cronaca

Tavolo congiunto con il DNPC: stato di emergenza e un progetto esecutivo definitivo per l'Amerina

mercoledì 27 aprile 2005
E’ durato l’intera giornata di mercoledì 27 aprile il sopralluogo e il tavolo congiunto tra Dipartimento di Protezione Civile, Regione, Provincia, Ufficio Territoriale del Governo di Terni, RFI, Vigili del Fuoco di Terni, Anas, Comuni di Orvieto e Baschi. Tutti insieme per esaminare, con la consulenza del professor Nicola Casagli, cartografia e elementi tecnici a disposizione, il movimento gravitativo che ha interessato l’ex statale 205 al Km 47,600. In giorni più critici il 18 e il 21 aprile, in cui movimenti franosi di diversa tipologia hanno provocato il rovesciamento di ingenti materiali sulla strada e la necessità di interrompere il traffico.
La cronistoria del movimento franoso l’ha fatta con molta precisione l’ingegner Medori della Provincia, anche perché è proprio alla Provincia che sono spettati i lavori, prima che la strada passasse all’Anas con formalità svolte tra venerdì e martedì.
Prima lo scoscendimento di alcune centinaia di metri cubi di terreno, il 6 marzo, con la demolizione di alcune paratie in acciaio e detriti a monte della strada; e subito lavori di somma urgenza per ripristinare e contenere precauzionalmente, con la creazione di un fosso di guardia a monte della superficie scoscesa. Poi, il 18 aprile, nuove colate franose nell’area degli interventi e, dopo i sopralluoghi del Servizio Geologico della Regione dell’Umbria e del Servizio Viabilità della Provincia di Terni il 18 e il 19, l’ordinanza della Provincia di chiusura al traffico. In contemporanea i lavori di somma urgenza per lo svuotamento delle opere di sostegno esistenti e il ripristino delle aree di accumulo realizzate precedentemente dall’Anas; e, proprio mentre si stava lavorando, fortunatamente di notte e senza vittime, il rovinoso crollo di una placca di travertino del costone sovrastante, che ha interessato 10.000 metri cubi di materiale e seppellito alcuni mezzi di lavoro. Quindi la sospensione dei lavori - se non quelli di continuo monitoraggio – per l’evidente insicurezza (un blocco fratturato di travertino a tutt’oggi incombe e rischia di cadere) e la necessità di un’indagine complessiva più approfondita.

Il professor Casagli, l’esperto incaricato dal Dipartimento di Protezione Civile che ha oggi effettuato il sopralluogo, anche in funzione degli elementi messi a disposizione dagli altri tecnici ha distinto l’area interessata dal dissesto in tre parti e individuato, per ognuna, alcune possibili tipologie di intervento.
Procedendo da nord verso sud, una zona A in cui non si ravvisano evidenze significative di instabilità, ma che è comunque da monitorare e tenere sotto controllo e dove, dopo indagini più approfondite, potrebbe esservi necessità di sopraelevare le reti di protezione già installate sul muro di controripa.
Una zona B, quella dove il versante raggiunge le quote maggiori e che è stata interessata dai fenomeni di crollo, dove la sede stradale è protetta da muri di contenimento la cui efficacia è compromessa dall’accumulo di materiale detritico. In questa zona si rende necessario svuotare le aree di espansione a monte dei muri, realizzare muri e adeguate barriere nei tratti scoperti, riprofilare la parte alta del pendio eliminando le masse instabili, ripristinare le linee di drenaggio, forse regimare le acque sui terreni agricoli soprastanti la scarpata per ridurre le infiltrazioni.
Una zona C dove il versante, di pendenza elevata, è molto prossimo al muro di sostegno a monte della strada, e dove i movimenti franosi hanno provocato il riempimento dell’area di espansione a monte del muro di contenimento; in questa zona si ritiene necessario eliminare le masse instabili e ridurre l’acclività del pendio che incombe sulla strada, oltre che rimuovere i detriti accumulati a monte del muro di protezione.
L’esperto non ha invece ravvisato particolare pericolo per la linea ferroviaria, rispetto alla quale dovrebbe essere sufficiente l’intervento di protezione che la RFI sta effettuando e che sarà ultimato entro la settimana.

Gli altri tecnici presenti hanno grosso modo concordato sulla natura degli interventi proposti dal professor Casagli. Grossa spina i costi, sui quali ci si potrà esprimere solo dopo la presentazione delle prime proposte progettuali.
Sembra chiaro tuttavia che, per i gravi problemi di viabilità che l’interruzione della 205 comporta, sia pensabile prima procedere a un intervento di immediato ripristino - magari inserendo, come sia il Comune di Orvieto che la Provincia propongono, anche la frana dell’Amerina nell’ordinanza relativa allo stato di emergenza per le precipitazione del dicembre 2004 – e, contestualmente, alla stesura di un progetto esecutivo definitivo che possa finalmente dare un collegamento stabile e sicuro tra Umbria, Lazio e bassa Toscana.
Tra le varie proposte è stata avanzata anche l'ipotesi di creare, nel tratto di immediata vicinanza al collegamento con Castiglione, un tunnel protettivo drella carreggiata.

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