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Geotermia, parte il crowdfunding per sostenere i ricorsi al Tar

giovedì 5 settembre 2019
Geotermia, parte il crowdfunding per sostenere i ricorsi al Tar

Nel 2011 il governo Berlusconi emette un decreto, il decreto Romani, in base al quale viene previsto il finanziamento di 10 progetti geotermici pilota. L’idea di fondo è che venga impiegata una nuova tecnologia priva di emissioni in atmosfera, con impianti per la produzione di 5 MW di energia elettrica.  Il decreto ne parla come di progetti pilota in quanto si vuole “sperimentare” la tecnologia per eventualmente diffonderla intensivamente su tutto il territorio: quindi vengono attribuiti incentivi pubblici altissimi a questi impianti. In realtà questi impianti usano una tecnologia ormai obsoleta, che ha creato problemi nel resto del mondo, e che l’azienda di Stato ENEL, la più esperta del mondo in geotermia, ha giudicato inefficienti, pericolosi ed incapaci di non inviare emissioni di gas velenosi in aria, viste le particolari condizioni di determinate aree geologiche italiane come quelle dell’Italia centrale. Altre tecnologie sono in fase di avanzato sviluppo nel mondo, capaci di evitare dispersioni in aria, avvelenamenti delle acque e terremoti. Ma non sono state prese finora in considerazione.

Per favorire l’iter di questi progetti, essi sono stati dichiarati di “importanza strategica”, il che consente di superare ogni opposizione dei privati o delle amministrazioni locali; ciononostante per opposizione delle regioni, comuni e popolazioni finora nessuno dei 10 impianti è stato ancora realizzato (!). Il MISE, Ministero dello sviluppo economico, viene incaricato di svolgere le procedure di concerto con il Ministero dell’Ambiente e con le regioni interessate. Per selezionare e valutare i progetti esiste al MISE una commissione CIRM, che viene quindi aggiornata con l’inserimento di un geologo esperto in geotermia, il Prof. Barberi, che dovrà fornire le conoscenze   e valutazioni necessarie alla commissione per approvare gli impianti geotermici pilota previsti dal decreto Romani.

Il primo impianto presentato per la valutazione del CIRM è l’impianto di Castel Giorgio, proposto dalla società ITW&LKW Geotermia Italia spa. Incredibilmente, progettista privato e firmatario del progetto è lo stesso prof. Barberi. Che non si dimette dalla commissione.  E che si presenta a tutte le autorità decisionali nazionali, regionali, provinciali e comunali, oltre ai cittadini, per promuovere l’impianto privato. L’impianto viene naturalmente approvato dal CIRM, nonostante certe evidenti criticità tecniche e nonostante la società proponente non abbia alcuna struttura tecnica, nessuna competenza, nessuna esperienza, non abbia mai fatto un impianto geotermico così pieno di rischi. Abbia un solo dipendente non tecnico, una fumosa proprietà che parte dal paradiso fiscale del Liechtenstein, passa per una società austriaca di commercialisti, ed arriva ad una neonata società italiana, che non ha mai fatto nulla, nemmeno montato un rubinetto. Ma questo, anche se evidenziato in tutti i modi da comuni ed associazioni, non viene “notato” o ritenuto rilevante dalle autorità regionali e governative.

Dopo l’approvazione al CIRM la procedura per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), passa per competenza alla Regione Umbria. Qui entra in scena l’Ing. Viterbo, capo del dipartimento tecnico della Regione che deve valutare il progetto. Anche lui si presenta alla popolazione di Castel Giorgio insieme alla società proponente ed insieme al Prof. Barberi per garantire che si tratta di un buon progetto. Ben prima della conclusione della valutazione di impatto ambientale da parte della stessa regione.  Le sue garanzie e quelle di Barberi non fanno presa sulla popolazione, che non si ritiene affatto rassicurata e che ritiene rischioso l’impianto. Tutte le forze politiche locali, di una vasta zona con 40 amministrazioni locali, la pensa allo stesso modo.

Durante la procedura di VIA regionale, a sostenere la società ITW come consulente privato si presenta ufficialmente l’ing. Monteforte Specchi, che è in quel momento – e lo è ancora – Presidente della Commissione nazionale VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente. Lo scandalo è talmente evidente che l’assessore all’ambiente umbro Rometti è costretto a scrivere una risentita lettera di protesta al Ministero dell’Ambiente. Che non fa nulla. Poco tempo prima, per facilitare ulteriormente il progetto, che notoriamente produce effetti sismici, i dipartimenti tecnici della Regione Umbria avevano provveduto a diminuire la classificazione sismica della zona di Castel Giorgio, senza alcuna seria motivazione. Nonostante la presa di posizione dell’ing. Viterbo la Regione Umbria si avviava comunque a bocciare l’impianto, viste le criticità e l’opposizione motivata dei territori e delle amministrazioni locali. E vista l’opposizione dello stesso Consiglio Regionale. E quindi, per evitare la bocciatura, la società ritirava il progetto dalla procedura via regionale.

Ma subito dopo avviene un vero e proprio “colpo di mano”: nel luglio del 2013 il deputato lobbista Abrignani presenta una proposta di decreto in Parlamento che, dopo insistenze varie, passa in una seduta notturna. Con questa modifica, i progetti geotermici pilota vengono sottratti alla competenza regionale e passati alla competenza nazionale. Quindi, per evitare la bocciatura, il progetto viene scippato alla Regione Umbria ed inviato alla commissione nazionale VIA presieduta dal consulente privato della società proponente, l’Ing. Monteforte Specchi. Cosa se possibile ancora più grave è che con lo stesso decreto Abrignani ottiene che i progetti geotermici pilota vengano esclusi dalla Direttiva Seveso, che prevede il pagamento da parte della società privata dei danni eventualmente prodotti dall’impianto al territorio e alla cittadinanza, in caso di incidenti.

Una ammissione implicita gravissima del fatto che questo impianto potrebbe provocare danni anche seri e che quindi la società privata viene protetta da questo rischio ritenuto ovviamente consistente. Un gravissimo attentato alla salute, alla sicurezza ed agli interessi della cittadinanza. Nonostante le proteste di sindaci, cittadini e comitati, si avvia comunque la Valutazione VIA nazionale. Ed il consulente privato della ITW, ing. Monteforte Specchi, nella sua veste di Presidente della Via Nazionale sceglie per l’istruttoria un astrofisico e un geologo esperto in ghiacciai, evitando accuratamente di nominare membri della VIA esperti in geotermia, ben presenti nella Commissione. La commissione marcia spedita all’approvazione, senza tenere in alcun conto le motivate opposizioni e criticità tecniche sollevate da amministrazioni locali, comitati e cittadini.

A questo punto si evidenza un altro gravissimo scandalo: per sostenere l’assenza di rischi sismici ed altro dovuti all’impianto, la società ITW aveva firmato una convenzione con l’ente di Stato INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Che avrebbe compiuto analisi sul terreno per documentare l’assenza di rischi significativi. L’incarico di una parte consistente di questa indagine tecnica, presentata ai ministeri competenti ed alla commissione VIA, viene incredibilmente affidata alla dott.ssa Carapezza, moglie del solito Prof. Barberi, progettista privato dell’impianto e contemporaneamente membro della commissione CIRM del MISE che valuta gli impianti geotermici.

Ma non basta il conflitto di interesse. Si vuole capire se le valutazioni della Carapezza siano oneste o no. E allora sindaci e comitati chiedono un parere tecnico ad una importante scienziata della stessa INGV, la prof. Quattrocchi, che definisce i dati riportati dalla Carapezza, una “vera e propria truffa”, che mette a rischio i cittadini. Il “referaggio” della prof.ssa Quattrocchi viene confermato da altri eminenti scienziati di livello internazionale (Prof. Benedetto De Vivo, Prof. Andrea Borgia, Prof. Claudio Margottini). Tutto questo viene denunciato ai Ministeri competenti, e all’INGV, ma l’unica cosa che accade è una incredibile procedura disciplinare intentata dalla INGV contro la prof. Quattrocchi.

La commissione VIA nazionale infine approva l’impianto, non tenendo conto del fatto che la zona è intensamente sismica, che l’impianto rischia seriamente di scatenare terremoti maggiori, come avvenuto in impianti simili nel mondo, che rischia di avvelenare le falde acquifere ed il Lago di Bolsena, non tenendo conto di un terremoto del 1957 che ha seriamente distrutto o lesionato 400 case su 600 del paese di Castel Giorgio. Le tabelle sismiche presentate alla VIA a conferma della bassa sismicità del territorio sono incredibilmente solo degli ultimi 30 anni, capziosamente escludendo il terremoto maggiore del 1957. Quando nessuno studio sismico serio tiene conto solo di poche decine di anni di tempo. Una vera e propria, scandalosa e pericolosa manipolazione dei dati.

Per l’approvazione finale dell’impianto il MISE ha bisogno della approvazione della Regione Umbria, sotto forma di “intesa”. La Giunta regionale conferma il parere tecnico favorevole dato scandalosamente dall’Ing. Viterbo, ma dice che non può dare l’intesa perché – premuta dal Consiglio Regionale – deve tener conto del parere contrario del territorio e della amministrazioni comunali locali. Questo ostacola la procedura, che si prolunga. Ma nel contempo l’intesa non viene richiesta anche alla Regione Lazio, che pure ne avrebbe pieno diritto in quanto vede gli sversamenti velenosi dell’impianto avvenire nel sottosuolo laziale, verso il Lago di Bolsena. Questa esclusione è scandalosa, anche perché la Regione Lazio si esprime tecnicamente contro l’impianto perché rischia di avvelenare il grande bacino idrico del Lago di Bolsena. Visti i ritardi, la società ITW fa ricorso al TAR, che impone al MISE di continuare la procedura avvalendosi di strumenti che consentano di superare la non decisione della Regione Umbria.

La pratica quindi nel 2018 passa alla Presidenza del Consiglio, Dipartimento DICA, che avvia una serie di riunioni ed alla quale i sindaci dei comuni coinvolti e la Regione Lazio fanno presenti le criticità e i rischi del progetto. La presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’Ambiente, invece di prendere in considerazione la voce dei sindaci, dei comitati, della regione Lazio e le denunce di illeciti compiute, decide di chiedere se gli elementi emersi negli ultimi tempi possano modificare la Valutazione di Impatto Ambientale positiva data nel 2014 dalla commissione presieduta dal consulente privato dalla ITW, ing. Monteforte Specchi.

Ed incredibilmente, scandalosamente, lo chiede alla stessa commissione con lo stesso presidente in evidente conflitto di interessi. Anche se la commissione è notoriamente scaduta ed in prorogatio, infarcita di conflitti di interessi e scandali. Naturalmente la commissione conferma che nulla di nuovo è accaduto, che tutto è tranquillo, argomentandolo con dati manipolati, e conferma la valutazione positiva del 2014. Qui lo scandalo è evidente, incredibile. Ancora una volta nei dati presentati la commissione VIA non cita il terremoto del 1957, ma, cosa ancora più grave, parla solo dei dati sismici dal 1985 al 2015, escludendo un forte sisma che nel 2016 ha danneggiato gli edifici di Castel Giorgio, ha costretto gli abitanti a vivere fuori casa per settimane, ed è per giunta avvenuto proprio all’interno dal campo geotermico di previsto sfruttamento da parte della ITW.

La Presidenza del Consiglio prende per buona l’ennesima valutazione truffaldina della VIA e decide di approvare l’impianto superando la “non intesa” della Regione. Facilitata dal fatto che la Regione Umbria, dopo la dimissioni della Marini, si trovava nella condizione limitante della “ordinaria amministrazione” e di “affari correnti”, di quegli atti cioè che non sono espressione di un indirizzo politico, cosa “ragionevole” che non è stata recepita dal Consiglio dei Ministri (l’assessore Bartolini aveva chiesto un breve rinvio per le imminenti elezioni regionali del 27 ottobre). Basandosi sulla risposta truffaldina della VIA, sul no oggettivamente debole della regione Umbria, non tenendo in conto dell’opposizione di almeno 25 amministrazioni comunali, della provincia di Viterbo e della Regione Lazio, la presidenza del Consiglio dei Ministri approva l’impianto il 31 luglio 2019. E lo fa con grande fretta poco prima della crisi di governo. Evidentemente qualcuno sapeva della crisi che stava per arrivare.

Ora la palla passa al MISE, che dovrà procedere – senza apparenti ostacoli – a concedere l’autorizzazione per l’edificazione dell’impianto. Il governo, i ministeri, l’INGV, la Regione Lazio e la regione Umbria hanno ricevuto centinaia di comunicazioni, di dati, di denunce con prove documentali. Ma le associazioni e i comuni hanno per anni trovato un muro di gomma. Deputati e senatori di vari gruppi hanno ascoltato e sostenuto le associazioni e i comuni contrari al progetto. Ma nessun Ministro o sottosegretario ha mai voluto riceverle. E nessuno ha posto ostacoli seri al processo di approvazione. Mentre risulta che tutti i presidenti di regione, sindaci, ministri, siano stati ripetutamente minacciati di essere chiamati a pagare decine di milioni di euro in danni alla società per il mancato guadagno. Ora i sindaci di una vasta zona sono in rivolta e la popolazione e tutti i partiti locali sono compatti nel ribellarsi a questo incredibile scandalo.

I sindaci, i comitati ed i cittadini, e forse le stesse regioni Lazio ed Umbria, stanno preparando ricorsi al TAR contro la decisione della Presidenza del Consiglio. A tale scopo è stato lanciato dalle associazioni un crowfunding (finanziamento collettivo) al seguente IBAN: IT46 C088 5172 9100 0000 0215 289, intestato a: Associazione Bolsena Lago d’Europa, presso la Banca Terre Etrusche e di Maremma – Credito cooperativo, filiale di Bolsena- con la causale: PER SOSTEGNO RICORSI GIUDIZIARI CONTRO LA CENTRALE GEOTERMICA DI CASTEL GIORGIO. Chiunque vorrà donare soldi farà un atto di difesa del nostro territorio: grazie!

Nota del Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena aderente alla Rete Nazionale No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante

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