cronaca

Mattanza di ovini in un'azienda orvietana ripetutamente colpita dai lupi

lunedì 8 ottobre 2018
Mattanza di ovini in un'azienda orvietana ripetutamente colpita dai lupi

Si avvicinano in branco. Fiutano la preda per poi coglierla di sorpresa, azzannarla e, nel più delle volte, ucciderla. Sta scritto nella loro indole. In quella attitudine, non cattiva ma prevaricatrice, che è parte della natura dei lupi. Ma quando quest’ultima arriva a minacciare ripetutamente un'azienda di giovani allevatori, le dissertazioni scientifico-comportamentali sul mondo animale lasciano il posto ad uno stato di apprensione.

Da tempo, nelle campagne circostanti è stata infatti percepita la presenza sempre più invadente dei lupi. Ai ripetuti avvistamenti da parte di alcuni allevatori, allarmati per via delle potenziali insidie ai rispettivi greggi, hanno fatto poi seguito gli attacchi a più riprese mentre queste erano intente a pascolare. L’ultimo segnalazione arriva da un'azienda orvietana, munitasi di cani pastori, recinzioni ed altri stratagemmi.

Almeno quaranta, gli agnelli sbranati la notte scorsa e numerose le pecore rimaste ferite. Ingenti, i danni per l'azienda, dove non sfugge come anche gli ovini che sono riusciti a sopravvivere difficilmente potranno essere produttivi. Ci sono poi i problemi e i costi legati allo smaltimento delle carcasse. “L'appello – dicono i titolari, lamentando l'indifferenza generale – è rivolto alle istituzioni. Chiediamo alla Regione un risarcimento adeguato e in tempi brevi e di non essere lasciati soli a fronteggiare un simile aumento delle aggressioni da lupo”.

Quelle delle ultime settimane, in particolare, che hanno riguardato aziende situate anche nella collina medio-bassa sono ampiamente documentate dalle fototrappole della Provincia. Stessa sorte nel territorio montano di Assisi per alcuni asini al pascolo. Associazioni di categoria come la Cia hanno più volte sollecitato l’indennizzo degli allevatori colpiti e un piano straordinario di contenimento degli animali selvatici da concertare con organizzazioni agricole e istituzioni competenti, non solo in Umbria.

Tra gli allevatori esasperati è forte il malcontento a causa dei gravi danni al patrimonio zootecnico, accertati da tempo e non risarciti, con il conseguente pericolo di cessazione dell’attività per molte aziende, specie nelle aree interne. La preoccupante escalation sarebbe provocata anche dall’assenza di interventi di contenimento di una specie protetta che non può essere ridotta nella sua consistenza con le azioni normalmente messe in campo per altre specie selvatiche come il cinghiale.

 

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