cultura

Pizza di Pasqua, dolce o salata tradizione da non perdere

martedì 22 marzo 2005
Nella cultura tradizionale di Orvieto e dell’Orvietano, il momento pasquale detiene un posto di primissimo piano, collegato com'è, in una società legata ai tempi e ai riti contadini, al momento del rinnovo vegetativo e alla fine della Quaresima penitenziale.
Le pizze o torte di Pasqua, dolci o al formaggio, rappresentano quindi il “cibo della festa” per definizione, il ritorno dell’abbondanza dopo l’astinenza. Per questo ad esse era collegato un vero e proprio ciclo rituale che coinvolgeva le fasi della ricerca degli ingredienti (prima di tutto le uova, elemento simbolico pasquale per eccellenza), la preparazione e la stessa somministrazione ai membri della famiglia e alla cerchia di amici come scambio bene augurante.
Le pizze pasquali sono quindi ancora oggi oggetto di grande attenzione a livello familiare e costituiscono un vero e proprio epigono di una tradizione che ancora è tramandata e resa attuale in molta parte dell’Umbria.
La prima colazione pasquale iniziava verso le 11 e andava avanti per ore, non vi era una successione particolare nei cibi, era una specie di grande brunch. La tavola rimaneva apparecchiata per tutto il giorno, per accogliere parenti e vicini che venivano in visita. Sulla tavola non mancavano mai il vino e il vino santo. Tutto era stato rigorosamente benedetto il Sabato santo e perciò gli avanzi (briciole, gusci d'uovo) non venivano buttati via ma gettati nel focolare.

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