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Cultura - domenica 07 febbraio 2010 - 21:35

"La Serva". Un monologo amaro di R-esistenza conclude la rassegna Migrazioni

di Carlo Brunetti

Le luci si spengono, lo spettacolo è finito, l'applauso stenta a partire. Non è la conclusione di una rappresentazione mediocre, bensì l'effetto che il monologo di Crescenza Guarnirei ha sul pubblico.
L'applauso parte quindi convinto ed insistito, quell'attimo di silenzio era l'auspicio - forse per far contente le nostre coscienze - che qualcosa nella fine della storia potesse cambiare, dare un segnale di fiducia.

Invece non c'è speranza nella vicenda di una "Serva" di una famiglia del "El primero mundo" il "Primo mondo".
Una vita quella della "Serva" scandita dal lavoro, dalla fatica dall'obbligo delle buone maniere, dal tempo che dolorosamente scorre.

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L'unico momento di libertà è quello del giovedì, del suo giorno libero, dove però la libertà si trasforma in oblio del presente e nel rimpianto di un passato che non è stato.
Le ore del giovedì sono quelle dedicate agli incontri con i connazionali, a riassaporare la propria lingua e la storia diventa anche quella di una donna che incontra braccia che la stringono, labbra che la baciano che non bastano per dimenticare il peso di una perdita che la donna porta con sé.
E' la perdita di Santiago, un ragazzo giovane, innocente ma torturato ed ucciso, la perdita appunto di un amore che poteva essere e che non è stato.

La brava Crescenza Guarnirei, già nota al pubblico di Orvieto con "Niente più niente al mondo", ci propone una recitazione forte, senza cadute retoriche, che mette il pubblico davanti alla drammatica realtà di una donna del Sud America che arriva al "Primero Mundo" fonte di sogni e di speranze per una vita migliore. Il monologo descrive però un'altra realtà, quella di una difficoltà esistenziale senza uscita, dove i ricordi sono rimpianti ed il futuro è sempre avanti, fuggito via per sempre. Ogni gesto, cambio di posa è studiato con cura minuziosa e se l'applauso non parte è perché l'attrice è stata così brava da lasciare tutti con l'amaro in bocca.

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