cronaca

Le origini storiche della manifestazione

lunedì 24 maggio 2004

Orvieto ha sempre avuto una lunga tradizione di feste religiose e civili che, già nel Medioevo venivano di norma celebrate in concomitanza con il Carnevale e con qualche avvenimento di particolare rilievo.
Durante tali festeggiamenti era consuetudine effettuare giochi in Piazza, durante i quali potevano essere “messi in palio” alcuni dei censi che i Rettori del Comune di Orvieto avevano ricevuto nell’annuale atto di assoggettamento prestato dai rappresentanti dei territori dominati.

I giochi cominciano ad avere regole di svolgimento sin dall’epoca del Libero Comune e trovano successiva istituzionalizzazione anche dopo l’annessione della Città allo Stato Pontificio. In un documento del 1296 si legge che uno dei comuni assoggettati doveva portare “unum palleum quod curri pro Comuni Urbevetano”, da diversi documenti ufficiali si ha conferma che nel 400 e nel 500 i giochi non si limitavano al solo palio, ma comprendevano la corsa all’anello, la quintana e l’assalto al castello e, dalle “Riformanze” del 1494 si ha notizia di una prima “corsa alle oche”.
Nel 1561 le autorità comunali deliberarono per i festeggiamenti di Carnevale di quell’anno, anche l’acquisto di quattro oche per la disputa della “corsa” che avveniva nel modo seguente: i cavalieri partecipanti lanciati verso due oche appese ad una fune, dovevano afferrare il collo delle bestie  fino a staccarne la testa; un inevitabile bagno di sangue consacrava il vincitori.
Al cruento gioco, nel rispetto della cultura cavalleresca dell’epoca, partecipavano anche i rappresentanti delle famiglie nobili della Città nel rispetto della cultura cavalleresca propria dei ceti sociali più agiati. La popolazione presente parteggiava ora per l’uno ora per l’altro dei cavalieri, dividendosi in fazioni.

Il Palio dell’Oca è, dunque, una gara, riservata ai cavalieri locali che trae spunto proprio dal campanilismo che caratterizzava le opposte fazioni, vuole rinnovare questa tradizione traendo spunto dal campanilismo che, in Orvieto, ha sempre caratterizzato le opposte fazioni di “Cavaroli” e “Pistrellesi”.


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