ambiente

Rifiuti campani e rifiuti nostrani. La governatrice Lorenzetti scrive a Romano Prodi

venerdì 18 gennaio 2008
La presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, ha voluto ribadire e chiarire ulteriormente la posizione assunta dalla Regione Umbria in merito alla vicenda dell’emergenza rifiuti in Campania affrontando, con l'occasione, anche la questione del sequestro del termovalorizzatore di Terni. Di seguito il testo integrale della lettera trasmesso dall'Ufficio Stampa della Regione Umbria: “Caro Presidente, sento l’esigenza di scriverti dopo aver riscontrato inaccettabili strumentalizzazioni rispetto alla posizione assunta dall’Umbria in merito alla vicenda dell’emergenza rifiuti in Campania e in seguito alle recentissime vicende giudiziarie che hanno portato al sequestro dell’impianto di termovalorizzazione della città di Terni, l’unico esistente in Umbria. Vorrei, come ho già fatto a Palazzo Chigi alla tua presenza, dire che l’Umbria condivide i tuoi reiterati appelli al senso di responsabilità di tutti e di ciascuna Regione d’Italia perché la questione “Campania”, per le sue ricadute sull’immagine del nostro Paese nel mondo, è ormai questione nazionale che impone a tutti di fare il proprio dovere. Ebbene, l’Umbria non ha mai negato la sua solidarietà a nessuno. L’ha sempre offerta e senza necessità di alcun appello. Lo ha fatto con generosità innanzitutto verso la Campania, quando ha avuto le condizioni per farlo. Ora, come ho avuto modo di dire sempre a Palazzo Chigi, siamo davvero nelle peggiori condizioni. Aggravate dalla vicenda del sequestro dell’impianto della città di Terni. La posizione della Regione Umbria è limpida. Ma vorrei ribadirtela. Innanzitutto la mia è stata tra le primissime Regioni a dare solidarietà alla Campania, per un’emergenza che dura da tempo, smaltendo da sola, sulla base di tre accordi di programma, circa 170 mila tonnellate di rifiuti provenienti da quella regione, da dicembre 2001 ad aprile 2004. Proprio nell’aprile del 2004 la magistratura ha avviato, sulla vicenda, un’indagine giudiziaria che ha portato all’invio di avvisi di garanzia nei confronti, tra gli altri, dell’ex assessore regionale all’ambiente, dell’ex sindaco della città di Orvieto, in cui è ubicata la discarica dove sono stati smaltiti i rifiuti in questione, funzionari regionali e comunali, e dei vertici della società di gestione del sito. Fu anche disposto il parziale sequestro della discarica”. “Secondo la magistratura sarebbero stati smaltiti quantitativi superiori a quelli previsti dagli accordi e di tipologie non autorizzate. Inoltre, la stessa magistratura ha contestato il mancato pagamento di tutte le somme dovute alla Regione Umbria ed al Comune di Orvieto.Il prosieguo delle indagini ha poi portato al rinvio a giudizio di tutti gli inquisiti e siamo ora nella fase dibattimentale. Ecco perché ho detto, e ribadisco, che è d’obbligo, da parte nostra, la cautela. Ancor più necessaria oggi, in presenza degli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria della magistratura ternana sull’impianto di incenerimento dell’Asm di Terni che ha portato anche all’invio di avvisi di garanzia a nove persone, tra le quali vi è il sindaco della città, Paolo Raffaelli, nei quali si ipotizzano reati gravissimi, a cominciare da quello di ‘disastro ambientale’. Oltretutto questa vicenda, a causa del sequestro dell’impianto, mette in ulteriore difficoltà l’intero sistema regionale di raccolta e smaltimento dei rifiuti essendo preclusa l’attività del solo punto di termovalorizzazione attivo in Umbria, costringendoci a conferire tutto in discarica. A fronte di tutto ciò, ritengo che non si possano più rinviare scelte di carattere strutturale che ci aiutino a realizzare, non solo nel breve termine, ma nel medio e lungo periodo, un sistema adeguato e moderno per la gestione di tutto il ciclo dei rifiuti. Questa è, dunque, la ragione per cui nel mio intervento al vertice di Palazzo Chigi ho sottolineato la necessità di affrontare in maniera più decisa la tematica dell’intero ciclo dei rifiuti in tutto il Paese, sia perché dobbiamo tutti insieme determinare le condizioni migliori affinché l’Italia possa definitivamente dotarsi di norme e strumenti adeguati, sia perché – nell’immediato – ciò potrebbe offrire soluzioni per la stessa emergenza in Campania. Ciò significa che ogni regione deve prioritariamente perseguire la riduzione della produzione dei rifiuti, potenziare la raccolta differenziata, spingendosi il più possibile verso il 50 per cento dei rifiuti prodotti, e determinare efficaci scelte industriali, ambientalmente sostenibili, di smaltimento, compresa la termovalorizzazione di ultima generazione, onde evitare che problematiche simili a quelle oggi vissute in Campania possano ripetersi altrove. Obiettivi peraltro indicati anche dalla legge finanziaria”. “In Umbria l’efficacia del Piano regionale di raccolta e smaltimento dei rifiuti in vigore ha ormai esaurito i suoi effetti e abbiamo avviato l’iter per il nuovo Piano. Non ti nascondo che rispetto a quelli che dovranno necessariamente essere gli obiettivi del nuovo Piano (riduzione della produzione di rifiuti, alta raccolta differenziata, ma anche adeguato sistema impiantistico per lo smaltimento), allo stato delle cose in Consiglio regionale non avremmo una maggioranza autosufficiente. Nel frattempo, per far fronte alle esigenze del territorio, abbiamo proceduto all’ampliamento della capacità di accoglienza delle discariche regionali. So che non è una buona cosa, ma siamo stati costretti a farlo. In considerazione di tutto ciò, riterrei davvero utile l’avvio, in tempi rapidi, di un confronto tra Governo, con i Ministri interessati, e Regioni al fine di poter individuare e realizzare azioni condivise per un efficace governo del ciclo dei rifiuti, uscendo così da logiche legate alla contingenza, quando non all’emergenza, mettendo in campo tutte le migliori tecnologie conosciute e sperimentate, senza però escluderne alcuna, compresa la termovalorizzazione, consapevoli che non è possibile proseguire a ‘consumare’ territorio con l’allargamento delle discariche. Ringraziandoti per l’attenzione, colgo l’occasione per porgerti i miei più cordiali saluti”.
Pubblicato da Pasquino il 20 gennaio 2008 alle ore 22:09


" La discarica Le Crete, a ridosso di Orvieto scalo

ORVIETO - Se la metti a fuoco una volta, non te la togli pi di torno. Taglia l'orizzonte della rocca del Duomo. Incombe sulla valle. Fa da quinta all'Autosole. La discarica "le Crete", la Grande Pattumiera dell'Umbria, un cratere artificiale di 84 mila metri quadrati, aperto nei calanchi di argilla che chiudono la riva sinistra del fiume Paglia. E ha una storia che nessuno sembra abbia voglia di raccontare.

Perch in Umbria, l'omert si chiama "riservatezza". Perch se dici rifiuti, pensi a Napoli. Se dici Camorra, pensi alla Campania. Se ascolti di amministratori locali scaltri, di avventurieri della "mondezza", immagini il nostro Meridione, non il paradiso degli ulivi. Non un gioiello d'arte dove, il 24 gennaio, un piccolo tribunale prover a celebrare un processo che nessuno vuole. Per i nomi dei suoi imputati, per le responsabilit politiche che illumina.

La societ che controlla "le Crete" si chiama "Sao" e ha cambiato padrone nel maggio 2006. La acquisisce la Acea nell'operazione con cui rileva la indebitata "Tea" (gruppo "Erg") per circa 150 milioni di euro. La discarica un ottimo affare. Geologicamente (le argille plioceniche hanno un altissimo coefficiente di impermeabilit al percolato: un metro di penetrazione ogni 10 mila anni). E, soprattutto, per quel che pu e si ha intenzione di farla diventare.

Ma, da almeno dieci anni, ha un problema. La procura della Repubblica di Orvieto si ostina a ficcare il naso in quel che avviene nel cratere e intorno al cratere. Tra il '97 e il '98, una prima indagine ha accertato che in quei calanchi si va tecnicamente a vista, affidandosi all'expertise di un geometra comunale. Che in coincidenza di robusti "eventi meteorologici", i liquami liberati dai rifiuti arrivano dritti dritti nel Paglia. Per non parlare dell'impianto di compostaggio dei rifiuti. Una selezione scadente produce un "compost" di pessima qualit, che non ha mercato e finisce in discarica. A fine anni '90, il sito viene chiuso, e si decide di aprire una nuova ferita nei calanchi, lungo lo stesso crinale.



Il progetto della nuova (e attuale) discarica viene affidato e realizzato da due geologi e un "tecnico": l'ingegnere Iginio Orsini. Che "ingegnere" non mai diventato. Ha dato un solo esame, da studente, ma un eccellente praticone, che ha ingannato molti (persino a Parigi) e si aiuta con qualche buon software di progettazione. Quando lo scoprono e gli chiedono conto in tribunale troppo tardi: le ruspe sono gi al lavoro. Nel 2001, con la nuova discarica a regime, la "Sao" e il comune di Orvieto, un monocolore rosso da mezzo secolo, fiutano il business. Le "Crete" - ragionano - possono coniugare le ragioni della "politica di solidariet" con altre amministrazioni di sinistra e quella dei soldi facili per le casse dell'Amministrazione.

La Campania in ginocchio di fronte ai rifiuti e le nuove "Crete" hanno spazio da vendere. Basta pagare. L'operazione benedetta dalla Regione Umbria, dalla regione Campania, dall'allora sindaco di Orvieto, Stefano Cimicchi. E' un uomo il cui nome, ancora oggi, viene pronunciato dagli orvietani con un certo timore. Comunista, quindi diessino, diventato sindaco nel '91, per poi essere rieletto nel '95 e nel '99. In quegli anni, sembra di capire, Orvieto cosa sua. Non si muove paglia che lui non sappia o non voglia. Le potenzialit della discarica sono un suo pallino anche per il vantaggio che ne viene alle casse del comune. L'affare con la Campania si fa.

Per la umbra "Sao", a Napoli, opera informalmente un tale Rino Martini. E' un ex colonnello della Forestale che si messo a fare il trader internazionale di rifiuti. Per i primi trasporti dal napoletano in Umbria aggancia la "Ecolog", societ per lo smaltimento dei rifiuti del gruppo Fs e allora general contractor del consorzio campano. Dice di aver comprato delle volumetrie delle "Crete" per rifiuti extraregionali e fa un prezzo, che la Sao conferma. Iniziano i trasporti. Ma presto chiaro che c' qualcosa di poco trasparente.

Alla "Ecolog" lavora gente seria, convinta che, anche nel business dei rifiuti, sia possibile coniugare "redditivit" e trasparenza. Quel genere di pignoli che fanno attenzione ai "formulari". Sono le bolle che accompagnano ogni tipo di rifiuto. Ne certificano la natura, la quantit, il punto di carico, il trasportatore, il trasformatore, il punto di scarico. Quando il rifiuto completa il suo tragitto, il "formulario" torna indietro, perch tutti coloro che vi hanno messo mano siano sicuri che a destinazione arrivato esattamente ci che partito. Bene, nei formulari che tornano indietro dall'Umbria figurano finiti nelle "Crete" rifiuti mai caricati. Per tipo e per quantit. La prima volta, alla Ecolog, pensano a un errore. Al quinto "errore" corrono dai carabinieri e si sfilano.

Nel 2003, una nuova "emergenza". Orvieto e Napoli si tendono ancora una volta la mano per un accordo di programma. La prima esperienza lo sconsiglierebbe per molte ragioni (non ultima che il trasporto dei rifiuti non stato saldato). Che, tuttavia, sembrano esattamente le stesse per cui l'accordo si conclude. Ufficialmente si tratta di spostare 20 mila tonnellate i rifiuti. Che, a 160 euro la tonnellata, pi 25 euro di trasporto, fanno una discreta cifra.

E infatti accade qualcosa. Che Roberto Cetera, amministratore delegato di "Ecolog", racconter al procuratore di Orvieto Calogero Ferrotti, il magistrato che, prima del suo trasferimento, riuscir a portare in giudizio "le Crete". In quel 2003 - racconta a verbale Cetera - accaduto che uno degli autotrasportatori napoletani che lavorano per la "Ecolog" si sia confidato. Degli "amici" lo hanno invitato a mollare la sua prestigiosa committenza per salire a bordo di un nuovo cartello di societ "che hanno gi firmato nuovi contratti con la Sao". Cetera si insospettisce. Chiede conto al commissario straordinario, che cade dalle nuvole. Salvo scoprire, che, in realt, nuovi contratti sono stati firmati. Ma dal consorzio Napoli 3, presieduto da Mimmo Pinto.

Mimmo Pinto stato tutto in vita sua. Ha fondato i "disoccupati organizzati" napoletani. E' stato in Lotta Continua. E' stato radicale, socialista, forza italiota. Si infine acconciato a salire a bordo dell'amministrazione Bassolino, che lo ha messo a occuparsi di rifiuti. Per il nuovo "affare" umbro, la "Ecolog" fuori. La "logistica" e il trasporto Napoli-Orvieto - accerter l'inchiesta della magistratura - vengono subappaltate a due societ nell'orbita della Camorra.

La "New Ecoservice srl" e la "Emambiente srl" (quest'ultima con sede sociale a Giugliano, il feudo dei Mallardo), cui l'affare porta 1,5 milioni di euro. Il solo denaro, per molto tempo, ad essere stato regolarmente saldato (dopo una transazione di 3,5 milioni di euro, "Sao" vanta tuttora crediti per oltre 3 milioni). Nelle "Crete" i camion che arrivano da Napoli scaricano tra le 50 e le 60 mila tonnellate di rifiuti. Tre volte il quantitativo previsto dall'accordo. Ma cosa sversano?

Il 24 di gennaio, alla domanda potrebbe dare risposta un processo in cui gli imputati sono 10. Funzionari e dirigenti della "Sao", l'ex sindaco di Orvieto Cimicchi, l'assessore regionale all'ambiente di Prc Danilo Monelli e Mimmo Pinto. Imputati di una lunga teoria di falsi, abusi e reati ambientali destinati a rapida prescrizione se il processo dovesse traslocare a Napoli. Vedremo cosa accadr. C' da dire che chi tocca i fili del business dell'immondizia, da queste parti, rimane folgorato.

Lo scrittore Luigi Malerba, nel lontano aprile '97, ha il coraggio di scrivere una lettera aperta su "Repubblica". Rivolgendosi a Cimicchi lo invita a desistere dall'allora progettato inceneritore che dovrebbe completare il "ciclo" della discarica. Con l'argomento di chi non ha girato la testa dall'altra parte. "Sa che di notte sono gi arrivati alla discarica orvietana carichi di rifiuti su autocarri targati Napoli? (...) Credo che dietro tutta questa vicenda sciagurata ci sia una parola incriminata ed esorcizzata: "business"". Viene trascinato in un tribunale, dove sar assolto. Ma ha visto lunghissimo.

Sono passati 11 anni. E il business sta per ricominciare. In altro modo. La provincia di Terni ha autorizzato la discarica ad accogliere rifiuti speciali per 130 mila tonnellate, il 10% della sua capienza (1 milione e 300 mila tonnellate). Si chiamano "rifiuti speciali non pericolosi". Sono lubrificanti, residui di vernici, adesivi, collanti, "esiti" della lavorazione dei metalli, della plastica, rifiuti da incenerimento. Al comune di Orvieto, andr una fiches di 7 euro a tonnellata. E forse qualcosa di pi, se avr seguito una bozza di accordo che la nuova "Sao" ha sottoposto al nuovo sindaco, Stefano Mocio, il 27 novembre scorso.

"Facendo riferimento a intese intercorse", "Sao" propone di mettere una pietra sul passato con una transazione e di guardare avanti a un progetto che realizzi nel territorio del comune un polo di energie rinnovabili. Dovrebbe funzionare cos. "Sao" verser al comune 402 mila euro (70 mila per sponsorizzare "Winter Umbria Jazz"; 45 mila per "contributi a interventi di educazione ambientale; 287 mila per scordarsi il passato) e, oltre ad avere pieno sfruttamento della discarica, avr via libera alla "realizzazione sul territorio della costruzione di nuovi impianti per le energie rinnovabili (...) impianti fotovoltaici, un impianto a bio-masse, un impianto per il trattamento dei rifiuti tossici dei termovalorizzatori". Orvieto osserva e tace tra i suoi ulivi".

Articolo di Carlo Bonini,inviato di Repubblica.it,scritto il 20.01.2008.

Da oggi,a livello internazionale,noi orvietani saremo ancor piu' famosi,per aver oltre al Duomo,il Pozzo di S.Patrizio,il Palazzo del Capitano del Popolo,un "monumento" in piu' ,Il Butto delle Crete.
O dei cretini?

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