cultura

Echi di musica con i Ramblers a Piazza d'Armi

domenica 27 aprile 2003
di Davide Breccia
La festa orvietana del 25 Aprile si è conclusa nel migliore dei modi.
Dopo le dimostrazioni di ieri della Protezione Civile e le esibizioni pomeridiane degli psichedelici H.E.M.O., degli arrembanti e poetici Pedroximenex e piacevolissimi Alkèmia, con il calare delle luci, è giunto l'atteso momento dei Ramblers.
Sin dal pomeriggio infatti, molti fans, perlopiù giunti da fuori, si erano messi in attesa sotto il palco, per godersi lo spettacolo in prima fila.
La Band emiliana ha trascinato il foltissimo pubblico con la propria musica calda e coinvolgente, densa di messaggi rivolti a molti temi di profonda attualità: riflessioni sui temi giovanili e culturali, globalizzazione, terzo mondo, "mal-informazione", disagi sociali, con accenni politici e di confronto dove non poteva mancare il richiamo alla pace.
Molti i generi musicali toccati dai Ramblers durante l'esibizione facente parte del Radiorebelde Tour; un suono che nasce da atmosfere irlandesi con chiari riferimenti celtici, per passare su sonorità folk e popolari, ma senza abbandonare, anzi tuttaltro, una necessaria e energizzante spruzzata di sano rock, che ha fatto sudare e rimanere senza voce il numerosissimo pubblico.
Ogni strumento è riuscito a dare il proprio contributo a ciò che suonava fuori dal palco; con i dolci contrasti tra chitarre elettriche e mandolino, tra violini e batteria, tra flauto traverso e percussioni. E nemmeno le magiche, quanto desolanti, imponenti e malinconiche pareti dell'ormai abbandonato e cadente "casermone" si sono limitate ad osservare silenziose; con i loro echi di musica rifrangente infatti, hanno offerto qualcosa in più alla musica avvolgendo in uno spazio di note profonde il pubblico presente.
Dopo i vari bis e la conclusione, dopo due giornate di vita intensa e rumorosa, Piazza d'Armi si è andata pian piano svuotando con ordine sotto il controllo attento della Protezione Civile e l'allegria ed il ritmo dei Modena hanno lasciato il testimone all'inquietante desolazione dei tristi finestroni della Piave, nell'attesa che il prima possibile qualcuno torni di nuovo a ricordarsi di lei.

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