cronaca

Pendolari per una prestazione sanitaria, i disagi del Cup regionale

domenica 26 marzo 2017
Pendolari per una prestazione sanitaria, i disagi del Cup regionale

Tre viaggi a Città di Castello per un holter pressorio. La storia è quella di due anziani di Ciconia raccontata dai rappresentanti del Tribunale del Malato, Odero Montanini, e dal rappresentate di CittadinanzAttiva, Gianni Pietro Mencarelli, che nei giorni scorsi hanno raccolto le proteste della famiglia.

Di seguito il racconto della disavventura:

Si è rivolta al nostro sportello una signora di Ciconia lamentando un episodio di burocrazia che l’ ha convinta a raccontarlo tanto era arrabbiata per il trattamento ricevuto. In realtà la storia riguardava il marito che, per un malore, si era recato al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove dopo gli accertamenti di rito, si era visto consigliare di approfondire le indagini per la pressione, con un controllo Olter da farsi entro massimo dieci giorni dall’episodio di malessere accusato. Prontamente la signora si era recata dal medico curante che stabilità l’urgenza gli prescriveva l’esame per il marito, ma la sorpresa l’ha trovata al CUP dove gli prenotavano l’esame, disponibilità Citta di Castello; sicché armati di coraggio i due anziani, fatto il pieno alla loro autovettura, hanno attraversato la regione per arrivare all’ambulatorio dove al paziente, gli avrebbero messo indosso il registratore Olter. Invitandoli l’indomani un nuovo viaggio per toglierlo, cosa che si sarebbe potuta fare in zona, senza un nuovo e faticoso viaggio, ma la sorpresa l’hanno avuta quando hanno scoperto che anche per ritirare la risposta avrebbero dovuto fare un nuovo pieno di benzina per recarsi a Città di Castello dove hanno confermato che non avendo (ancora) un collegamento in rete, non potevano comunicare con le strutture del territorio Orvietano per inviare il referto. Insomma 3 viaggi per un totale di 744 Km e 9 0re di tempo, circa 60 litri di benzina e un ticket per la prestazione “pressione alle stelle”, cosa che si poteva fare anche in un presidio privato, ammesso che qualcuno gli lo avesse suggerito. Non è la sola a lamentare che il sistema del CUP regionale penalizza soprattutto gli anziani che sono costretti loro malgrado a spostarsi facendosi accompagnare da un familiare che deve a sua volta prendere un permesso dal lavoro, cosa che con una programmazione diversa si potrebbe benissimo risolvere a livello locale, almeno per quei pazienti soli o che non hanno possibilità di spostarsi in su e in giù per la regione, alcuni per questo, rinunciano a fare l’esame; insomma un sistema per privilegiare direttamente il privato che ormai sopperisce quasi integralmente ai servizi ambulatoriali pubblici.

TDM Odero Montanini
Cittadinanzattiva Gianni Pietro Mencarelli

Commenta su Facebook