cronaca

Cava di Benano. La società SECE controbatte ai timori del Comitato

martedì 19 luglio 2005
La società S.E.C.E., facendo riferimento alle notizie diramate dagli organi di stampa nei giorni scorsi relativamente ai timori e alle prese di posizione del Comitato contro la cava di Benano, interviene per puntualizzare alcuni aspetti che, nella realtà dei fatti, ritiene siano diversi da quanto scritto o diramato dal Comitato stesso.
Le precisazioni riguardano tutto l’iter che un progetto per l’autorizzazione alla coltivazione di una cava, e dunque anche dell’eventuale cava di Benano che la società ha chiesto di impiantare, deve seguire, e che rappresenta, secondo la S.E.C.E., una garanzia: l’esame di una serie di tecnici regionali, corrispondenti a tutti i settori interessati (Urbanistica, Agronomia, Forestale, Geologia, Archeologia, A.S.L. e A.R.P.A.) che, qualora il progetto sia a norma con tutte le leggi in materia di ripristino morfologico e ambientale, danno il loro parere favorevole, indispensabile per il rilascio dell’autorizzazione che spetta poi al Comune dove la cava è ubicata. Ulteriore garanzia sarebbero poi i controlli e i monitoraggi periodici, sia riguardo a rumori e polveri, sia riguardo alle vibrazioni e al sistema idrogeologico interessato, a cui l’attività di escavazione verrebbe successivamente sottoposta.
La S.E.C.E. sottolinea anche il valore di un materiale come il basalto, pregiato e di grande importanza sia per le pavimentazioni stradali che per le massicciate ferroviarie, materiale dal quale non si può dunque prescindere nella società così come organizzata.
In relazione ai perniciosi effetti dei rumori e delle polveri che il Comitato teme e sottolinea, la società SECE tiene a precisare di aver previsto, per l’impianto di frantumazione, di adottare, come già avviene in quello in Località Lo Spuntone, tutto quanto è possibile per l’insonorizzazione e la depolverizzazione. Nello specifico, per la depolverizzazione verrebbero impiantati macchinari ROXON della ditta SANDVIK, con un risultato pari all’85% di abbattimento polveri, per arrivare poi al 100% con la pavimentazione stradale e l’uso di irrigatori; mentre, per il rumore e l’impatto visivo, l’azienda prevede l’installazione di barriere, realizzate tra l’altro anche con essenze arboree, e il montaggio dell’impianto sotto il piano campagna, in modo da risultare non visibile e “in fossa”, come del resto è, nelle previsioni, la cava intera.
Quanto alle falde acquifere, oggetto anch’esse di contestazione, la S.E.C.E. precisa che sono presenti nella zona di Benano ad oltre 100 metri di profondità, quando invece un’autorizzazione ad escavazione è concessa non oltre i 30/40 metri; mensilmente poi, l’A.S.L. controlla e verifica l’intera area idrogeologica interessata.
“Altro oggetto di contestazione sono le vibrazioni – afferma la S.E.C.E. nel comunicato diramato - che, successivamente al brillamento delle mine, potrebbero creare problemi. Anche in questo caso, la ditta adotta da anni sistemi di controllo atti a valutare l’impatto vibrometrico e, costantemente, apporta migliorie nelle volate, tra le quali detonatori microritardati, tipologie di esplosivo sempre più all’avanguardia e metodi di perforazione più efficaci e meno invadenti”. “Parlando infine di ripristino ambientale – continua il comunicato - l’autorizzazione non è rilasciata se tale ripristino non è attuabile. Nel progetto è presente tutto il piano di riambientamento che comprende anche i tipi di alberi e piante idonee alla ricomposizione ambientale, i tempi e i modi per farlo. Ed in riferimento alle foto esposte nella bacheca WWF in Orvieto, si fa presente che queste si riferiscono al sito di cava ancora in lavorazione e che nelle zone dove invece questa è conclusa sono già state piantate 15.000 piante e altrettante verranno messe a dimora entro il 2007.”
“Nessuno vuole distruggere case o prendersi gioco di qualcuno – si conclude - la Società S.E.C.E. vuole dare continuità al proprio lavoro, che svolge oggi e che a breve potrebbe non svolgere più”.

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