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Il C.C.R.R. del Vannucci e il Gruppo Ecologista "Il Riccio" raccomandano di limitare l'uso della plastica

venerdì 5 luglio 2019
di Ivonne Fuschiotto
Il C.C.R.R. del Vannucci e il Gruppo Ecologista "Il Riccio" raccomandano di limitare l'uso della plastica

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze dell’Istituto di Istruzione Secondaria di Primo Grado "Pietro Vannucci" di Città della Pieve ha effettuato, poco prima della fine dell’anno scolastico, la “Seconda Giornata Ecologica”, in occasione della Seconda Giornata di Sciopero Globale per il clima, ispirata da Greta Thumberg. Impegnate tutte le classi prime e seconde, circa 150 studenti, nella pulizia del parco cittadino, edotti, prima della partenza, sulla corretta differenziazione. Sotto la guida di docenti ed esponenti del Gruppo Ecologista “Il Riccio”, presenti per l’intera mattinata, i ragazzi hanno dato, ancora una volta, un esempio concreto di cittadinanza attiva.

Determinante, come lo scorso anno, la collaborazione della TSA che ha fornito  sacchi e guanti ed ha recuperato il materiale raccolto. Nel parco è stato necessario posizionare di nuovo, sui cestini per rifiuti, i cartelli “USAMI”.  Al rientro a scuola è seguita una discussione sul lavoro svolto e sono emerse buone riflessioni sollecitate anche dalla visione di un video, scelto dal C.C.R.R., “Scoperto un nuovo continente nel mezzo dell’Oceano Pacifico...” di cui forniamo il link per condividerlo con i lettori.

Durante il momento collegiale si raccomanda di procedere sempre, in ogni luogo e momento, alla corretta differenziazione: a scuola, a casa, fuori; si incita a migliorare i propri comportamenti, correggendo gli atteggiamenti errati e spingendo anche gli altri a farlo. Il C.C.R.R. e il Gruppo Ecologista “Il Riccio” si augurano  che le scuole, tutte, siano messe in condizioni di effettuare la differenziazione per lo meno di carta, plastica, lattine; i ragazzi chiedono anche un’adeguata formazione del personale scolastico. Importante è altresì diminuire i materiali generalmente utilizzati. La tecnologia ci può sicuramente aiutare ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Ed è una parte rilevante.

I troppi errori dell’umanità purtroppo si pagano a caro prezzo, le devastanti variazioni climatiche ne sono una conseguenza. Per esempio la gestione inadeguata della plastica produce danni all’ambiente e all’economia, afferma il WWF, che in occasione della “Giornata Mondiale degli Oceani” celebratasi l’8 giugno, denuncia inefficienza nella gestione dei rifiuti plastici da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo. L’effetto “plastica” si traduce in perdita di miliardi di euro e aumento dell’inquinamento. Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: è come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplichi.

Il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica dell’area e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici. I numeri del WWF parlano chiaro: il nostro Paese ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi.  Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano, in media, oltre 5 kg della plastica che è dispersa nel mare. Il turismo allo stesso modo è parte del problema e ne è “parte lesa”: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti.

Tutti i Paesi dovrebbero, afferma ancora il WWF, rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurne drasticamente la produzione e il consumo e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo. I Paesi del Mar Mediterraneo, le aziende e i cittadini dovrebbero assumersi ciascuno le proprie responsabilità e insieme contribuire ad un sistema di gestione circolare della plastica senza più scarti e rifiuti.

Abbiamo raccolto alcune cifre per capire quanto questo materiale sia diffuso nel mondo: circa 1.000 milioni di bottiglie di plastica usa e getta vengono gettati via ogni anno, nel 2016, ne sono state utilizzate 480 miliardi, solo 10 anni prima il  numero era molto minore, 300 miliardi; sempre di materiale plastico sono state utilizzate 2 milioni di buste al minuto, ogni anno miliardi di persone nel mondo fanno uso di  più di  mezzo  milione di  cannucce,  ed ancora 500 miliardi di bicchieri usa e getta vengono utilizzati ogni anno, come pure 16 miliardi di bicchieri  per caffè, sempre  ogni anno viene prodotta una quantità di plastica da imballaggio sufficiente a ricoprire il pianeta per ben 10 volte lungo l’equatore.

Sono 269.000 le tonnellate di plastica  buttate via ogni anno e già finita nei nostri mari. Nell’Oceano ne finiscono, ogni anno, più di 8.000.000 di tonnellate,  dove a causa di venti e correnti, sono nate  tre nuove isole, tre veri e propri continenti, fatti di spazzatura e rifiuti di plastica: uno in mezzo al Pacifico Settentrionale, uno nell’Oceano Indiano; uno nell’Oceano Atlantico. Tra queste isole la  più grande è la prima, tra i 700.000 e i 10 milioni di Km2, ovvero dalle 4 alle 16 volte più grande di quanto si pensasse, per fare un paragone tre volte più grande della Francia. In questa area si sono accumulati più di 1.800 miliardi di rifiuti di plastica, l’intero ammontare dei detriti pesa fino a 90.000 tonnellate, un mare di spazzatura, soprattutto di plastica.

Un’isola di plastica è stata di recente scoperta  anche nel Tirreno, è tra l’Isola d’Elba e la Corsica, è grande decine di chilometri. Questo è un grande pericolo per i mari: le particelle di plastica si decompongono sotto l’azione del sole diventando sempre più piccole, e facile preda per pesci e uccelli, che subiscono gravi danni tanto che, negli ultimi 30 anni, animali di circa 700 specie sono stati uccisi a causa della plastica, ogni anno 100 mila animali marini e più di 1 milione di uccelli trovano, per questo, la morte; ci sono specie di creature marine sull’orlo dell’estinzione. Uccelli e pesci muoiono per soffocamento, il 44% degli uccelli marini finiscono con il ritrovarsi oggetti di plastica nell’organismo, i problemi sono vasti e vari. Si stima che entro il 2050 la massa totale dei rifiuti nell’Oceano sarà  uguale alla massa totale di tutti i pesci che lo abitano. È facile dedurre che se i pesci mangiano la plastica l’intera catena alimentare ne risente, compreso l’uomo, sostanze altamente pericolose arrivano sulle nostre tavole e le tossine contenute nella plastica spesso causano cancro o provocano danni al sistema immunitario e difetti alla nascita.

Il problema è ancora più grave, uno studio recente ha scoperto tracce di microplastiche all’interno dell’acqua piovana. La loro presenza negli oceani e nei corsi d’acqua ha recentemente ricevuto una grande attenzione da parte della comunità scientifica e dei media ed ora se ne sta studiando la presenza nell’aria, dove  sembrano essere onnipresenti, con una frequenza giornaliera di 365 particelle, per metro quadrato, piovute dal cielo. I rifiuti di plastica che iniziano il loro ciclo come bottiglie o imballaggi si degradano, nel tempo, in particelle microplastiche o nanoparticelle molto più piccole.  Si  stima che ci siano da 15 a 51 trilioni, un trilione equivale a mille miliardi, di queste particelle che galleggiano sulla superficie degli oceani.

Ognuno deve fare qualcosa: intanto iniziare a rimuovere la spazzatura che è già nell’Oceano, come pure educare all’uso di materiali compostabili o riutilizzabili quali vetro, acciaio, coccio, fibre naturali.  Bisogna darci tutti una mossa per impedire che il nostro pianeta soffochi sotto oceani di rifiuti e di plastica. Intanto il 27 marzo scorso il Parlamento europeo ha approvato la direttiva che diminuisce in modo significativo l’utilizzo della plastica entro il 2021. Nel mirino di Bruxelles sono presenti diversi prodotti  usa e getta che rappresentano il 70% di tutti i rifiuti marini: posate, piatti, cotton fioc,  cannucce, miscelatori per bevande,  bastoncini per palloncini, sacchetti,  imballaggi  e  contenitori.   L’accordo introduce inoltre il principio “chi inquina paga”, prevedendo una responsabilità estesa, per esempio, per i produttori di tabacco e di attrezzi da pesca che, come afferma Legambiente, sono tra i rifiuti più trovati sulle nostre spiagge.

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