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Rifiuti. Polemiche per il documento dell'Ati4: una resa incondizionata della politica alle necessità industriali secondo IdV, solo uno standby dettato da senso di responsabilità secondo la maggioranza dei sindaci

martedì 26 aprile 2011
di Laura Ricci
Rifiuti. Polemiche per il documento dell'Ati4: una resa incondizionata della politica alle necessità industriali secondo IdV, solo uno standby dettato da senso di responsabilità secondo la maggioranza dei sindaci

Non cessano le polemiche e le prese di posizione sulla delicata materia legata alla gestione dei rifiuti e al ruolo che gioca, non solo per Orvieto e l'Orvietano ma per l'intero sistema regionale, l'impianto delle cosiddette Crete a Pian del Vantaggio, rispetto al quale è in corso, come è noto, da un lato l'iter per l'autorizzazione a un progetto industriale di revamping dell'attuale gestore Sao-Acea, giunto alla fase della VIA, dall'altro quello recentemente avviato dalla Soprintendenza dei beni culturali dell'Umbria per l'apposizione del vincolo sul secondo e terzo calanco della discarica, mossa che di fatto blocca il progetto di Sao-Acea. Di fronte alla posizione della società, che ha a suo tempo informato che stante così la questione è gioco forza interrompere i conferimenti in discarica entro il secondo semestre dell'anno in corso, data prevista per l' esaurimento dell'ottavo gradone attualmente in coltivazione, L'Ati 4 ha approntato la scorsa settimana una proposta di linee di indirizzo in vista del piano d'ambito del conferimento e della gestione dei rifiuti a cui si sta lavorando, in modo da tenere conto della procedura di VIA a cui è attualmente assoggettata la discarica Le Crete per determinare la possibilità e la dimensione dell'ampliamento richiesto da Sao.

Il documento, che riportiamo in correlata, è stato approvato dai sindaci dell'Ati 4 ad eccezione di quelli di Orvieto e Porano, che si sono astenuti, in quanto si inserirebbe in maniera impropria nelle decisioni in corso. Di diverso avviso, invece, i sindaci che l'hanno votato, di cui si fa portavoce Valentino Rocchigiani, membro del coordinamento dei sindaci dell'Ati 4, che lo definisce un atto di responsabilità contro la situazione di emergenza che, per il prossimo esaurimento della coltivazione del secondo calanco, potrebbe crearsi nell'immediato. Secondo Rocchigiani, inoltre, il rischio dell'apertura indiscriminata del terzo calanco è scongiurato dalla clausola del documento approvato in cui si suggerisce che "l'autorizzazione dovrebbe consentire l'immediata realizzazione del completamento del secondo calanco e il rinvio dell'eventuale realizzazione del terzo solo se e quando fosse necessario in ragione della domanda di smaltimento dei rifiuti dell'ambito, da verificarsi dopo un arco temporale sufficientemente ampio tale da garantire la stabilizzazione dei flussi e la certezza delle proiezioni" (proiezioni che secondo il documento di indirizzo per le politiche sui rifiuti del Comune di Orvieto prodotto dall'assessore all'ambiente Claudio Margottini, dovrebbero escludere un eventuale ampliamento al terzo calanco almeno fino al 2021). Vale a dire, in parole povere: procedere all'immediato ampliamento del secondo calanco con la sopraelevazione tramite il nono gradone, e rimandare il terzo solo a una effettiva necessità, ancora tutta da verificare.

Contro le linee di indirizzo prodotte nel documento dell'Ati 4 tuona, con una nota stampa, il coordinamento di Italia dei Valori di Orvieto, che afferma di essere completamente in disaccordo con le considerazioni espresse sulle prospettive della discarica di Orvieto. "La nostra posizione - si afferma - si tradurrà in un elemento determinante per la condivisione di programmi di coalizione, ad ogni livello, a partire dalle prossime e vicine occasioni elettorali. Il documento dei Sindaci della Ati 4 - si legge ancora nella nota - ha il sapore della resa incondizionata della politica locale di fronte a necessità industriali che nulla hanno a che fare con l'interesse della cittadinanza: la mancanza di iniziativa e di capacità innovativa non possono essere spacciate per necessità cogenti ed immutabili".

Il pronunciamento dell'ATI 4 per IdV è privo di giustificazione almeno per tre motivi: "non risulta che lo stesso organismo abbia prodotto o completato il lavoro avviato per la definizione del Piano dei rifiuti dello stesso Ati 4; è tuttora all'esame dei competenti organi il progetto presentato dalla SAO per l'ampliamento della discarica; l'Ati ha una competenza specifica in materia di raccolta differenziata finalizzata al riciclo... appare dunque completamente incomprensibile la ritrosia che lo stesso Ati denuncia per l'avvio di tali operazioni, se non con la volontà di rimandare e procrastinare l'avvio della raccolta porta a porta in modo da rendere irrinunciabile la sopravvivenza della discarica e dell'incenerimento."

"I Sindaci - continua la nota di IdV - farebbero bene ad essere più attenti alle insidie che questo sistema comporta, a svantaggio dell'interesse del cittadino e per la conseguente tassazione ingiustificata, e a porre paletti per una gestione dei rifiuti innovativa, economica, rispettosa dell'ambiente." E un riferimento va anche agli imprenditori del settore, che dovrebbero riconvertire verso altre frontiere il loro core business: "Ogni operatore industriale deve adeguarsi a questa politica innovativa: quelli che conosciamo ne hanno i mezzi e le capacità. A loro solo l'onere di affrontare quella riconversione che le norme nazionali ed europee reclamano da anni. Un'industria di raccolta differenziata e riutilizzazione delle materie prime seconde è in grado di creare posti di lavoro in modo molto più importante di quanto non sia possibile con il normale conferimento in discarica del rifiuto tal quale".

Di parere diverso il sindaco di Allerona, Valentino Rocchigiani, che abbiamo contattato, in quanto membro del coordinamento dell'Ati 4, per cercare di comprendere meglio il nocciolo della questione. "I sindaci non fanno alcun passo indietro - afferma - e non ritengono né desiderabile né utile che si apra il terzo calanco. Sta a noi, d'altra parte, con opportune politiche di riciclo, non crearne la necessità. Il documento, con le precauzioni introdotte, che se ben si legge pongono dei se e dei ma e non aprono affatto al terzo calanco, si è reso necessario per motivi procedurali e tecnici. In questa fase, infatti, come i tecnici ci hanno spiegato, non è possibile dividere la pratica avviata per l'autorizzazione del progetto di Sao-Acea, non si può cioè scindere il sopraelevamento del secondo calanco dal discorso che riguarda il terzo, rispetto al quale sono state fatte, in ogni caso, delle prescrizioni. La AIA che oggi viene rilasciata, e che è urgente per non mettere in crisi l'intero sistema dei rifiuti, con costi stratosferici per i cittadini qualora i rifiuti dovessero essere conferiti fuori ambito, lungi dal dare il benestare al terzo calanco lo lascia semplicemente in stand by. Sarà il piano d'ambito a prendere la decisione definitiva".
"Non una marcia indietro, dunque - spiega ancora Rocchigiani - ma una presa di posizione politica forte dei sindaci di fronte a una situazione transitoria. Si tratta di essere con i piedi dentro la realtà di fronte all'emergenza, in quanto occorrono tempi rapidissimi per l'esecuzione delle opere di sopraelevazione del secondo calanco che si rendono assolutamente necessarie".

L'orientamento verso la differenziata, e nello specifico verso la raccolta differenziata porta a porta dei sindaci dell'Orvietano, a quanto dichiara Rocchigiani resta invece forte, tanto è vero, informa, che nove piccoli Comuni del comprensorio (i cinque dell'alto Orvietano, Castel Viscardo, Castel Giorgio, Porano e Allerona) hanno fatto un accordo per dare mandato a una società di consulenza specializzata per la stesura di un progetto di raccolta differenziata porta a porta che non solo possa anticipare i tempi fissati dalla Regione per la produzione del 65% di materiali di riciclo, ma sia addirittura in grado di andare oltre la percentuale fissata.

Ad essere diversa embra essere, tuttavia, l'impostazione di fondo: secondo IdV infatti, e secondo le altre associazioni ambientaliste del territorio, è necessario andare verso la produzione di rifiuti zero e il totale superamento delle discariche e degli inceneritori, mentre il piano regionale dei rifiuti dell'Umbria, dalle stesse più volte definito inadeguato e arcaico, non sembra prescindere, pur limitandolo con gli incentivi alla differenziata, dal sistema degli inceneritori e delle discariche che, nel territorio regionale, sono fissate a tre: Le Crete a Orvieto e altri due punti a Città di Castello e Magione. A creare interrogativi anche nei sindaci del comprensorio orvietano è il fatto che non viene individuato un punto di raccolta per il territorio spoletino, e dunque il timore che i rifiuti dello stesso possano essere convogliati nel bacino dell'Ati 4 che fa capo alle Crete. A quanto riferisce Rocchigiani, sarà dunque necessario definire in modo più preciso anche questo aspetto in fase di elaborazione del piano d'ambito.

La posizione di IdV Orvieto

Il documento dell'Ati 4

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