cronaca

Il ritorno del Leone.

domenica 19 maggio 2002
L'accordo stragiudiziale raggiunto tra Giancarlo Parretti e la banca pubblica francese Credit Lyonnaise (lo stesso istituto di credito che gli finanzioò la scala alla Mgm e che poi lo estromise dal controllo del colosso cinematografico statunitense) avrebbe consentito all'uomo d'affari orvietani di reperire la liquidità per tornare al suo vecchio amore: il cinema. Ovviamente, alla grande. Il figlio di Parretti, Mauro Enrico è infatti proprietario della società finanziaria Gefin insieme a Raimondo Lagostena e la stessa Gefin detiene la proprietà degli studios che Dino De Laurentiis fondo' a Roma sulla Pontina negli anni 60; appunto Dinocittà. Adesso si chiamano "Roma Studios" e sembrano destinati a divenire un polo di produzione cinematografica internazionale. Il progetto dovrebbe essere presentato a Cannes da Mauro Parretti, Lagostena e da Tarak Ben Ammar, produttore tunisino già protagonista del progetto Roma Vetus.

Umbria news network vi propone la biografia piu' completa sull'avventura umana ed imprenditoriale di Giancarlo Parretti

A) GLI INIZI DELLA CARRIERA. EDITORE COL FRATELLO DI DE MICHELIS

B) PARRETTI IN THE WORLD

C) I RAPPORTI CON ORVIETO E GLI ORVIETANI

D) IL "LEONE" E LE DONNE

E) L' AVVENTURA AMERICA

F) I GUAI GIUDIZIARI

G) L'ULTIMA IMPRESA:ROMA VETUS

A) Quando, alla fine degli anni cinquanta, lascio' il proprio impiego da cameriere al ristorante orvietano "l'Ancora", confido' alla titolare: "Vado via da qui per diventare un pezzo grosso". Pochi decenni dopo, nel 1990, era diventato l'europeo piu' famoso del mondo; colui che si apprestava ad acquisire il controllo della casa di produzione cinematografica di Los Angeles: la Metro Goldwyn Mayer. In quei quattro decenni, Giancarlo Parretti aveva fatto mille cose: l'editore, il gestore di miniere di diamanti, il rappresentante diplomatico, era diventato amico di uomini di governo, aveva fatto affari con tutti e con tutto: col cinema, con le compagnie aeree, aveva comprato e venduto alberghi, era in confidenza con i vertici dei socialisti italiani, francesi e spagnoli, aveva stretto rapporti con personaggi chiacchierati e controversi. In quel primo scorcio di anni novanta l'ex cameriere dall'italiano approssimativo e dai modi fin troppo spicci, raggiungeva la vetta della sua incredibile ascesa sociale e poneva contemporaneamente le premesse per il suo declino e per i successivi guai finanziari. Quell'anno fu un vero spartiacque nella carriera di Parretti. La sua prima impresa fu invece un'avventura editoriale in coppia con Cesare De Michelis, fratello dell'ex ministro degli Esteri, Gianni. Era il 1975 ed i due soci avevano messo in piedi una catena di quotidiani "I Diari" in contemporanea a Firenze, Napoli e Venezia. L'iniziativa ando' male, ma Giancarlo non si perse d'animo. Alcuni anni prima, in Sicilia, aveva conosciuto il senatore Graziano Verzotto, un democristiano che anni dopo fu costretto a fuggire a Beirut in seguito allo scandalo dell'ente minerario siciliano. In quel periodo inizio' ad operare nel settore degli hotel a Siracusa dove divenne anche presidente della locale squadra di calcio. Risale a questo periodo l'amicizia col finanziere Florio Fiorini, titolare della società Sasea, con il quale l'illustre orvietano finirà per intrecciare il proprio destino. Nel bene e nel male.

B) Prima di gettarsi nell'avventura americana, culminata con l'effimera scalata al colosso cinematografico Mgm, Parretti visse un'avventurosa parentesi africana che rappresenta forse uno degli aspetti meno conosciuti nella sua strabiliante biografia. Dunque il nostro eroe arrivo' a Monrovia, capitale della Liberia nel 1989 insieme alla moglie e alla figlia con lo scopo di comprare una grossa quota della compagnia aerea nazionale. In quel periodo nello stato africano era al potere il dittatore Samuel Doe, un ex sergente dell'esercito che aveva fatto fucilare in pubblico gli esponenti del vecchio gruppo dirigenti liberiano. Un personaggio tranquillo come si vede, il cui ministro delle Difesa venne condannato qualche anno dopo per cannibalismo. Con l'entourage di Doe, Parretti strinse rapporti stretti tanto che - come rivelo' il Los Angeles Times - fece entrare nel consiglio d'amministrazione della sua Holding Comfinance di Lussemburgo un ministro liberano. Dopo aver acquisito parte della compagnia aerea nazionale liberiana, il finanziere ebbe anche la concessione di due miniere di diamanti che intesto' alle figlie Valentina ed Evelyn e qui la sua strada si intreccia con un altro orvietano che ha legato il suo nome a drammatici episodi di cronaca: Luciano Porcari, meglio conosciuto come il "dirottatore" l'unico ad avere dirottato due aerei, oggi in carcere per aver ucciso la compagna. Parretti pensava agli affari e si stava concentrando anche sulla creazione di una holding turistica. Ad un certo punto pero' si rischio' la guerra civile a causa di uan fazione di ribelli che, si disse, erano appoggiati dalla Libia. Florio Fiorini era in quel periodo socio della Libia nella compagnia petrolifera Tamoil ed allora, per evitare ogni problema, Parretti disse addio all'Africa e fece bene. Qualche mese dopo il suo amico Doe venne infatti trucidato in piazza. Parretti sosterrà di non aver avuto alcun ruolo negli investimenti all'estero della Liberia. "Ho investito sei milioni di dollari nella compagnia aerea. Ci ho rimesso solo dei soldi" dichiaro'. I rapporti internazionali del personaggio pero' non si limitano certo al continente nero. Oltre alle vicende statunitense, di cui si parla a parte, Parretti ebbe anche il privilegio di un contatto riservato con il Papa. Avvenne in occasione della proiezioni in Vaticano del film "Bernadette" prodotto da finanziere quando era al comando della Pathè e della Cannon. Le cronache riferiscono che Giovanni Paolo secondo si commosse fino alle lacrime assistendo alle scene piu' toccanti nel corso di una visione privata, mentre Parretti, seduto dietro di lui in seconda fila, pensava evidentemente a quali altri effetti avrebbe potuto scatenare in futuro, considerando che quello era solo il suo primo film.

C) Le notizie, e le chiacchiere, su questo controverso personaggio ne sono circolate a bizzeffe eppure c'è un dato che nessuno contesta: il fortissimo attaccamento verso la sua città. Quello tra Parretti, Orvieto e gli orvietani è un rapporto di amore - odio, alimentato nel passato anche da tante delusioni. Correva l'anno 1992 quando scelse la sala comunale per presentare un suo progetto imprenditoriale da realizzare nella zona, ma che poi rimase lettera morta. Per tre anni è stato anche alla guida dell'Orvietana calcio portando qui Italo Allodi. Uno degli ultimi suoi progetti prevedeva la creazione di una fondazione con lo scopo di restaurare i palazzi del centro storico. Tutto pero' è rimasto solo sulla carta. Oggi come oggi solo a pronunciare il suo nome nel palazzo comunale si rischia di provocare un sisma dell'ottavo grado. Nessuno sembra ricordarsi degli onori con i quali venne accolto nove anni fa che suscitarono forti tante polemiche nei confronti dell'amministrazione comunale.

D) Parretti è stato considerato un vero "tombeur des femmes". La rivista americana "Fortune" gli attribuisce numerosi flirt: dalla milanese Carla, alla veneziana Marina, a Cinzia la romana. Insomma, ai tempi d'oro avrebbe avuto ai suoi piedi un vero harem. Negli ultimi anni ha fatto notizia la sua amicizia con Demetra Hampton, l'attrice californiana, famosa anche per essere stata fidanzata con l'ex assessore socialista Walter Armanini, deceduto ad Orvieto quando era ancora in regime di carcerazione, e con la quale Parretti venne fotografato in un noto locale romano. Con la sincerità che lo ha sempre caratterizzato non ha esitato a dire piu' volte (sono un puttaniere). Cionostante, il finanziere è sempre rimasto con la moglie Maria.

E) Sono i primi anni novanta quando Parretti ed il suo socio Florio Fiorini, ex direttore finanziario dell'Eni, decidono di tentare l'avventura che li renderà celebri in tutto il mondo: la scalata alla casa di produzione Metro Goldwyn Mayer. Un progetto effettivamente riuscito grazie ai soldi dell'allora banca pubblica francese Credit Lyonnaise. Una scalata da 650 milioni di dollari provenienti, appunto dalla sede di Amsterdam dell'istituto di credito d'Oltralpe. Un sogno che si realizza, ma che è destinato a durare poco. I funzionari della banca non ebbero difficoltà a concedergli quel fiume di denaro e la reale spiegazione di questo generosissimo affidamento è ancora avvolta nella nebbia. Di certo in quel periodo il finanziere vantava amicizie politiche ai massimi livelli sia in Italia che in Francia con i big del partito socialista. Poco tempo piu' tardi il Credit fu trascinato in uno dei crack piu' colossale della storia bancaria a cui non fu certo estranea anche l'avventura in terra americana di Giancarlo che comunque, da presidente dell'Mgm, si guadagno' in quel momento il soprannome de "Il Leone" dal simbolo ruggente dell'omonimo felino di tante pellicole. Il sogno svanì dopo poco perchè i nuovi vertici della banca riuscirono ad estrometterlo dal controllo dell'Mgm. Una vicenda, quest'ultima che ha avuto fino a poche settimnane fa degli strascichi anche al tribunale di Orvieto. Il "Leone" ha infatti denunciato tre alti funzionari del Credyt per estorsione tentata e consumata. Gli avvocati di Parretti sostengono questa tesi: il finanziere fu messo di fronte ad un ultimatum. "O lasci la presidenza dell'Mgm oppure ti ritiriamo i crediti concessi per le altre tue società facendole fallire". Tra le altre società del Gruppo Parretti c'era anche la Arredi srl (polmone finanziario dell'impero parrettiano) e la Genaf il cui fallimento venne poi effettivamente chiesto ed ottenuto da altre società controllate dalla banca, la Scotti Finanziaria e la Sea Lion. Da notare che da poco tempo il tribunale su questo punto ha dato torto a Parretti, scagionando dalle accuse penali i tre funzionari di banca. Adesso il finanziere ha ancora in piedi la guerra legale per riottenere il risarcimento di quanto perse a suo tempo. Sta comunque di fatto che allora dovette lasciare la Mgm. Se Parretti accusava il Credit di averlo fatto fuori usando metodi poco civili, la banca non fu da meno ed inizio' un'azione legale estremamente pesante ai suoi danni, contestandogli di essersi appropriato di beni sociali e di aver fatto (scomparire) circa 15 milioni di dollari. Accuse che, nell'ottobre del 99, lo portarono in carcere ad Orvieto. Gli agenti del commissariato furono inviati a prelevarlo da una beauy farm della zona dopo aver ricevuto un ordine di cattura emesso dal tribunale della California che ne chiedeva l'estradizione negli Usa.

LA PARENTESI HOLLYWODIANA. QUANDO LITIGO' CON SEAN CONNERY, LASCIO' A SECCO DUSTIN HOFFMAN E VIVEVA IN UNA VILLA A BEVERLY HILLS DA 15 MILIARDI.

Il periodo hollywwodiano di Parretti è stato quello che piu' degli altri ha contribuito a creare una sorta di alone quasi leggendario intorno al personaggio. Merito soprattutto della grande stampa americana che non lo ha mai amato troppo anche se, a dire la verità, qualche eccesso di troppo sembra che se lo sia davvero concesso. Di certo in quel periodo non si è fatto mancare nulla. A cominciare dalla villa di Beverly Hills del valore di 15 miliardi di lire al cui interno facevano bella mostra di sè quadri di Picasso, di Bruegel, di Modigliani e del Perugino per non parlare del jet privato. In quel periodo acquisto' anche la famosa Rolls Royce da 300 milioni con la quale spesso si fa vedere ancora ad Orvieto. Del periodo in cui era al timone della Mgm, la stampa americana ha scritto di tutto. Ha raccontato di quando pago' a Dustin Hoffman un assegno che poi si rivelo' privo di copertura, di quando Sean Connery battè i piedi e pretese di essere pagato in anticipo per terminare le riprese del "La Casa Russia", di quando corteggio' con nessun successo Meryl Streep, di quando la Mgm dovette rinviare le riprese di "Thelma and Louise" perchè in cassa non c'era rimasto piu' un dollaro.

F) Da quando non frequenta piu' i potenti della terra (nella sua casa di Roma fanno bella mostra di se' decine di foto che lo ritraggono insieme a Ronald Reagan, Sofia Loren, il Papa, Simone Peres, Yasser Arafat e Lady Diana) Parretti non ha mai smesso di sostenere uno sfibbrante braccio di ferro con la giustizia americana e francese. Lui, in realtà, non si sfibbra piu' di tanto e anche quando i magistrati inquirenti ricorrono alle misure estreme, non si scompone piu' di tanto. Nell'autunno del 99, dopo essere di nuovo finito in carcere, questa volta nella sua città, disse di non aver provato particolare disagi, soprattutto dopo aver sperimentato quelle americane. Gli ostinati giudici americani non sembrano tuttavia aver ancora rinunciato alla volontà di estradarlo per poterlo finalmente processare sulla base delle presunte truffe compiute al vertice dell'Mgm. Difficile pero' che riescano a mettere di nuovo le grinfie sul "Leone di Orvieto".

G) Adesso il "leone" a 59 anni si è ritirato dagli affari e vive a Roma in una bella casa a Roma. "Ho venduto tutto. Ormai non mi resta che qualche albergo o poco altro di cui si occupa mio figlio" spiega. L'ultima sua apparizione orvietana è stata legata al progetto di Roma Vetus di cui è stato consulente. La sua intenzione era quella di creare un orfanotrofio per bambini abbandonati all'interno del parco. Ai bambini avrebbe dato il suo cognome. Tra i beni che Parretti sostiene di aver venduto ci sono anche i diritti sulla causa civile che ha intentato contro il Credit Lyonnaise per rientrare in possesso dei suoi averi.

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