ambiente

Preoccupazione per lo spettro dei rifiuti provenienti dalla Campania. I primi no per l'eventuale conferimento in Umbria e alle Crete

giovedì 25 novembre 2010
di laura

Desta allarme in Umbria, e a Orvieto in particolare per la presenza della discarica "Le Crete", la notizia che Governo e Regioni potrebbero trovare un accordo per accogliere i rifiuti provenienti dall'esplosiva situazione campana. Se ne è parlato nel vertice convocato ieri d'urgenza dal ministro Raffaele Fitto, a cui hanno partecipato, per l'Umbria, la governatrice Catiuscia Marini e l'assessore regionale all'Ambiente Silvano Rometti. La Marini ha affermato che l'Umbria non potrà non essere solidale se tutti saranno solidali, ma che in ogni caso è pronta a ricevere solo un modesto quantitativo di rifiuti, e che ciò avverrà solo se il Governo proclamerà lo stato di emergenza nazionale. Ma le discariche del territorio regionale, come è noto, sono colme - Orvieto in primis, dove si dibatte da tempo contro l'apertura del terzo calanco - e non sono tardate ad arrivare le prime prese di posizione in Consiglio Regionale.

Deciso no all'ipotesi da parte del consigliere regionale del PdL Alfredo De Sio: "Non può esserci nessuna disponibilità ad accogliere parte dei rifiuti per l'emergenza Campania - afferma - sia per problemi legati al progressivo esaurimento del sistema delle discariche umbre sia per la pessima gestione relativa  all'analoga vicenda negli anni precedenti. Il ricordo di come fu gestita la fase del conferimento dei rifiuti ad Orvieto e le responsabilità politiche gravissime del  centrosinistra in quella fase - continua - sono ancora nella mente di tutti i cittadini e tutte da chiarire, ecco perché  chiedere nuovamente  di farsi carico di tutto ciò mi sembra assolutamente fuori luogo. La presidente Marini - aggiunge - deve esplicitare ufficialmente, magari forte di un voto del Consiglio regionale, l'assoluta indisponibilità a sostenere questa nuova emergenza. Del resto - prosegue - come da più parti ricordato, oggi l'Umbria è alle prese con decisioni strategiche rispetto ad eventuali ampliamenti delle discariche esistenti, anche a causa di un piano regionale rifiuti mai applicato e con una raccolta differenziata assolutamente inadeguata. Tutto ciò - conclude De Sio - con le perplessità avanzate da vari Comuni rispetto a nuovi ampliamenti, mi sembra un problema non secondario da affrontare e che va risolto al più presto anche attraverso una rapida valutazione dei diversi piani d'ambito elaborati".

Per Sandra Monacelli dell'Udc, "La drammatica situazione dei rifiuti, che da 16 anni dura in Campania, rappresenta il fallimento di tutti quei poteri che dovevano decidere come amministrarne la gestione e che si sono invece rivelati incapaci di risolvere il problema, diventato altresì il pretesto per un enorme e sistematico saccheggio di risorse pubbliche. La richiesta fatta dal ministro Fitto alle regioni italiane di farsi carico, per il principio di solidarietà nazionale, dell'immondizia campana, al di là delle istintive risposte fatte di sì o di no, deve far riflettere non solo sulle reali possibilità della nostra regione di fare la propria parte, ma anche sullo stato di attuazione del piano regionale dei rifiuti dell'Umbria che si sta rivelando del tutto inadeguato, soprattutto nei tempi, rispetto agli obiettivi prefissati. Il progressivo esaurimento delle potenzialità delle discariche - continua - e i dati non positivi della raccolta differenziata che viene effettuata in Umbria, si sommano ai ritardi con i quali da parte degli Ati si sta procedendo alla decisione relativa all'ubicazione della termovalorizzazione. Urge pertanto - conclude - il superamento degli equilibrismi politici che, sull'altare di manieristiche posizioni verdi-ecologiste, hanno immolato quelle scelte necessarie per evitare in Umbria una riedizione del disastro Campania".

Secondo Cirignoni, capogruppo regionale della Lega Nord, quanto sta accadendo in Campania non si configura come "emergenza" in quanto, spiega "non è dovuta a fattori imprevedibili, ma ad una situazione di ‘emergenza permanente' prodotta dall'incapacità dell'Amministrazione di quella regione di attuare un corretto piano dei rifiuti, e all'intervento della camorra nella creazione di questa crisi cronica". Secondo il capogruppo della Lega Nord, l'unica soluzione possibile è quella di "dichiarare lo stato di emergenza in Campania per motivi di tutela della salute pubblica e dell'ordine pubblico, inviando poi l'esercito a gestire lo smaltimento in loco dei rifiuti. Solo in tal caso - spiega Cirignoni - la Regione Umbria potrà essere solidale con la Campania, inviando uomini e mezzi per risolvere la situazione. E al fine di far esprimere al Consiglio regionale una posizione che impegni la Giunta in tal senso - conclude - abbiamo provveduto a presentare una mozione".

Più settata sui problemi specifici di Orvieto la posizione del capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Raffaele Nevi, che ricorda che la città di Orvieto aspetta ancora di vedersi pagati i rifiuti che vennero buttati in discarica qualche anno fa (nel 2006) e non può divenire il luogo in cui finiscono tutti i problemi dell'Umbria. "E' sacrosanto - afferma Nevi - che il governo Berlusconi cerchi di trovare una soluzione al problema dei rifiuti di Napoli, per evitare al nostro Paese l'ennesima figuraccia a livello internazionale, attraverso una richiesta di solidarietà a tutte le regioni italiane, ma per l'Umbria - continua - il discorso è molto complicato. Tutti sanno - aggiunge - che il nostro sistema, a causa delle non scelte del centro sinistra negli ultimi dieci anni, sta arrivando a saturazione perché le discariche sono piene e non c'è traccia della minima concretezza per ciò che attiene alla realizzazione di un sistema di smaltimento completo, che punti all'incremento della differenziata e alla chiusura del ciclo. Stante questa situazione, se non vogliamo finire anche noi come la Campania, non possiamo ospitare i loro rifiuti. È evidente poi - conclude - che non si può chiedere l'ennesimo sacrificio alla città di Orvieto, che sarebbe ancora una volta il luogo in cui finiscono tutti i problemi dell'Umbria, mentre la città aspetta di vedersi pagati i rifiuti che vennero buttati in discarica qualche anno fa e mentre la Regione non assicura a quella città ciò che chiede in termini di infrastrutture, turismo, commercio, agricoltura e servizi in genere".

Non ci sono ancora posizioni ufficiali da parte dell'amministrazione comunale di Orvieto, ma Pier Giorgio Pizzo, Udc, consigliere delegato al bilancio, in una dichiarzione ufficiosa afferma che, prima di ogni solidarietà, vengono i circa due milioni di euro che, dai tempi dell'emergenza del 2006, Orvieto non ha ancora potuto immettere nelle più che carenti casse comunali. Anche il sindaco Concina ne ha fatto cenno nell'ultimo Consiglio comunale, affermando che forse si è vicini al saldo del debito; ma nei tempi prossimi nessuno più ci crede, giacchè è un "forse" in cui si spera, senza risultati, da vari anni. La preoccupazione più forte resta tuttavia quella ambientale: nella città con il tasso di differenziata più basso dell'Umbria, che subisce costituzionalmente il danno di una produzione altissima di indifferenziato e che ultimamente ha colmato a ritmo esponenziale i suoi calanchi per il blocco dell'inceneritore di Maratta e il conseguente conferimento dei rifiuti ternani, riaprire le braccia a Napoli rappresenterebbe un ultimo tragico collasso.

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