IL CASO
cronaca

Sette cose sulla Libreria dei Sette

mercoledì 28 novembre 2018
di Guido Barlozzetti
Sette cose sulla Libreria dei Sette

Vedo che si susseguono appelli, anche prestigiosi.
Il mio non è un appello.
Solo sette puntini sulle i.

1. Una libreria non va mai chiusa;

2. Se rischia di chiudere va aiutata - tutti, ciascuno per la sua parte, devono aiutarla -  a non chiudere, ma basta con la retorica;

3. Se c'è chi eccepisce e sostiene che vendere SCARPE o LIBRI sia la stessa cosa, va chiarito che, sì, fanno la stessa cosa - vendono - e che le scarpe e i libri sono egualmente utili alla società. Adesso, però ci occupiano di libri e librerie, ogni cosa al suo posto e al suo tempo, ma per favore senza battaglie estemporanee e anche un po' neo-populiste (oddio, l'ho detto, me ne pento subito), le scarpe, il salame, la porchetta, le mutande contro i libri!

4. Se ci sono contratti e clausole, è ora di uscire dalla tana, spiegare e chiarire. Non si capisce perché non si possa trovare un accordo chiaro, trasparente, alla luce del sole, in un quadro che tenga presenti anche i diritti di tutti gli altri operatori librari nella Città e pure la dimenticata e negletta Biblioteca Comunale (ecco una battaglia da fare!!!), con la RESPONSABILITA' esibita di tutti e la reciproca LEALTA', dal Comune alla Libreria;

5. Pubblico e privato sono categorie morali e al tempo stesso interessi, soldi, conti: una società si regge sulla capacità di tenere insieme: un contratto ha a che fare con la CIVILTA', deve tenere insieme, appunto, il rispetto dei conti e la funzione pubblica, i diritti e i doveri, e prevedere obblighi e servitù per entrambe le parti contraenti (capisco che non è facile, ma se ci riescono anche Di Maio e Salvini..);

5a. Non appartengo a quelli che di tutta l'erba fanno un fascio. Non sparo per sparare. Il lavoro del Comune, gliene do atto, sta trovando delle vocazioni per il Palazzo dei Sette, a cominciare da archivi che potrebbero essere presigiosi e aprire nuove opportunità. Bene!  Un passo dopo l'altro le cose si fanno e così durano. Con la storia dei grandi piani e delle visioni strategiche sono passati non anni ma decenni! Non sarebbe meglio, INTANTO, consolidare quello che c'è, a cominciare dalla Libreria!

6. Il Caffè! C'è una posta in gioco che qualcuno non dice? Non lo so e non voglio avere sospetti, ma possibile che non si trovi un'alchimia contrattuale per far sì che uno si sieda, legga un libro e si beva una TAZZINA. Faccio presente che nel frattempo il mondo è andato avanti e che la sonda InSight è atterrata su Marte. A volte penso che la Rupe di Orvieto sia un pianeta ancora più remoto.

7. E' vero le scarpe sono utili. Adesso sto uscendo da casa e me ne rendo conto, un paio di scarpe comode può dare una sensazione piacevole, perfino erotica. Ci si potrebbe scrivere un libro (già un libro sulle scarpe, eviterei - purtroppo è successo e succede, vedete che una differenza c'è -  le scarpe su un libro..).

Ho conosciuto negozi di una tradizione illustre, da Cortoni a Urania (che poi sarebbe Uranio, ma questa è un'altra storia), che fanno parte della Città. Detto fra di noi, vado a comprare un libro (a proposito, le librerie esistono per quello, vendono libri e dipendono dai cittadini che li comprano, molto semplice). 

P.s. Non vi pare che questa storia, con tutti i problemini della Città tutta (quella sulla Rupe è la stessa dei rioni che la circondano), sia diventata un tormentone francamente noioso e che sia ora di chiuderla?! Fra poco è Natale.

 

Corrado Augias su Repubblica: "Chiudere una libreria è spegnere una città"

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