cronaca

Inquinamento: tutti i dati sulle analisi di Fabro, l'Arpa predispone nuove indagini

lunedì 11 gennaio 2016
Inquinamento: tutti i dati sulle analisi di Fabro, l'Arpa predispone nuove indagini

"Allo stato attuale delle conoscenze, il dettaglio informativo non consente di correlare con sufficiente certezza tali caratteristiche alla presenza dei CCPs e necessita di essere completato mediante un ampliamento di indagine, che verrà avviato a partire dal prossimo mese di gennaio". A scriverlo sono i tecnici dell'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, che tra settembre e novembre scorso hanno effettuato i controlli e le analisi chimiche nell'area della zona industriale di Fabro per valutare la presenza di sostanze inquinanti.

Le analisi, disponibili sul sito internet dell’Arpa, non hanno al momento evidenziato una situazione di estrema gravità come si era inizialmente ipotizzato. Ma la necessità di effettuare ulteriori accertamenti è volta, proprio, a scongiurare qualsiasi si trazione di pericolo per gli abitanti del territorio. Un elemento che evidenzia proprio la necessità di approfondire le indagini sono i risultati dei campioni prelevate nelle aree dove, a fine anni ottanta, furono abbancati le ceneri derivate dalla combustione del carbone.

“L’indagine effettuata nell’area della zona industriale e artigianale, denominata “complesso Borgosole”, nel Comune di Fabro – scrive l’Arpa – costruita su un terrapieno costituito da CCPs riferibili alla centrale ENEL di La Spezia, ivi stoccati nel periodo attorno al biennio 1988-89, ha consentito di accertare vari superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), per solfati, boro e manganese e tetracloroetilene (PCE). Tali superamenti delle CSC si realizzano in un contesto geologico caratterizzato, oltre che dalla presenza di CCPs, dalla presenza di sedimenti alluvionali fluviali, attuali e recenti, in parte apportati da operazioni di bonifica per colmata, sovrastanti depositi pliocenici di origine marina, con livelli salmastri e gesso. I sedimenti marini pliocenici presentano varie caratteristiche composizionali simili a quelle dei CCPs. Il confronto tra le caratteristiche proposte dai punti di monitoraggio ubicati nell’area di abbancamento dei CCPs e quelli della Rete Regionale, distribuiti in un’area più vasta, propone un quadro idrochimico caratterizzato da parziali analogie ma anche notevoli differenze, specialmente per i campioni raccolti nel settore ubicato sottogradiente piezometrico all’abbancamento di CCPs. In tale settore, il punto ZIF4 propone caratteristiche solo parzialmente correlabili a caratteristiche naturali e che, soprattutto per quanto attiene alle concentrazioni in Mn e soprattutto del Mo, evidenzia la possibilità di apporti esterni correlabili alla presenza dei CCPs”.

Duranti i sopralluoghi sono state effettuante anche le analisi per il controllo della radioattività e dell’eventuale contaminazione della zona. Le analisi hanno rilevato che: “Allo stato attuale non risulta evidenza di contaminazione di aria, acqua e suolo. Non è possibile comunque escludere una futura contaminazione di queste matrici qualora mutassero le condizioni di utilizzo del sito (rimozione dello strato di asfalto, lavori di escavazione”.

 

 

di: @direorvietonews

 

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