costume
Orvieto, tempo di medioevo
venerdì 18 maggio 2007
di Marco Monetini
Coloro che quest’anno, per fortuna o buona ispirazione, passeranno da Orvieto in giugno non si lascino sfuggire l’occasione di un viaggio nel tempo. Troveranno la splendida cittadina intenta a ridar vita alle antiche tradizioni con partecipazione, impegno e sfoggio non comune di costumi, materiali e talenti. Il corteo storico, certamente, e quello gentile delle Dame. Ma anche il palio dell’Oca, gara equestre colma di suoni e colori, gustosa e ardita quasi come quella più famosa che è il vanto di Siena. E forse più di questa intima e degna di scoperta, con suoi cavalli al galoppo negli spazi ristretti di Piazza del Popolo, luogo integro e suggestivo quanti pochi altri in Italia.
E poi nella Fortezza del Cardinale Albornoz, vescovo corrusco e normalizzatore, daranno spettacolo gli arcieri. Coi loro archi tratti da mani di antica abilità, come quelle di Peppe il pizzicagnolo che ha bottega ai piedi della Rupe. Non è facile la scelta del giovane orniello da sottrarre al bosco e dal cui corpo trarre un’arma forte e flessibile in grado di scagliare dardi sapientemente piumati a decine di metri con tanta precisione. Con maggior nobiltà certamente, ed in tempi più tranquilli, Ippolito Scalza traeva dal marmo la figura nascosta della splendida Pietà del Duomo, che nulla ha da invidiare a Michelangelo.
Ma in tempi di guerra, tanto frequenti nella storia antica di Orvieto, i prodotti di arti più rustiche e guerresche, così come l’esperienza e il genio di tanti abili artigiani e maestri d’arma difesero le sorti di Orvieto e ne fecero quella che è. Un luogo unico dove tanto è forte e viva la presenza dei secoli passati da costringerci a pensare che può essere nascosto qui il segreto di un futuro più armonioso e, forse, addirittura felice.
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