cronaca

Tracce di rifiuti pericolosi nell'impianto dove sono morti Lisei e Papini

venerdì 15 agosto 2014
Tracce di rifiuti pericolosi nell'impianto dove sono morti Lisei e Papini

Prime risposte sul sopralluogo dei tecnici di parte effettuato lunedì 11 agosto all’interno della Kyklos di Aprilia. Un sopralluogo che è durato più di dieci ore. Sin dalle 10 del mattino, quando il furgone dell’Arpa, dell’Ars, i vigili del fuoco e i tecnici della Asl hanno fatto ingresso nell’impianto di compostaggio di compostaggio, posto sotto sequestro dalla Procura di Latina dopo la morte di Roberto Papini e Fabio Lisei, appariva chiaro che i rilievi avrebbero richiesto molto più tempo del previsto. I tecnici di parte hanno varcato i cancelli di uscita solo alle 20.30 e fuori ad accoglierli non c’era più nessuno.

La folla composta da cittadini e comitati si era radunata fuori dal piazzale dell’impianto si dalle prime ore della giornata, per conoscere l’esito del nuovo sopralluogo, il primo dal giorno della morte dei due operai delle ditta Mira di Orvieto.

Le risposte sono arrivate solo in seconda battuta, con le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal legale della ditta per cui lavoravano gli operai di San Lorenzo Nuovo. Non ci sono ancora risultati ufficiali sul contenuto delle cisterne, né sulla composizione dei campioni di percolato prelevati nell’impianto di compostaggio dopo la tragedia del 28 luglio, tuttavia i dati ufficiosi, secondo quanto dichiarato dall’avvocato Angelo Di Silvio, confermerebbero la presenza di sostanze che all’interno dell’impianto Acea, dedito alla trasformazione in compost della frazione organica dei rifiuti, non dovevano esserci.

“In particolare – ha spiegato l’avvocato Di Silvio ai colleghi di Tusciaweb.it – i tecnici hanno controllato le cisterne e la sostanza che vi era contenuta. Hanno prelevato i campioni sia nella cisterna piena e poi hanno fatto un tentativo in quella vuota. In quest’ultima non c’era alcun residuo”.

“Secondo le prime risposte, ancora del tutto ufficiose – continua il legale – nella cisterna c’era un rifiuto pericoloso. Un rifiuto che lì non doveva starci e che gli operai non erano consapevoli ci fosse. Ora gli accertamenti e le indagini della procura dovranno stabilire perché quella sostanza è finita lì, da dove arrivava e se ci era finita per un guasto o per altri motivi”.

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