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Ancora timori per l'eolico sul Monte Piatto. Una lettera aperta di Giancarlo Imbastoni alla sindaco di San Venanzo

venerdì 18 agosto 2006
Non è chiusa la questione della centrale eolica sul Monte Piatto. Anche se l'Ufficio Tecnico del Comune di Orvieto ha dichiarato la non compatibilità urbanistica del progetto per la realizzazione del parco eolico, respingendo la richiesta avanzata dalla Società Energia S.p.A. rifacendosi all'art. 5 della L.R. 11/98 "norme in materia di impatto ambientale", più incerta appare la situazione sul fronte del Comune di San Venanzo (la centrale eolica è infatti prevista su territori di confine ricadenti nei comuni di San Venanzo e Orvieto), dopo alcune dichiarazioni rilasciate dalla Sindaco Francesca Valentini in un'intervista comparsa il 12 agosto su “Il Messaggero”. Interviene dunque di nuovo sulla questione, per “resuscitarne” gli aspetti di impatto ambientale e di economicità solo temporanea e illusoria, Giancarlo Imbastoni, consigliere al Comune di Orvieto e alla Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana, oltre che cittadino e imprenditore residente nel Comune di San Venanzo. Di seguito la lettera aperta di Giancarlo Imbastoni a Francesca Valentini, Sindaco di San Venanzo:
Signora Sindaco, leggo in una sua intervista del 12 agosto sul Messaggero che per lei la questione “centrale eolica sul Monte Piatto” è tutt’altro che chiusa, “e che ne vuole approfondire tutti gli aspetti”; a tale proposito le “chiedo di chiedere” alla Società proponente queste tre cose molto pratiche e per nulla bucoliche: 1) Lei afferma e anche la Società “che lì soffia forte il vento”. Bene, a pag. 78 del Piano Energetico Regionale, c’è la mappa dei siti potenziali eolici e il Monte Piatto non c’è, non c’è Orvieto e non c’è San Venanzo . Per la precisione i siti giudicati idonei alle centrali eoliche si trovano tutti a est dei Monti Martani. La Legge Regionale dice testualmente “la distribuzione eolica estesa all’intero territorio non esclude altre iniziative al di fuori delle aree individuate e sarà affrontata con successivi studi”. Che facciamo prendiamo per buoni i dati della Società proponente? Per un impianto del genere ce la caviamo con l’autocertificazione? 2) C’è bisogno di alternative al petrolio, lo diciamo tutti meno Bush, ma non è detto che in none dell’emergenza dobbiamo prenderci la prima cosa che capita: venga la Società a spiegarci che “strano operaio” è l’eolico sul Monte Piatto, che lavora un giorno ogni tre o quattro (2250 ore all’anno che di ore ne ha 8760), che magari attacca alle 2 di notte quando nessuno glielo chiede e smonta quando vuole lui, magari alle 11 di mattina quando c’è il famoso picco di consumo. Due alternative: o il modello “capellone” sta avendo successo anche in settori insospettabili della comunità produttiva, oppure la reale produttività del sito è secondaria rispetto alla volontà di insediarla (?) 3) Un luogo comune ci dice che l’eolico è energia a basso costo, questo può essere vero in Danimarca, vediamo se è vero sul Monte Piatto, e qui Le chiedo la massima attenzione: in realtà il sito sarebbe redditizio ma non produttivo perché questo tipo di impianti beneficiano di colossali contributi sul MWh erogato, chiamati “certificati verdi” pari attualmente a 11 eurocent/KW prodotto, oltre i 4-7 eurocent/KW che è il prezzo reale dell’energia; il tutto per 12 anni che è grossomodo il tempo minimo di funzionamento dell’impianto. E dopo? Dal dodicesimo anno in poi sarebbe un impianto con un forte rischio di lavorare in perdita se manutentato a dovere, perché i contributi verrebbero a mancare e ci sarebbe solo l’entrata per KW venduto di 4/7 eurocent, (in Italia più alto che in Europa attualmente) e la manutenzione, straordinaria soprattutto, aumenta col passare degli anni, si sa. C’è quindi un rischio più che concreto di vedere “alla deriva” questi impianti allo scadere dei contributi (?). Lo smantellamento dovrebbe essere previsto nei costi di impianto ma ancora non mi è mai capitato un preventivo o peggio un progetto che ne parli, quasi che queste macchine fossero biodegradabili … E l’obbligo di ripristino dei luoghi e le cauzioni sono poco più che foglie di fico di alcune centinaia di migliaia di euro quando ci sono da togliere “mattonelle” di 700/1000 metri cubi l’una di cemento armato (!!) e chilometri di cavo interrato, sempre che allo scadere della convenzione la ditta esista ancora… Gentile Signora Sindaco, di tempo per approfondire ne ha avuto a bizzeffe (un anno dall’installazione dell’anemometro e tre mesi dalla formalizzazione del progetto), ogni ulteriore richiesta di approfondimento è poco credibile; e assomiglia sempre di più a un sostegno passivo all’iniziativa che oltre che inutile è devastante anche per i 1300 posti letto negli agriturismi che il suo Comune vanta. La prego quindi di fare queste tre domande alla Energia Spa che fa parte di Sorgenia Spa che con Electrabel – Acea formano la Tirrenopower; poi c’è a sua volta Acea che pochi mesi fa ha acquistato la TAD (leggi discarica di Orvieto). Tutte brillanti Società che trattano di multiutility, che tra un anno anche la Provincia di Terni dovrà (?) partorire. Lei questo lo sa, vero Sindaco? Ultima domanda, questa volta a lei: è così sicura che gli abitanti innanzitutto di Ospedaletto, Ripalvella, Collelungo siano così contenti di un’altra batteria di spilloni sulla groppa ferita del Peglia? Le invio i migliori saluti. Giancarlo Imbastoni

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