cronaca

Giuseppe Fioroni: "Moro forse ucciso nella cantina di una ambasciata"

giovedì 9 maggio 2019
Giuseppe Fioroni: "Moro forse ucciso nella cantina di una ambasciata"

Aldo Moro potrebbe essere stato ucciso in una cantina di un’ambasciata che all’epoca era vicino a via Caetani e che oggi non c’è più. E’ a questa novità che si giunge dopo lo studio dettagliato degli atti della Commissione Moro 2 che sono stati desecretati nel corso de 2018, durante i lavori-stralcio. Convergenti elementi forniti da monsignor Fabio Fabbri, braccio destro del cappellano delle carceri don Curioni, dal magistrato genovese Carli, dai taccuini della giornalista Sandra Bonsanti, dal figlio dal sottosegretario Lettieri che gestì il comitato di crisi del Viminale durante i 55 giorni, portano a ritenere che l’ultima prigione di Moro fosse nelle immediate vicinanze della via Caetani, dove fu rinvenuto il suo cadavere.

Queste risultanze che aprono un nuovo scenario, anche internazionale, sono contenuti in un nuovo capitolo del libro “Moro, il caso non è chiuso”, scritto a quattro mani da Maria Antonietta Calabrò e Giuseppe Fioroni, presidente della commissione parlamentare di inchiesta della scorsa legislatura. Nel testo si rende noto che sono ancora in corso esami comparativi delle impronte digitali e palmari rinvenuti sulla Renault 4 – finora mai effettuati nonostante siano passati 41 anni – con quelle di esponenti delle Brigate rosse, mentre non si è potuti procedere a confronti con quelle dell’ancor oggi latitante, in Nicaragua, Alessio Casimirri, perché le sue impronte non risultano presenti al casellario centrale d’identità.

Il nuovo capitolo del libro – edito da Lindau – si intitola “Nora”. Per una tragica ironia del destino “Nora” era infatti il nome di battaglia di Fulvia Miglietta, la brigatista compagna del capo militare delle brigate rosse, Riccardo Dura, ucciso in via Fracchia a Genova nel 1980, oltre ad essere il diminutivo del nome della moglie di Aldo Moro.

Il nuovo capitolo è stato presentato oggi a Firenze, a Palazzo Gerini, nel giorno quarantunesimo anniversario dell’assassinio dello statista.

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