cultura

Relazione sul Forum “Un mondo senza Rifiuti”

domenica 17 aprile 2005
di Massimo Luciani, associazione “Il Ginepro”
Difficoltà della differenziata
L'incontro è cominciato con l’intervento di Carlo Brunetti, che ha messo in luce alcune problematiche e difficoltà che le Amministrazioni insieme alla SAO stanno incontrando nell'attuazione del programma di aumento della raccolta differenziata, avviata nel 2004, per raggiungere i livelli previsti dal Decreto Ronchi, 33 % entro il 2006: in particolare l’inevitabile mancanza di esperienza da parte dei tecnici comunali ad applicare questo nuovo sistema in modo ottimale, la retromarcia che hanno fatto alcuni Comuni rispetto a quanto previsto nel programma iniziale, la difficoltà ad intraprendere un percorso di innovazione laddove manca una cultura di base capace di recepire il cambiamento, la difficoltà di produrre compost di qualità se non si agisce alla base, sulle utenze, per ottimizzare la differenziazione.

L’informazione e la gestione
La discussione tra i presenti si è imperniata su questi vari aspetti facendo emergere dubbi sia sulla mancanza di una informazione efficace, come ha evidenziato subito Gianfranco Cuboni della segreteria del Ginepro, sia sulla capacità di innescare un sistema virtuoso per le fasi di raccolta, di differenziazione e recupero finale, sia su altri aspetti più generali: sulle discariche, soprattutto per quella prevista ma non ancora deliberata, dei rifiuti speciali non pericolosi; sugli inceneritori, per i quali Roccatelli, in particolare, ha manifestato forti dubbi, visto che il Piano Regionale sui Rifiuti prevede la realizzazione di un nuovo impianto a Perugia, laddove ce ne è già uno a Terni, che basterebbe a sostenere il carico del bacino regionale se chiaramente al primo posto fra gli obiettivi politici fosse messa la raccolta differenziata.

L’esperienza pilota del Trevigiano
Se dunque sono emersi problemi di informazione, di gestione economica e amministrativa - dagli oneri di bilancio comunali ai tempi di assestamento del sistema attuato, rispetto ai quali, ad esempio, il sindaco di Allerona, Rocchigiani, ha spiegato il perché di emergenze come quelle sulle isole ecologiche recentemente poste sotto sequestro per illeciti dal Noe - la risposta più efficace arriva da Giovanni Iudicone.
Quasi con artifici magici, ha svelato infatti un mondo e un sistema totalmente nuovo e innovativo, quello il cui capofila tra le esperienze in Italia è il Consorzio Priula del Trevigiano, nel Veneto. La ricetta, se vogliamo realmente uscire da questo insieme di problematiche, sembrerebbe togliere di mezzo i cassonetti, applicare in maniera spinta e per ogni frazione di rifiuto il sistema di raccolta “porta a porta”, applicare una tariffa basata sulla quantità effettiva di rifiuti prodotti. Usando questi ed altri strumenti, come le isole ecologiche o ecocentri, per incanto la raccolta differenziata, secondo Iudicone, dati alla mano, passa dal 10% al 50, 60 , fino al 70 % del Consorzio Priula. E l'incanto diventa realtà proprio fra i comuni del Trevigiano, 22 in tutto, 205.000 abitanti, che dopo un paio di anni passati nella progettazione e nella divulgazione, hanno avviato nel 2002 questo straordinario ma percorribile modello, raggiungendo oggi la media più alta in Italia di differenziato, facendo addirittura impallidire realtà europee più all'avanguardia.
Due elementi essenziali da evidenziare: l'omogeneità del servizio porta a porta, dove ogni famiglia ha un calendario, ha segnati i giorni di consegna del proprio sacchetto pieni di compost, di rifiuto indifferenziato o di multimateriale e che l'addetto del servizio viene a raccogliere proprio sotto casa e registra sul computerino di bordo del camion, attraverso un sistema di riconoscimento con codice a barra; l'omogeneità della tariffa, equiparando ogni utenza con quote di pagamento che penalizzano chi ricicla di meno, rispettando pienamente il principio “chi inquina, paga” e garantendo in questo modo l'abbassamento generale del costo del servizio, con un controllo capillare verso chi tenta di fare il furbo. Da non dimenticare poi che tutto ciò ha comportato anche l'aumento occupazionale, dagli 86 ai 156 addetti specializzati e distribuiti tra le varie società e aziende che si sono inserite in questo programma...

L’esportabilità del modello
L'incentivo alla discussione con l'intervento di Iudicone è stato forte, con vari spunti e domande: dalla possibilità effettiva di esportabilità del modello, che potrebbe cominciare con la formazione dei tecnici e degli amministratori, ai dubbi su come reperire le risorse adeguate; dal capire come le aziende di gestione possano intraprendere un percorso simile, considerando i meccanismi concorrenziali con i quali questi si confrontano, alla premessa posta dal sindaco di Castelviscardo, Tiraccorrendo, che ogni passo da intraprendere in questa direzione implica un intervento normativo in linea col Piano Regionale; infine la proposta aperta dal Consigliere Comunale d'Orvieto, Conticelli, di rivedere e in modo più partecipato il meccanismo o vincolo convenzionale esistente tra Sao e Comuni dell'Orvietano, passando dall'impostazione attuale a quella in cui al centro siano messi la raccolta differenziata, una tariffa equa, la discarica come bene da non esautorare.

Dati e rischi dell’area orvietana
Gli appunti finali di Giovanni Roccatelli hanno mostrato alcuni dati ufficiali del 2003 relativi alla produzione e alle percentuali di differenziata dei comuni dell'area orvietana. Il rischio è che se non raggiungiamo il fatidico 33%, si rischia di pagare anche l'Ecotassa, prevista dal Decreto Ronchi e dal Piano Regionale, che ammonterebbe, per fare un esempio, a 3.800 euro circa per il comune di Allerona e a 47.000 euro circa per il comune di Orvieto. A detta di Roccatelli, la strada migliore da percorrere dovrebbe essere quella di unire gli ATO (Ambiti Territroriali Ottimali) della Regione Umbria per raggiungere numeri, valori e organismi di gestione adeguati e comparabili a quelli del modello trevigiano del Consorzio Priula. La cosa da non dimenticare è, secondo Roccatelli, che va rafforzata in ogni caso la volontà politica, l'impegno delle aziende di gestione e di servizio e che va reintegrato il potere decisionale dell’ente pubblico nelle scelte da prendere sui rifiuti e sugli altri beni comuni, come l'acqua.

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