cronaca

Addio a Sergio Riccetti, Orvieto piange il volto simbolo della città

mercoledì 23 maggio 2018
di G. An.
Addio a Sergio Riccetti, Orvieto piange il volto simbolo della città

E’ difficile alla nascita immaginare il destino di un bambino che diventerà uomo. E’ difficile immaginare quanto profonde saranno le tracce che si lasceranno impresse sul tortuoso sentiero della vita. Orme che si fanno leggere e talvolta incerte con il passare degli anni; sorreggerle con un’esile striscia di legno è soltanto la necessità di un umano presente che non potrà mai cancellare la sublime grandezza di una figura imponente.

Bastava fermarsi proprio in una giornata di maggio ad osservarlo scendere lentamente da Via Duomo con il sole alle spalle che quei raggi fastidiosi diventavano attraenti, addirittura piacevoli nel mescolarsi come pennellate di colore alle sfumature bianche di quella barba che Sergio Riccetti amava e mostrava al mondo. Proprio in uno di questi strani giorni di maggio, in cui il sole rimbalza tra i sampietrini smaltati dall’acqua, Sergio Riccetti ha vissuto il suo ultimo giorno su questa terra nella camera d’ospedale dove era ricoverato da giorni.

Queste di sole e tranquillità erano le sue giornate, quelle che trascorreva seduto di fronte alla sua abitazione, in pieno Corso Cavour a due passi dalla Torre del Moro, o in Piazza Gualterio, meglio nota come di San Giuseppe. Non so a quanti poteva capitare la stessa sensazione, ma salutarlo era e resterà sempre un momento emozionante. Un po’ come salutare l’anziana maestra, di quelle che ti portavano dalla prima alla quinta elementare, a quarant’anni e avere ancora lo stesso timore reverenziale di quando a otto, nove anni s’incontravano la domenica mattina all’uscita dalla messa.

Impossibile non provare una sensazione analoga di fonte a Sergio Riccetti che, tutto era, all’infuori che una persona di quelle che vivevano per le riverenze. Scontato sarebbe fermarsi all’uomo che per una vita è stato e resterà per sempre il volto della città di Orvieto. Il volto del Conestabile dei Cavalieri, avvolto nel nero lucido di un mantello che scopre le forme sinuose di un'armatura scintillante. Una magia unica nata dall’occhio di un’altra figura straordinaria del nostro tempo, la compianta Signora Lea Pacini.

Era difficile scorgere la vera, grande, anima di Sergio Riccetti dal solo atto del Corteo Storico. Un mito, senza dubbio. Un mito che nasceva da quei gesti semplici e fatti con il sorriso che Sergio Riccetti compiva indossando il costume. Ci si deve ritenere fortunati ad aver assistito e condiviso il “gesto” della vestizione del costume del Conestabile dei Cavalieri per comprendere, ora più che mai, che la straordinaria umanità di Sergio Riccetti era ben più grande dell’immagine che il mondo ha conosciuto di lui.

Soltanto uomini con tale grandezza d’animo potevano rendere eccezionale un semplice lembo di stoffa. Uomini di un’epoca che sta scomparendo e che purtroppo il pianto e la commozione non potranno mai più sostituire. Uomini che conoscevano la fatica, il lavoro, l’arte dell’arrangiarsi, che arricchivano la loro vita con l’intuito e la lungimiranza. Uomini come Sergio Riccetti che hanno attraversato la storia di Orvieto da protagonisti senza avere la presunzione di farlo pesare a nessuno. Orvieto non piange solo la morte di un uomo e di un simbolo della città; Orvieto piange una storia che lentamente si dissolve nel tempo e che purtroppo difficilmente si manifesterà ancora nella sua grandezza.

Grazie Sergio Riccetti, che la terra ti sia lieve.

 

Giungano alla famiglia Riccetti le sentite condoglianze della redazione di Orvietonews.it

 

 

L'ultima intervista a Riccetti: la “moderità” dell’uomo e la grandezza del personaggio

Giovedì 24 maggio alle 15.30 in Duomo i funerali di Sergio Riccetti

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