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Sociale - venerdì 18 aprile 2008 - 21:24

Orvieto si mobilita per Ingrid Bétancourt cittadina onoraria. Domenica al Carmine pubblica lettura della sua 'Lettera dall'inferno a mia madre e ai miei figli'

di Laura RicciOrvieto si mobilita per Ingrid Bétancourt cittadina onoraria. Domenica al Carmine pubblica lettura della sua 'Lettera dall'inferno a mia madre e ai miei figli'
Anche Orvieto si mobilita per Ingrid Bétancourt, la candidata alle elezioni presidenziali colombiane del 2002 rapita, in piena campagna elettorale, dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia il 23 febbraio 2002, mentre si trovava a Vicente del Caguan, 740 chilometri a sud di Bogotá. Il modo per farlo sarà una lettura collettiva e condivisa di Lettera dall'inferno a mia madre e ai miei figli , scritta dalla stessa Ingrid Bétancourt, con 40 allievi, insegnanti e collaboratori del 'Laboratorio Teatro Orvieto'. La pubblica lettura è prevista alla Sala del Carmine, con ingresso libero, domenica 20 aprile alle ore 21,00. In previsione della lettura pubblica di domenica 20 aprile il Sindaco di Orvieto Stefano Mocio, gli esponenti della Giunta comunale insieme al neo-parlamentare Carlo Emanuele Trappolino (PD) hanno firmato la richiesta ufficiale di un gruppo di cittadini che, in accordo con il comitato internazionale, si sta mobilitando per Ingrid Bétancourt: richiesta da sottoporre all'intero Consiglio Comunale perché venga concessa la cittadinanza onoraria alla coraggiosa parlamentare colombiana, così che Orvieto possa aggiungersi alle oltre tremila città che da ogni angolo del mondo reclamano a gran voce la liberazione della loro "concittadina". "Da Orvieto – affermano coloro che hanno accettato di concorrere alla pubblica lettura - noi tutti ci impegniamo con emozione e volontà a intensificare gli sforzi, a tutti i livelli, per consentire a Ingrid Bétancourt di tornare alla sua vita, ai suoi familiari, ai suoi compagni, al suo impegno, per il quale da tanti, troppi anni sta pagando un prezzo assurdo e inaccetabile. La lettura pubblica, collettiva e condivisa della sua 'Lettera dall'inferno a mia madre e ai miei figli', ha lo scopo di far sentire a questa donna libera e coraggiosa l'affetto e la determinazione di tutti noi e di tutte le persone che credono nei diritti e nella democrazia, unite nel volere la fine di questo inumano sequestro". L’iniziativa è nata su proposta di Roberto Di Nunzio, giornalista e direttore dell'Agenzia Stampa Arabicareport. Raccolta dal LTO ha subito incontrato la convinzione solidale di un nutrito gruppo di persone. La pubblica lettura di domenica si susseguirà attraverso le note espressive di 40 voci e di due strumentisti musicali; insieme, una sequenza di immagini che iniziano con una foto di Ingrid prima del sequestro per poi proseguire, durante la lettura della lettera che lei ha scritto a sua madre e ai suoi due figli, con il susseguirsi dei tremila nomi di sequestrati fino ad oggi, alcuni rilasciati, altri morti, o ancora, come Ingrid, in prigionia; la parte visiva si chiuderà con una foto di Ingrid da sequestrata (quella dell'immagine da noi riportata). Si tratta di un momento artistico di grande valenza politica, in cui sarà possibile continuare a firmare la petizione per richiedere al Comune di Orvieto la cittadinanza onoraria alla Bétancourt, come hanno già fatto circa tremila altre città nel mondo. Questo farà sì che il Sindaco di Orvieto, se la proposta passerà, possa scrivere al presidente colombiano per esortarlo a fare tutte le azioni possibili per liberare una nostra concittadina. L’iniziativa di domenica verrà ripresa e inserita sui diversi blog di Ingrid e sul suo sito ufficiale www.agirpouringrid.com. Ingrid Bétancourt nasce a Bogotà il 25 dicembre 1961, da Gabriel Bétancourt, Ministro dell’Educazione, e Yolanda Pulecio. Passa l’infanzia in Colombia e quando suo padre è nominato ambasciatore all’Unesco, si trasferisce con la famiglia a Parigi, dove la sua casa è frequentata da Pablo Neruda, Gabriel Garcia Marquez, Fernando Botero. Si laurea in Scienze Politiche a Parigi e nel 1981 sposa Fabrice Delloye, diplomatico francese, con cui si sposta a Quito, Montréal, Seichelles; dal matrimonio nascono Mélanie (1985) e Lorenzo (1988). Nel 1998 fonda il primo partito 'Verde' della Colombia, 'Oxygen', con cui è eletta senatrice, raccogliendo il maggior numero di preferenze in assoluto. Nel 2001 esce la sua autobiografia “La rage au coeur” che viene tradotta in molte lingue (in italiano è pubblicata da Sonzogno con il titolo “Forse mi uccideranno domani”). Nel 2002 è la candidata ecologista alle elezioni presidenziali. In piena campagna elettorale viene sequestrata il 23 febbraio. Persona non a tutti gradita, Ingrid Bétancourt, senatrice eletta a furor di popolo nel '99 e da allora bandiera della lotta alla corruzione e speranza di cambiamento per la Colombia, era da troppo tempo un personaggio scomodo per tutte le parti in guerra, dai paramilitari ai guerriglieri. Ma le Farc sono arrivate prima. Giusto un attimo prima che i sicarios ingaggiati dai paramilitari vicini al governo la uccidessero. Per i guerriglieri, invece, la Bétancourt era un personaggio da usare come merce di scambio ‘umanitario’: la popolare senatrice in cambio di qualche capo guerrigliero incarcerato. E da allora è prigioniera della selva, strappata ai suoi figli e alla sua vita. Di lei si sa solo che “sta bene”, grazie alle prove video consegnate dai carcerieri. La famiglia di Ingrid ha lottato dal primo giorno per la sua liberazione, facendo conoscere al mondo la storia di una donna tanto coraggiosa e innamorata del suo bel Paese da sfidare minacce e intimidazioni pur di fare qualcosa di concreto per cambiarlo. Quello della Bétancourt è diventato ormai un caso internazionale, che si trascina purtroppo da molti anni e che ha mobilitato l’opinione pubblica mondiale, creando una rete di solidarietà che punta alla liberazione dei prigionieri delle FARC (Fuerzas Armadas Rivolucionarias de Colombia) come primo passo per un negoziato che porti alla pace in Colombia.

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Commenti (1)

Inviato da Angelo Izzo mercoledì 23 apr 2008 15:44

Gentile redazione,

la "performance" di domenica sera testimonia la capacità delle piccole comunità di gettare un sasso nello stagno dell'indifferenza. Quaranta "lettori" eccezionali, allievi delle scuole di recitazione e di lettura drammatica del Carmine, hanno reso con rara suggestione la lotta e la sofferenza di una testimone della nostra epoca: la musica, con le brillanti esecuzioni in francese e spagnolo, ha completato in bellezza e armonia uno spettacolo ben fatto, soprattutto se pensiamo che alla sua realizzazione hanno generosamente concorso non-professionisti con poche prove alle spalle. Evidentemente, l'importanza della posta in palio e l'inesauribile magia del palcoscenico hanno ancora una volta prodotto l'effetto sperato (benché non si trattasse di un vero palco, gli spettatori erano mescolati ai "lettori recitanti"). Al di là di qualche piccola "impasse" e del tono necessariamente diseguale delle letture (brevi pezzi tratti dal libro citato nell'articolo di presentazione), Orvieto ha dimostrato, unica città d'Italia, che l'impegno sociale e morale passa anzitutto attraverso l'espressione umana e artistica delle comunità più consapevoli. Siatene orgogliosi.

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