cronaca

Iniziati i lavori di messa in sicurezza e restauro della copertura della chiesa di S. Rocco

giovedì 22 marzo 2012

Nel periodo compreso tra il 21 marzo e il 6 giugno 2012 saranno effettuati i lavori di messa in sicurezza e restauro del tetto della Chiesa di San Rocco in Piazza del Popolo, che rivestono carattere di urgenza e vengono eseguiti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali.

I lavori si sono resi necessari al fine di bonificare le superfici interne della chiesa dove insistono degli affreschi attribuiti a Cristofo Di Bartolomeo da Marsciano ed Eusebio Gaspari da Montefiascone, che saranno restaurati con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.

In considerazione di ciò, ai fini del posizionamento dei ponteggi e dell'area di cantiere, su ordinanza del Dirigente del Settore Commercio e Vigilanza è stato disposto lo spostamento degli assegnatari di posteggio di due banchi di vendita che nelle giornate di giovedì e sabato sono ubicati nell'area compresa tra la Chiesa di San Rocco e l'uscita del Palazzo dei Sette, i quali vengono spostati nell'area antistante il Palazzo del Popolo.
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La Chiesa di San Rocco

"La chiesa di San Rocco che sorge di fronte al palazzo del Capitano del Popolo fu costruita per un'iniziativa civica sollecitata dalla grave epidemia di peste del 1523. In quell'anno si costituiva, infatti, una ‘società dei forestieri in onore di San Rocco', con lo scopo di edificare 'una cappella o una chiesa' dedicata a quel santo; e, nello stesso anno, otteneva dal Comune una porzione dell'area già sede della 'torre del Papa' e di altri immobili alquanto decadenti, ceduta definitivamente all'Ente nel 1515 da papa Leone X. Tra i soprastanti della Società dei Forestieri, figurava 'magister michael alias el verona', ovvero l'architetto Michele Sanmicheli (Verona, 1484-1559), presente ad Orvieto fin dal 1512 come capomastro dell'Opera del Duomo - incarico che mantenne fino al 1525. Sulla base dei documenti, a lui va riferito il progetto per la chiesa di San Rocco.
Riguardo ai numerosi e, purtroppo deterioratissimi, dipinti murali presenti nella chiesa, il Piccolomini attribuiva quelli dell'abside, senza distinguere tra quelli della calotta e quelli della parete sottostante, alla 'maniera di Sinibaldo Ibi'.

Dopo di lui, anche Perali riproponeva, per la zona superiore, quella generica attribuzione. Egli aveva però rintracciato per primo interessante documento d'archivio del 1527 relativo alla commissione delle ‘immagini della Vergine Maria e dei Santi Rocco, Sebastiano, Domenico e Michele Arcangelo ai lati' al pittore Cristofo Di Bartolomeo da Marsciano, e un altro atto del 1534 riferito a un contenzioso derivato dalla realizzazione di pitture ‘nell'altar maggiore di San Rocco' da parte del 'magister Eusebius Gasparis' da Montefiascone, i cui eredi reclamavano il pagamento dell'opera da parte della Confraternita committente.

Lo storico orvietano concludeva riassumendo che pertanto al maestro Eusebio dovevano essere attribuiti gli affreschi della parete absidale al di sotto del catino dove invece identificava l'opera di un seguace anonimo dell'Ibi; la prima commissione a favore del maestro Cristoforo di Marsciano non era probabilmente andata a buon fine.

Quanto alle vicende successive dell'edificio, nonostante i lavori di restauro affidati nel 1930 all'architetto tuderte Luigi Branzani (1876/1948), rimasero però irrisolti i gravi problemi di umidità e di infiltrazioni -registrati già nelle visite pastorali del sec.XVII- che aggredivano le zone addossate al retrostante palazzo dei Sette, già sede del Governatore, divenuto nell'Ottocento sede del Carcere e successivamente dell'Ufficio Postale. Questa situazione aveva da sempre minacciato gli affreschi absidali, con l'esito oggi gravemente evidente. Le stesse pitture furono ulteriormente danneggiate dopo la ristrutturazione del Branzani nel 1937 a causa di lavori all'interno degli uffici delle Poste, e furono all'epoca risarciti a cura della Soprintendenza.

La chiesa di San Rocco, infine, dopo aver assunto nel corso dell'Ottocento il ruolo di cappella dell'attiguo carcere -dalla visita pastorale del 1809 si apprende la presenza di grate che consentivano ai carcerati di assistere alla messa dall'interno della prigione, fu sempre più raramente officiata - tanto che il rito pubblico si era ridotto fin dal XVII secolo al giorno della festa del santo titolare, mentre era utilizzata soprattutto come sede della Confraternita. Fu chiusa nel 1984 per disposizione del vescovo. Dal 2002 è stata concessa in uso gratuito dalla parrocchia di Sant'Andrea che ne proprietaria al Comune di Orvieto che la utilizza come spazio espositivo".

(fonte: Alessandra Cannistrà curatore del Museo dell'Opera del Duomo su "Lettera Orvietana" 2006).

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