi, pascoli ed incolti, troviamo il Gheppio, la Civetta ed il Barbagianni.
Per quanto riguarda gli Anfibi, si rinvengono il Tritone crestato, la Salamandra pezzata, il Rospo comune e la Rana verde.
Per quanto riguarda la Fauna ittica si segnala l’Anguilla e il Barbo; fra i Crostacei, va infine citato il Gambero di fiume.

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