cronaca

Il Milan da Parretti ai Cinesi, in mezzo Berlusconi che lo comprò per ordine di Craxi

martedì 16 agosto 2016
di G. An. - @direorvietonews
Il Milan da Parretti ai Cinesi, in mezzo Berlusconi che lo comprò per ordine di Craxi

 

Una storia di prima dell’euro, quando si poteva comprare l’impossibile senza avere i soldi. Bastava avere le spalle coperte e una spiccata arte dell’arrangiarsi. Oggi servono gli euro, tanti euro, e un buon amico con gli occhi a mandorla per arrivare dove un tempo, invece, arrivò il grande Leone di Orvieto, Giancarlo Parretti.

Il Buon Giancarlo si è sempre vantato di raccontare i suoi rapporti con il mondo del calcio. Di quando lo chiamò l’Avvocato Agnelli alle prime ore del giorno per la l’affare Sampdoria. Ma questa non è una storia da raccontare così alla buona, è una di quelle vicende da “bollino rosso” e quindi lasciamo stare.

C’è invece la storia di quel rapporto di Big Giancarlo con Silvio Berlusconi che spaziava dal cinema, allo sport, agli affari. La storia di quando Berlusconi rimase affascinato dal jet personale di Parretti e voleva acquistarlo. Primo jet al mondo dove si potevano cucinare gli spaghetti e bere rigorosamente vino di Orvieto. Ma soprattutto la storia di quando Giancarlo Parretti comprò e rivendette il Milan a Berlusconi nell’arco di poche ore per la strategia di Bettino Craxi.

Uno schiocco di dita a confronto degli ultimi mesi in cui la telenovela dell’acquisto del Milan da parte dei Cinesi sembrava destinata a durare oltre le puntate di Beautiful.

Una strana storia che per i dettagli e i riferimenti smentisce anche la smentita di chi negli anni novanta tentò di cancellare dalla storia d’Italia il rapporto Berlusconi-Craxi, tanto da far dichiarare all’allora fedelissimo avvocato Vittorio Dotti che Parretti mentiva. Ma quando mai! Parretti su questa storia è stato soltanto smentito da Dotti, in un momento della storia italiana abbastanza particolare (metà anni novanta, precisamente 1994), quando l’ordine era: “tranquillizzare gli animi”. Chi era Dotti? Prima fedelissimo di Berlusconi poi epurato perché reo di essere il fidanzato della grande accusatrice del Cavaliere, Stefania Ariosto. Ma in questa storia d’estate, dove si parla del Leone e del Cavaliere, bisogna andare con ordine.

Berlusconi e Parretti non si conoscono di persona, ma ben prima del 1986 fanno affari tra le loro aziende per la vendita di sale cinematografiche. Parretti nel mondo del calcio c’era già stato tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta quando era presidente del Siracusa Calcio.

Interista professato, la storia di Parretti e del Milan circola ancora sulla “rete” tra vecchie prime pagine dei quotidiani sportivi di metà anni ottanta, foto e interviste varie. A descrive con dettaglio quella storia è il libro “Il Leone di Orvieto” scritto da Parretti e dal giornalista Gabriele Martelloni e pubblicato dalla Marsilio Editore. Intorno alle pagine 200 Martelloni pone a Parretti la domanda sul Milan.

La storia è sensazionale, del resto come tutta la vita di Giancarlo che snocciola al collega ogni dettaglio di quei frenetici giorni. Era il 1986: Parretti ebbe tra le mani questa “occasione” in modo rocambolesco e soprattutto per la circostanza - non da poco - che l’allora presidente del Milan, Giuseppe Farina, si trovava in Africa “gravato” da un mandato d’arresto internazionale e quindi intenzionato a disfarsi del "diavolo". In poche ore Farina, tramite Danilo di Luca, arrivò a contattare Parretti e ad accordarsi per la cessione.

Il giorno seguente la notizia riempì le prime pagine dei giornali sportivi tanto da scomodare Bettino Craxi insospettito da quest’azione di Parretti che - secondo lui - celava l’intenzione di De Michelis di guadagnare terreno nel panorama politico socialista milanese. Fu proprio Craxi a chiamare Parretti al telefono per obbligarlo a vendere il Milan a Berlusconi. Parretti, che del Milan non importava nulla, accettò la proposta ma senza cedere alla richiesta di Craxi di raggiungere Berlusconi a Milano. “Se Berlusconi vuole il Milan venga a Parigi” ruggì il leone.

Lo scambio avvenne nel salotto dell’appartamento parigino di Goffredo Lombardo, noto produttore cinematograifco. Su quella vendita tante sono le voci e i misteri. Parretti sostiene che in quell’occasione Berlusconi aveva accettato l’accordo di preservare una quota societaria nel Milan al figlio di Parretti e di favorire l’imprenditore Cabassi nella ristrutturazione dello stadio. Alla fine -tralasciando il “nodo” Cabassi - a Parretti junior niente quota e a Parretti padre rimane ancora nel cassetto la fattura della parcella del commercialista che Berlusconi non ha mai pagato. Ripicca o furbizia da parte del Cavaliere?

Conoscendo Giancarlo e avendo sentito più volte questa storia dai suoi racconti la domanda mi è sorta sempre spontanea in quelle memorabili chiacchierate nel suo meraviglioso studio al piano terra di “Palazzo Parretti”: Giancà ma alla fine chi ci ha rimesso? “Anse’ ma che pensi che me facevo fregà da Berlusconi”. Per rispetto dei lettori questa frase non è proprio esatta in quanto “fregà” è stato sostituito per omettere la locuzione in….biiiip…

Per scoprire la storia la sua storia c'è il libro “Il Leone di Orvieto” scritto da Parretti e dal giornalista Gabriele Martelloni e pubblicato dalla Marsilio Editore. Buon “dopo”Ferragosto al nostro Giancarlo Parretti, sempre un passo davanti a tutti.

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