cronaca

In guerra contro la multinazionale del farmaco.

mercoledì 20 agosto 2003

Non è solo una causa  legale dal valore economico ragguardevole, ma anche un caso clinico unico nel suo genere, tale cioè da non essere stato mai riscontrato (fino ad oggi) nella letteratura scientifica. La brutta avventura che una signora orvietana cinquantenne si è trovata e si trova tuttora a vivere sulla propria pelle, ha preso qualche tempo fa quando  la donna ha cominciato ad assumere un farmaco contro la dipendenza  da tabacco.

 L'uso del prodotto le avrebbe alla lunga causato dei seri problemi al fegato che avevano comportato il ricovero in varie strutture ospedaliere (tra cui quella di Orvieto) che si erano succede a piu' riprese. Ultimamente alla paziente è stata diagnosticata una "epatite colestatica" che è degenerata addirittura nella necrosi di una parte del fegato. Adesso la legale della donna, avvocato Patrizia Marzola, ha intrapreso un carteggio con la compagnia assicurativa della multinazionale inglese produttrice del farmaco che occupa il settimo posto al mondo nel mercato internazionale.

La richiesta dell'avvocato è quella di giungere ad un risarcimento dei danni che sia adeguato rispetto alle gravi patologie epatite riscontrate dalla cliente e che, secondo una relazione eseguita da uno specialista in Medicina legale, sono senz'altro da mettere in correlazione all'assunzione del principio attivo contenuto nel farmaco.

Il caso della signora orvietana è stato citato anche dal Giornale ufficiale della società italiana di Gastroenterologia e dello studio del fegato che ne parla come il primo caso testimoniato "di epatite colestatica acuta causata da bupropione".

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