cronaca

Rifiuti e giustizia: doppio ko di Acea-Sao su ampliamento secondo calanco

mercoledì 11 ottobre 2017
Rifiuti e giustizia: doppio ko di Acea-Sao su ampliamento secondo calanco

Autunno decisamente “caldo" sul fronte della giustizia amministrativa per le istituzioni locali e le società che gestiscono la discarica “Le Crete" di Orvieto. Poche ore prima che l’estate volgesse al temine il Consiglio di Stato aveva messo la parola fine sulla realizzazione del terzo calanco della discarica orvietana.

Sentenza quasi storica per il valore delle deduzioni e considerazioni fatte dall’organo costituzionale che, a distanza di poco tempo, si aggiunge ad altre due decisioni - questa volta del Tribunale Amministrativo dell’Umbria - sui ricorsi che Acea Ambiente e Sao avevano intentato in merito alle decisioni di Regione, Soprintendenza e Comune sull’autorizzazione all’ampliamento del cosiddetto Secondo Calanco della discarica Le Crete.

A distanza di quindici giorni, prima il 21 settembre poi il 6 ottobre, i giudici del Tribunale amministrativo umbro hanno rigettato entrambi i ricorsi delle aziende dando, di fatto, ragione alle decisioni assunte dalle istituzioni coinvolte.

Nel dispositivo del 21 settembre scorso il presidente della Prima sezione del Tar Umbria, il dottor Raffaele Potenza, ha dichiarato “irricevibile” il ricorso presentato da Acea Ambiente s.r.l. contro la Regione Umbria e nei confronti del Ministero dei Beni Culturali e Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

L’azienda chiedeva nello specifico l’annullamento della delibera di Giunta della Regione Umbria numero 221 del 6.3.2017 nella quale si considerava “al momento non superabile il dissenso espresso dal Comune di Orvieto in sede di Conferenza di VIA sul progetto definitivo: ‘Adeguamento morfologico del sito ed ottimizzazione dei volumi e del capping sommitale - Discarica di Orvieto in loc. Pian del Vantaggio 35/a, Orvieto’ proposto dalla Società SAO Srl, stante anche il parere negativo sul progetto espresso dal Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo dell’Umbria e relativo ai profili paesaggistici, profili che sottendono interessi meritevoli di attenta valutazione e protezione anche alla luce della vocazione turistica del territorio interessato”.

Secondo il ricorso di Acea all’annullamento della delibera regionale dovevano corrispondere anche l’annullamento del parere negativo del Comune di Orvieto, della delibera di consiglio comunale con la quale il Comune di Orvieto si è impegnato “a porre in atto tutte le misure ed atti che si renderanno necessaria a scongiurare ogni e qualsiasi ulteriore ipotesi di ampliamento della discarica esistente in località Le Crete” e, infine, del parere negativo della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Analizzando il ricorso i giudici portano in evidenza una singolare circostanza sulle tempistiche di presentazione del ricorso tanto, per l’appunto, da condizionarne l’accoglimento.

"Occorre rilevare - si spiega testualmente nel dispositivo - che nel caso di specie Acea Ambiente s.r.l. era a conoscenza della esistenza del provvedimento impugnato (la delibera di Giunta regionale n. 221 del 6 marzo 2017) quantomeno dalla data dell’8 marzo 2017, come risultante ex actis dalla nota trasmessa dalla stessa ricorrente al Presidente della Regione Umbria, nella quale si osserva che nel corso dell’udienza relativa al ricorso n.r.g. 382/2016 - avente ad oggetto la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dalla Regione Umbria sull’istanza di VIA/AIA presentata dalla Società Servizi Ambientali Orvieto (ora assorbita da Acea) – il difensore della Regione Umbria ha dichiarato a verbale che in data 6 marzo 2017, la Giunta regionale ha adottato la delibera n. 221 con la quale ha dichiarato “di non superare il dissenso espresso dal Comune di Orvieto”, i cui contenuti erano ben noti ad Acea Ambiente s.r.l., trattandosi di atto allegato al ricorso predetto”.

“Ne consegue che - sottoscrive il presidente Potenza -, essendo stato il ricorso in esame notificato in data 17 maggio 2017, il medesimo deve ritenersi tardivo, il quanto il termine di sessanta giorni previsto per la sua proposizione è venuto a scadere in data 8 maggio 2017. In conclusione l’odierno gravame deve essere dichiarato irricevibile perché tardivo”.

Per quanto riguarda la sentenza messa il 6 ottobre scorso, lo stesso presidente Raffaele Potenza - questa volta nei confronti di SAO Servizi Ambientali Orvieto - ha dichiarato “improcedibile l’impugnativa proposta avverso il silenzio e respinge la domanda risarcitoria”.

SAO Servizi Ambientali Orvieto aveva intentato ricorso contro la Regione Umbria e nei confronti del Comune di Orvieto in merito alla “illegittimità del silenzio serbato dalla Regione Umbria sull’istanza di VIA/AIA presentata da SAO s.r.l. in data 12.08.2014 per la realizzazione dei lavori di adeguamento morfologico della discarica ed ottimizzazione dei volumi e del capping sommital”. Aggiungendo inoltre “la consequenziale condanna della Regione Umbria al risarcimento del danno subito da SAO in ragione del ritardo nella conclusione del suddetto procedimento autorizzativo”.

Nel merito al ricorso il Collegio ha preso atto “della sua improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, avendo l’amministrazione regionale emanato la d.G.R. n. 221 del 6 marzo 2017, con la quale ha deliberato di considerare non superabile il dissenso espresso dal Comune di Orvieto in ordine ai richiesti lavori di adeguamento morfologico della discarica in argomento”.

“Quanto, invece, all’istanza risarcitoria, il Collegio - prosegue la sentenza del Tar - non può che concludere per la sua infondatezza, tenuto conto dell’assenza di elementi di prova in ordine al danno asseritamente subito dalla ricorrente e del tenore negativo degli atti espressi dalle amministrazioni (Comune di Orvieto, Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e Regione Umbria) coinvolte nel procedimento in esame”.

 


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