cultura

Tutti al teatro dei Calanchi

mercoledì 21 maggio 2003
Siamo in una gelida alba di un giorno qualsiasi, una deserta stazione di periferia e tre viaggiatori, due uomini e una donna, in attesa di un treno che li porti lontano da una realtà che li spaventa, una realtà in cui non si riconoscono più. Sono questi gli elementi di "Senza trucco e senza inganno", ultimo lavoro di Gianni Abbate, attore, commediografo, regista e direttore artistico del Calanchi.

Uno spaccato di vita, senza apparenti grandi accadimenti, per raccontare un mondo sempre più ostile alla natura e alla sensibilità. Dialoghi asciutti, a volte costretti nella banalità e nel luogo comune della chiacchiera anonima, a volte inaspettatamente profondi e pronti a scavare in un privato fatto di orrore e dolore.

L'11 settembre abbiamo assistito in diretta alla polverizzazione delle torri gemelle e con esse alla polverizzazione delle certezze del progresso e della tecnologia, che oggi ha dovuto cedere il passo al panico, al dolore, alla violenza di una morte imprevista che non guarda in faccia età, ceto sociale, cultura o conto in banca.

Adorno, nella sua analisi negativa del mondo, afferma che il progresso è stato sempre accompagnato dall'ombra della follia - nella vita degli uomini, nei loro ritrovati e nelle loro teorie - e che alla fine la somma del progresso è ampiamente soverchiata dalla somma della follia. Lo spettacolo, che comunque non fa mai riferimento a fatti di cronaca, vuole essere elemento di riflessione uno spunto per non lasciarsi travolgere da un destino sinistramente deciso dagli uomini.

Uno spettacolo fuori dal comune che presenta uno spazio scenico privo di barriere tra attori e pubblico: le scene ideate da Gianni Abbate e realizzate con la collaborazione degli allievi dell'Accademia di belle arti di Viterbo, coordinati dal professor Cristiano Morandini, trasformano l'intero teatro in una stazione dove il foyer rappresenta l'ingresso e la platea la sala d'attesa. Sulla scena accanto a Gianni Abbate Paolo Manganiello e Chiara Palumbo.

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